1. Al primo posto della classifica che ogni magazine di successo dovrebbe ripubblicare non c’è un vero e proprio termine quanto piuttosto un carattere: # aka cancelletto aka sharp.
Conosciuto ed utilizzato negli USA per indicare un numero, era famoso per la sua applicazione nel glorioso campo degli scherzi da telefonia mobile: scrivendo infatti #31# prima del numero di telefono da chiamare si verificava la magia dell’anomimato. Il numero era nascosto e la vittima non poteva immaginare chi c’era dall’altro capo del telefono. Pare che tutt’oggi ci sia gente che prima di utilizzarlo si chiami per verificare che effettivamente funzioni.
2. Non perdiamo tempo ed arriviamo alla seconda posizione dove troviamo le notifiche: prima di Facebook e prima che gli iPhone impazzassero se ne trovavano a bizzeffe solo nel Codice di procedura civile, e permettetemi di dire che sono sempre state un argomento ostico. Dopo lo sviluppo tecnologico del 2007 invece sono diventate un poco piacevole strumento di invasione della propria quiete che ti avvisano del fatto che un tuo remoto amico ha pensato di pubblicarti dei teneri quanto utili gattini sulla bacheca.
3. Ed infatti sul gradino più basso del podio troviamo la bacheca: se fino a 5 anni fa era solo un pezzo di legno e sughero che ogni universitario sognava di appendere in camera fin dalle elementari e solo andando via di casa ha invece ottenuto, oggi la bacheca diventa un po’ come la propria carta d’identità. Piena di link inutili, foto testimoni di serate tragiche e di quei video di gattini di cui parlavamo sopra (a proposito, sapete quanti ce ne sono in giro di quei video? Facendo i conti secondo me ce ne sono almeno uno per ogni gatto del mondo)
4. Fuori podio troviamo amicizia: non tanto perché sia un termine desueto quanto perché nessuno aveva mai avuto il coraggio di definire tale il gesto di premere un + sullo schermo.
5. A metà classifica campeggia il profilo: usato solo per definire un serial killer in CSI oppure in qualche lezione di pittura o fotografia, è oggi la vera identità di ogni ragazzo. Non importa chi sei e cosa fai, l’importante è che tu lo abbia pubblicato sul tuo profilo. Utilizzato anche per emarginare le persone con epiteti del tipo “ma come non c’hai il profilo su facebook?”
6. Come non parlare del verbo condividere? Bei tempi quanto la condivisione implicava un sacrificio, un impegno, uno sforzo. Oggi condividere vuol dire rompere le palle agli altri utenti postando link di video di gattini sulla rete. Giuro che non ho nulla contro i gattini: se impazzassero i video di criceti scriverei di quelli.
L’elenco è tenero, e quindi per ora si ferma a 6 punti. Mi riservo il diritto di aggiornarlo nelle giornate più uggiose.





