Eccesso di ipocrisia

Doverosa premessa: non scrivo per difendere la Cina – lungi da me – nè con intenti vagamente simili. La Repubblica Popolare Cinese è artefice di costanti violazioni dei diritti umani e di una politica sociale pessima, riprovevole.

Detto questo, sperando che sia stato ben chiaro – non lo si è mai abbastanza a volte – passo al succo del mio discorso: voi, frange di estrema destra, meglio conosciuti come neo-fascisti perchè altro non siete, potete per favore smetterla di ergervi a paladini dei diritti umani portando avanti sfacciate ed ipocrite campagne contro le olimpiadi?

Neanche io ero d’accordo alla decisione del CIO di farle svolgere in Cina ma scusate, voi siete le ultime persone a poter parlare di diritti umani e di giustizia verso l’umanità su questa faccia della terra – e anche sull’altra. E’ la forma più spudorata di ipocrisia messa in atto negli ultimi anni sulla pelle di popolazioni sfruttate.

Non vi è parso vero di trovare un regime “comunista” che facesse di queste violazioni eh? Così voi attaccate i comunisti cattivi che fanno tante cose brutte e voi invece siete i portatori di giusti valori di giustizia. Come se nel ventennio in Italia ci fosse stata la sagra dei diritti umani.

Come se il razzismo galoppante che andate predicando sia l’applicazione in toto della Convenzione dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Per favore quindi smettetela di fare queste farse, di farvi credere chissà chi perchè tanto non scorderemo chi siete e quali sono i vostri ideali. E per di più infangate la campagna e le voci di chi veramente può dire di boicottare queste olimpiadi, di chi lotta sul serio per i diritti umani e in Cina ci ha rimesso la pelle.

Ricordatevelo quando proverete odio per un ragazzo omosessuale e magari scherzando vi organizzate per pestarlo.

Ipocriti.

Grazie Unità

di Antonio Padellaro, ex direttore de l’Unità.
Vi riporto quest’ultimo editoriale dell’ex direttore, appena rimosso del quotidiano fondato da A. Gramsci. Al suo posto è stata nominata Concita Di Gregorio. Ve lo riporto perchè ben pochi sono a conoscenza di questo cambiamento.

Scrivo il mio ultimo articolo da direttore de l’Unità.
Da lunedì prossimo – così ha deciso la proprietà e così annuncia il comunicato dell’azienda – a dirigere questo giornale sarà Concita De Gregorio a cui rivolgo auguri sinceri di buon lavoro. Scrivo il mio articolo più difficile perché difficile è separare l’emozione che provo rivolgendomi per l’ultima volta a voi cari lettori dalla riflessione necessaria, nell’atto del commiato, su questi miei sette anni e mezzo qui a l’Unità.
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Mi considero un giornalista fortunato. Ho lavorato in grandi testate e con grandi direttori da cui ho cercato di imparare tutto ciò che l’amore per questo mestiere, da solo, non poteva insegnarmi. Ma è stato l’ultimo mio direttore, Furio Colombo, a farmi comprendere quale e quanta straordinaria energia possa scaturire dall’eccellente uso della parola scritta quando essa si sposa alla limpida passione civile, al coraggio delle proprie idee, alla difesa delle ragioni dei lettori sopra ogni altra cosa.
Risorta il 28 marzo 2001 dalle proprie ceneri quando per tutti era ormai spacciata, l’Unità di questi anni è stata, ed è, assai più di un semplice quotidiano, frutto del contributo di molti. L’intuizione di Alessandro Dalai. Il coraggio di un pugno di imprenditori capitanati da Marialina Marcucci e Giancarlo Giglio. La dedizione dell’amministratore delegato Giorgio Poidomani. Intorno, un quadro economico precario caratterizzato dalla scarsezza di introiti pubblicitari, vera pietra al collo per un quotidiano costretto ogni giorno a misurarsi con dei colossi editoriali. Ma, sopra tutto, l’orgoglio e la tenacia di una redazione impegnata ogni giorno a difendere la storia e il prestigio del proprio giornale. Sì, il giornale fondato da Antonio Gramsci la cui direzione ha rappresentato per chi scrive un punto d’arrivo. Un privilegio. L’ho condiviso con tanti. Vorrei citarli tutti. Li rappresentano al meglio Pietro Spataro, vicedirettore vicario, e Rinaldo Gianola, vicedirettore a Milano. Con Luca Landò e Paolo Branca. Grandi professionisti e uomini veri.
Il risultato di questa felice combinazione umana e professionale è il giornale «politico» più venduto in Europa. Una media giornaliera di 48mila copie certificate nei primi sette mesi del 2008 (certo, meno delle 60mila vendute nel 2002; certo, più delle zero copie da cui eravamo ripartiti). Una platea giornaliera di 274mila lettori effettivi (dati Audipress 2008). Un giornale dalla forte identità e dall’innegabile peso politico. l’Unità si può amare o avversare ma tutti sanno che giornale è, quali idee esprime, quali valori difende, contro cosa e contro chi irriducibilmente si batte. È strano che, oggi, nel gran discutere che si fa sull’assenza di opinione pubblica in Italia e sul «vuoto di senso e di memoria» giustamente denunciato da eminenti leader democratici si dimentichi quanta opinione di un pubblico affezionato e appassionato abbia intorno a sé il giornale che state sfogliando.
Chi fa quotidianamente l’Unità, chi la impagina, chi la pubblica sa bene chi sono i suoi lettori.

Sono quelli che incontra alle Feste che io continuerò a chiamare dell’Unità. Quelli che ci stringono la mano e ci chiedono di andare avanti, di non lasciarli soli e di continuare a scrivere ciò che scriviamo.
Sono convinto che l’Unità che verrà sarà almeno altrettanto forte e almeno altrettanto apprezzata. Lo auguro di cuore ai colleghi e ai tanti amici che lascio e con i quali ho condiviso una straordinaria esperienza. E lo auguro a Renato Soru che ha il merito di aver creduto nel valore e nelle potenzialità di un giornale difficile e però unico.
Ma io ancora per un giorno sono il direttore di questa Unità, e ancora per un giorno ne canterò le lodi.
* * *
Tre fotografie porterò con me.
Nella prima, c’è il premier più ricco e più potente che mostra al suo pubblico e alle sue tv un giornale dalla inconfondibile striscia rossa e lo indica come il “nemico”. Un giornale perciò da «dismettere», come ha chiesto e preteso nella sua prima dichiarazione dopo il trionfo elettorale dello scorso 13 aprile. Che il premier più ricco e più potente, sul cui impero dell’informazione non tramonta mai il sole, non sia riuscito a domare questo piccolo grande giornale è motivo di orgoglio per tutti coloro che, ancora, sono riusciti a non farsi dismettere.
Ai tanti smemorati (anche nel campo a noi vicino) vorrei rammentare l’insostituibile funzione che l’Unità ha avuto, appena rinata, negli anni più duri dell’opposizione al secondo governo Berlusconi. Su queste colonne si è ritrovato un gruppo di firme coraggiose e autorevoli, provenienti dalle più diverse culture politiche. Dalle sponde più moderate a quelle più di sinistra ma che su questioni fondamentali, come la difesa della legalità e della Costituzione, hanno saputo parlare lo stesso linguaggio del lettorato ed elettorato riferimento naturale dell’Unità: quello dei Democratici di sinistra prima e del Pd poi. Il nome che li rappresenta tutti è quello di Paolo Sylos Labini, un grande uomo libero che aveva fatto suo, e nostro, il manifesto di Daniel Defoe: «Ho visto gente mettersi in combutta per distruggere la proprietà, corrompere le leggi, invadere il governo, traviare le persone e, per dirla in breve, schiavizzare e intrappolare la nazione; e allora ho gridato: “Al Fuoco”». Erede di questa cultura libera e liberale non a caso Marco Travaglio, con noi fin dall’inizio, è diventato un beniamino dei lettori.
Nell’aprile del 2006 pensammo che il fuoco fosse domato e la battaglia vinta. Salutando la vittoria di Romano Prodi titolammo: «Berlusconi addio». Ci sbagliavamo. Ma nessuno in quel momento poteva immaginare con quale grado di autolesionismo si sarebbe gettata alle ortiche l’occasione storica di sottrarre il nostro paese al dominio di una satrapia e restituirlo al novero delle democrazie occidentali. Per questo obiettivo continuerò, continueremo a fare i giornalisti.
l’Unità di questi anni ha cercato di mantenere un difficile punto di equilibrio nell’agitato mare del centrosinistra e ora del Pd. Rispetto e considerazione per l’appartenenza politica della maggior parte dei nostri lettori. Senza indulgenze o ammiccamenti. In piena libertà di stampa. Sempre pronti a castigare ridendo i nostri cari leader. Lo Staino quotidiano e il molto irriverente M sono lì a dimostrarlo.
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La seconda istantanea è la prima pagina dell’Unità listata a lutto, con una moltitudine di nomi e di storie. I nomi e le storie dell’immensa e continua strage sul lavoro, vergogna nazionale.
Solo chi non ha mai letto veramente l’Unità può sostenere che il nostro sia stato, e sia il giornale di un antiberlusconismo pregiudiziale e fine a se stesso. Il pregiudizio è di chi ha preferito non vedere i danni prodotti dalla cultura padronale e reazionaria scaturita dai governi della destra. A questi attacchi, spesso di stampo fascista e razzista l’Unità, giornale del lavoro, dei diritti civili e dei diritti di libertà ha risposto, ogni giorno, colpo su colpo.
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La terza immagine che porto con me è quella di Ingrid Betancourt finalmente libera. E non dimenticherò quanto mi hanno detto poche settimane fa a Roma la madre e la sorella della donna che l’Unità, raccogliendo migliaia di firme, ha proposto per il Nobel per la pace: «Grazie al vostro grande giornale».

Finisce qui. Il direttore di questo grande giornale si congeda. Grazie Unità.

TeRibiLe

Mi sono sempre risparmiato di commentare certi spettacoli che ci offre Mtv perchè comunque a volte della roba buona la passa – anche se spesso ad orari improponibile. E poi diciamo che attaccare certa roba che si vede in tv è fin troppo spesso e diciamo, inflazionato.

Però ora proprio non ce la faccio. Mentre tentavo di buttare giù una mallopposa pasta ai quattro formaggi mi son dato allo zapping e finisco proprio su Mtv, in precisione TRL, ovvero un teatrino dove mettono le hit del momento e ragazzine cariche di ormoni liberi strillacchiano sotto il palco. Usualmente conducono un lui e una lei, superfighi chiaramente.

Ora, evito pure di spendere delle parole riguardo alla musica trasmessa (vi rimando a questo post) e mi chiedo: possibile che nessuno si sia mai accorto che è tutto un playback?? Ovvero che per un’ora quella gente fa finta di suonare quando in realtà voi state ascoltando proprio il loro cd? Cioè, non ho mai assistito a TRL dal vivo ma evidentemente avranno qualche macchina fantascientifica che lì per lì trasforma magicamente la canzone del cd in una versione live, con tutte le differenze che esso implica. Oppure tutta la gente lì sotto è tendenzialmente cretina.

Cioè i “ragazzi” di Mtv sono molto preparati in quanto a concerti, realizzano service con i contrabbassi ( :) ) quindi in questo campo un po’ d’esperienza ce l’hanno. Bene, per Total Request Live, non si sprecano neanche a far finta di mettere microfoni, cavi, niente. La batteria suona come per magia, le tastiere (oggi notavo quella dei Baustelle) è collegata tramite bo.. Bluetooth forse, chi lo sa. Magari fanno così in modo da permettere ai super emo con capigliature a leccata di mucca di schitarrare come gli Who (chiedo umilmente perdono per il paragone) e non far sentire il suono orrendo che uscirebbe.. Bo..

E il bello di oggi è che TRL era in diretta da… Pescara! Non c’è mai fine al peggio..

Sogno o son desktop?

Mi scuso per la mia assenza dalla rete, che peraltro durerà almeno fino al 20 diciamo. Ma non credo sarà un problema per voi.. E allora in questa rapida apparizione vi riporto un breve intervento di un personaggio politico di primo piano:

“Sono fiero di appartenere a uno Stato in cui un premier può essere investigato come un semplice cittadino. Un premier non può essere al di sopra della legge, ma nemmeno al di sotto. Se devo scegliere fra me, la consapevolezza di essere innocente, e il fatto che restando al mio posto possa mettere in grave imbarazzo il Paese che amo e che ho l’onore di rappresentare, non ho dubbi: mi faccio da parte perché anche il primo ministro dev’essere giudicato come gli altri. Dimostrerò che le accuse di corruzione sono infondate da cittadino qualunque. Errori ne ho commessi e me ne pento. Per la carica che occupo ero consapevole di poter finire al centro di attacchi feroci. Ma nel mio caso si è passata la misura”.

Bene. Non è un sogno, non è quello che mi ha detto Silvio IV apparendomi in sogno ma è quello che ha detto Olmert dimettendosi da Primo Ministro d’Israele perchè su di lui ci sono delle indagini, badate, solo indagini (non processi, condanne e sentenze) per dei finanziamenti di 150 mila dollari al suo partito non dichiarati.

Ora non vorrei aggiungere nulla, veramente, lo lascio a voi il resto.

Date solo una letta al lodo Alfano, compare and contrast.