
Questa è la storia di un Paese in cui è normale per una manifestazione che un camion carico di sprange e manganelli accompagnato da studenti entri in piazza Navona, è così che si manifesta da noi in effetti. E’ la storia anche di questi ragazzi che hanno almeno 30 anni, ovvero la storia di studenti evidentemente un pelo fuori corso e che evidentemente non conoscono gli agenti di polizia ma li chiamano con i loro rispettivi nomi perchè, dicendo a caso “Giovanni” ci sarà pure un poliziotto che si chiama “Giovanni”. E quando le divise blu dicono che quelli “sono i nostri” lo dicono riferendosi al genere umano, cioè “sono della razza umana”.
E’ la storia dove quindi il Governo difende questi ragazzi che hanno utilizzato un pinocchio di legno come mazza, che vanno con i furgoni carichi di spranghe perchè sanno che gli studenti delle scuole superiori li attaccheranno in piazza Navona, li attaccheranno con le loro terze mani, visto che due ce l’hanno alzate come segno di nessuna reazione. E’ la storia di conseguenza di quelli che hanno provato a reagire – tra l’altro prendendocele sonoramente – a chi li manganellava. Ma in realtà ad iniziare è stato chi si è difeso. Non gli altri. Loro.
E’ la storia di un Paese in cui chi governa ti dice quello che sei, come spiega l’insegnante in manifestazione a Roma. “Io sono mora, mi guardo allo specchio e loro mi dicono che sono bionda.” La storia di milioni di studenti che hanno manifestato per due settimane in ogni angolo d’Italia e ieri, grazie a delle teste di cazzo appositamente congeniate sono stati smerdati, non certo per colpa loro.
E’ la storia di un paese in cui un Senatore a vita, ex Presidente della Repubblica – non attivista in qualche circolo politico eh, EX PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA – incita l’attuale Governo a far “sentire le sirene delle ambulanze più che quelle della polizia” per sedare le proteste, pacifiche, democratiche e leggittime dei ragazzi. Ma giustamente è la storia proprio del Governo che a chi protesta e manifesta dissenzo, manda la polizia. Ma ATTENZIONE perchè abbiamo tutti fraintesto questa storia.
Nel piccolo, è la storia di un corteo di migliaia di ragazzi che manifesta e di scintille – motivate – tra alcuni ragazzi ed un signore, che per caso è anche Sindaco di una città. Ma questa storia di scintille prende il sopravvento sulla storia degli studenti perchè la città vive di pettegolezzi, di fattarelli ed i suoi mezzi di comunicazione devono pur mangiare. E mangiano di questi fattarelli. E d’improvviso la storia di quei giovani viene soverchiata dalla storia del signore più anziano che occupa oltre la metà di ogni articolo uscito e di ogni servizio televisivo. E’ la storia della città dalla pioggerellina monotona, che secondo qualcuno ha rinfrescato i manifestanti, che magari erano pure accaldati. Strana questa storia, pare un miracolo trasformare il diluvio e il vento gelido che soffiava il 30 in una pioggerellina-ina-ina. L’avrebbero definita anche primaverile se non avessero saputo che almeno i calendari siamo capaci a leggerli.
Ma c’è anche un’altra storia. La storia di studenti medi ed universitari, di docenti, professori, premi nobel, rettori, bidelli, segretari, precari, insegnanti, mamme, papà, carabinieri, ricercatori, filosofi, pensionati, disoccupati. La storia di tutti questi che ho detto sopra che la mattina si alzano, fanno il loro dovere, e poi manifestano. Dissentono. Dicono che no, così non va bene e mettiamoci insieme a cambiarlo Che sfilano, giorno dopo giorno, si fanno un mazzo tanto nell’organizzare, diffondere, informare, discutere, analizzare. E che alla fine, perchè hanno espresso le loro idee, ci prendono pure le mazzate. Ed è anche colpa loro.
Ma il bello di questa storia siamo noi, siamo noi 5000 che sotto l’acqua sorridiamo perchè siamo tanti e siamo bravi e siamo belli. Come sono belli quelli che sono a Roma, a Bologna, a Milano, a Firenze, a Siena, a Torino, a Pavia, a Genova, a Matera, a Padova, a Trento, a Napoli, a Bari, a Cagliari, a Ferrara, a Grosseto, a Livorno, a Lucca, a Mantova, a Pisa, a Modena, a Palermo, a Reggio Emilia, a Salerno, a Sassari, a Treviso, a Verona, a Venezia…

