"Dai Andre, tagliamo scuola oggi??"

Che palle. Stamattina proprio non mi andava d’anda a scuola. Cioè, di sabato, con questo freddo, quella che interroga senza pietà e non c’è scusa che tenga. Capirai poi che mi sono pure già giustificato.. Dai, il 2 è assicurato, e stiamo pure in periodo brutto, con tutte le interrogazioni arretrate.
E invece no, preparati, esci da casa col motorino con questo vento assurdo che mi sposta, mi sa che domani mi faccio accompagnare direttamente a scuola dai miei, capace che me ne casco e mi rompo io e il motorino. E poi inizia a fare freddo sul serio. Ho sentito che comunque in tutta Italia sta facendo un tempo di merda, alluvioni, temporali, quasi ci mancano i tornado. Ma magari facesse tanta neve almeno chiudono le scuole – confessate che pure a voi è familiare la scena quando si aspetta davanti alla tv per la fatidica frase “Il sindaco ha disposto con un’ordinanza la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado” – e mi sto a casa, al caldo, a cazzeggiare al pc e senza sbatti che i miei mi dicono qualcosa. Poi se fa la neve meglio visto che si dice che sabato prossimo aprono gli impianti a Bardonecchia: finalmente si torna a sciare con gli amici!
Si vabbè ma tanto ormai per questo sabato a scuola ci sto; Andrea che doveva tagliare con me pure lui è entrato e sta al banco qua dietro, nascondendosi dietro di me per non essere interrogato.. Deficiente.. Certo, tira ancora sto vento assurdo, la prof lascia pure la porta aperta che dice che sente caldo – maledetta menopausa! Si crea una corrente assurda diofà.. Ecco, ora sbatte pure, occhio al botto…

A Vito, dopo una settimana, che non ne parla già più nessuno. E noi in quelle scuole continuiamo ad andarci.

Pensieri da Racalmuto

Ci sono certi giorni in cui esci e pensi che questo dovrebbe essere proprio un giorno della civetta. Cioè, se ci deve essere, è oggi. E allora ripensi a Sciascia, che non era incapace di scrivere i finali come qualcuno sostiene, ma era semplicemente un uomo geniale. Che ha fatto degli errori ma ha insegnato tanto, tanto, tanto. E allora mi vengono due citazioni, giusto per delineare che stile aveva Nanà:

“Il popolo” sogghignò il vecchio “il popolo… Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l’appenda da sé, del colore che gli piace, alle proprie corna…

Da “Il giorno della civetta” appunto. Riuscireste a esprimere lo stesso concetto in modo migliore? Non penso.
L’altro pezzo va un pelo introdotto: scena di un interrogatorio, di un’epoca non troppo precisata, abbastanza recente da accorgersi – l’inquirente – dell’esistenza del fenomeno mafioso ma non così recente da essere un’indagine per mafia “moderna”. Sicilia, luce scura, stanza di un commissariato di un paese piccolo, tipico dell’entroterra siculo. L’interrogato, il boss che ammette di esserlo ma che sa che tanto nulla si potrà contro di lui non tanto per la eventuale ritorsione ma quanto per l’inerzia stessa del sistema.

“Io – proseguì poi don Mariano – ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi… E ancora più in giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere con le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo…

- Anche lei – disse il capitano con una certa emozione”

Ecco, quest’ultima giusto per fare le cose scontate è per un prof, veramente da ricordare.

Regionando

Si sarebbe dovuto votare per le regionali il 30 Novembre. Eravamo pronti diciamo, a prenderci la batosta di Chiodi presidente. E che venga subito, almeno ci leviamo sto peso. Ed invece, con i vari ricorsi, hanno deciso di prolungare questa sofferente attesa. Ma c’è un lato buono: continueremo a vedere su TVUno quei fantastici ed imperdibili spot elettorali. Vi prego, se non li avete mai visti, buttateci un occhio dalle 20:30 alle 21:00. Per gli amici fuori Abruzzo, quel canale lo trovate anche su Sky, tra TelePadrePio e TeleNapoli International per dare un’idea.. Come mio solito, vi riporto le salienti pecularietà di alcuni.

Premio nostalgico-fotografico-ambient va a Giuseppe Di Pangrazio: serranda abbassata, scrivania, una scarsa luce soffusa che viene da una lampada da tavolo anni ’50, lui poco illuminato che con una stilografica scrive i suoni sogni, le sue idee per la nuova Regione Abruzzo. Il tutto condito da una perfetta pronuncia aquilana che però, nonostante faccia accapponare la pelle, non vince il premio sssssscccccc. Ne parleremo dopo.

Per le musiche dobbiamo fare due menzioni: in primis a Giovanni Allevi che, volente o nolente, si accaparra ben 5 spot elettorali che sono appunto accompagnati dalle sue composizione. Hanno avuto almeno l’accortezza di sceglierle diverse. Passando per l’onnipresente Jovanotti per il PD arriviamo alla scelta più geniale: Carlo Benedetti, già Presidente del Consiglio Comunale, per lo spot del suo PCI sceglie una sequenza di sue foto accompagnate da Curre Curre dei 99 Posse. Una scelta poco di parte, poco schierata e geniale. Non l’avevo mai sentita quella canzone in tv!! Guadagnano il diritto di essere menzionate colonne sonore abbastanza scontate come Imagine di Lennon, Vasco Rossi, ed altri non troppo fantasiosi.

Come dicevamo prima, premio per la ssssssssccccccc (per i non aquilani, si tratta di quel pregevole difetto di pronuncia che rende ogni s simile a quella presente in “sciare”: “questo”—>”quesssscito”) va assolutamente e palesemente a Vittorio Festuccia, padre tra le cose di Carlo amatissimo giocatore di rugby, neanche candidato alle elezioni, che in un bellissimo paesaggio di campagna, degno della collina dello sfondo di Windows, ci incita a votare PD per cambiare quesssssssssccccta Regione. Come non dargli ascolto??

Passiamo ora alle idee ed alla sceneggiatura degli spot: premio speciale per la sincerità a Nonmiricordochi (ero in lacrime dal ridere e non sono riuscito a leggere il nome, ogni segnalazione è gratia) che nello spot si domandare da una voce fuori campo “Ma davvero vuoi risanare il bilancio? Davvero vuoi governare in modo onesto? Riuscirai ad aumentare i fondi per l’istruzione? Sarai capace di fornire un adeguato servizio di sanità pubblica??” La risposta non l’ho sentita.

Premio per la regia giovanile va a Nicola Pisegna Orlando, candidato nelle file del PD: in pieno stile intervista doppia de Le Iene si fa domandare – dalla sensualissima arcinota voce di TvUno – cosa intende fare nel caso di una sua elezione. Consiglio di guardare attentamente l’espressione del suo volto mentre ascolta le domande. SPET-TA-CO-LA-RE.

Al primo posto, signore e signori, per l’innovazione, la fantasia, la scenografia, la sceneggiatura e quant’altro…… [rullo di tamburi]…….. Carla Mannetti, per Rialzati Abruzzo! (che tristezza…).
Un violino che suona una melodia veloce, tagliente. Una folla di gente che dagli stretti vicoli si instrada in Costa Masciarelli, scendendo. Genitori con figli, single, vecchi, bambini. Si ritrovano in fondo, alla fine, tutti in gruppo, la testa rossa della candidata in mezzo e gridano “Niente slogan, solo fatti” e poi lei “A te la scelta”.

Come poteva non vincere??? Per premio vi posto il video.

Istruzioni per il surf

Istruzioni per cavalcare l’onda:
Attenzione, potrebbe causare danni, problemi, incomprensioni, cazziate. Per favore, non provateci a casa.

  1. Aprire Facebook, trovare l’evento del concerto più figo ed imperdibile della storia che si tiene a Roma, preferibilmente dentro un’Università occupata. Fatto: (http://www.facebook.com/event.php?eid=45997088134)
  2. Trovare un gruppo di persone abbastanza folli da seguirti nell’impresa, dalle decisione rapide e senza troppe problematiche sul dove andare a dormire. Fatto.
  3. Non preoccuparsi del dove andare a dormire. Stra-fatto.
  4. Prendere uno zaino, mettere dentro tutto lo stretto necessario alla sopravvivenza ovvero: coperta in pile multiuso, macchinetta fotografica, carta, penna, birra. Fatto.
  5. Rassicurare eventualmente il parentado. Fatto.
  6. Ripetere accuratamente il punto 5 cercando di mantenere delle versioni coerenti ad ogni volta che si esegue il punto 5. Fatto.
  7. Prendere la roba e andare a prendere l’autobus. In corso…

L'immagine peggiore

Ogni tanto è giusto riportare qualche articolo non mio. Questa volta tocca a Curzio Maltese di Repubblica. Non potevo esprimere meglio questi concetti, ho pensato bene di riportare direttamente la sua voce.

I bookmakers in questi casi non accettano scommesse. Da mesi, in previsione dell’evento storico dell’altra notte, si aspettava la prima gaffe di Silvio Berlusconi sul colore della pelle del nuovo presidente americano. Il Cavaliere non delude mai le peggiori aspettative e la battuta è arrivata. L’unica sorpresa è la tempistica. Ad appena ventiquattr’ore dall’elezione il premier se n’è uscito con la storia di Obama “abbronzato”. Non è la solita cafonata alla quale ci ha abituato e ci siamo ormai rassegnati da lustri. È una definizione grondante di razzismo.

Il peggior razzismo, quello semi inconsapevole e quindi assai autoindulgente che dilaga in Italia, fra la preoccupazione del resto del mondo. Una malattia sociale che un governo responsabile dovrebbe combattere, invece di sguazzarci con gusto.

Scontata la gaffe, ovvia la reazione. In simili frangenti Berlusconi adotta due reazioni standard. La prima: non l’ho mai detto. È la più assurda, ma paradossalmente efficace (in Italia). Come fai a discutere con uno che nega se stesso? La seconda è: l’ho detto ma non avete capito.

Stavolta ha usato questa. “Abbronzato era un complimento, una carineria” ha spiegato ai soliti cronisti bolscevichi. “E se non lo capite, allora andate a fare…”. Sommando così carineria a carineria.

S’intende che “andare a fare” è detto con affetto. Con eguale affetto i giornalisti potrebbero ricambiare l’invito, ma probabilmente le giustificazioni valgono solo dall’alto verso il basso.

Non stiamo a farla lunga. Non si tratta solo di vergogna. Chi ne ha ancora la forza? È piuttosto la disperazione di essere ogni volta precipitati in questo indegno pollaio. Gli elettori americani in un giorno hanno cambiato la storia del mondo. L’avvento del figlio di un africano alla Casa Bianca sta spingendo miliardi di persone, pur nel mezzo di una crisi spaventosa, a interrogarsi sui valori profondi della democrazia, la più straordinaria conquista dell’umanità, in fondo a un cammino secolare di sangue e intolleranza. E il contributo dell’Italia berlusconiana a questo grandioso dibattito qual è? Questa miserabile trovata, volgare e razzista, senza neppure il coraggio dell’assunzione di responsabilità o la dignità di porgere le scuse.

Non bastava la sortita a caldo del ministro Gasparri, il quale, confondendo le proprie ossessioni di ex fanatico fascista con la competenza internazionale, aveva commentato “sarà contento Bin Laden”. Ci voleva pure lo strazio supplementare della “battuta” di Berlusconi, che ha ormai girato il mondo, con danno enorme per il Paese. In pochi minuti infatti la rete ha deluso la speranza residua, che non lo prendessero sul serio, come altre volte. Come siamo abituati a fare qui, rassegnati a non scandalizzarci per lo scandalo, a non chiamare fascismo il fascismo, razzismo il razzismo.

C’era stata la rincorsa provinciale ad appropriarsi di Obama. Tutti si proclamano o cercano l’Obama italiano, a destra e a sinistra. Quando in Italia un Barack Obama non avrebbe neppure il diritto di voto. I figli d’immigrati, 440 mila fra nati e cresciuti qui, non sono considerati cittadini italiani, per via del medievale ius sanguinis. Lo ricordiamo nell’ipotesi, piuttosto remota, in cui fra le centinaia di obamisti dell’ultima ora si trovasse un politico serio. Ecco l’occasione per proporre finalmente una legge civile in materia d’immigrazione.

A cominciare dal presidente del Consiglio, i cui molti cantori hanno illustrato nei giorni scorsi alle masse ammirate le straordinarie analogie fra Berlusconi e Obama. Come non scorgere, del resto, l’assoluta comunanza delle due parabole. Il figlio di un pastore kenyano che arriva alla Casa Bianca a soli 47 anni e promette di cambiare il mondo. E l’uomo più ricco d’Italia che a 72 anni, con il solo aiuto del novanta per cento dei media da lui controllati, torna a Palazzo Chigi, dopo aver cambiato i capelli. È naturale che Berlusconi abbia adottato Obama, ripromettendosi di dargli presto “buoni consigli”. Incrociamo le dita perché non avvenga, nell’interesse stesso del premier. Non si sa come la Casa Bianca potrebbe reagire a una frase del tipo: “Vieni, abbronzato, che ti spiego come non farsi processare”.
Che fare? Vergognarsi per loro, ridere, piangere. Fingiamo pure che tutto sia normale. Però quanto stringe il cuore ascoltare il nobile discorso dello sconfitto McCain: “Il popolo ha scelto. Ho avuto l’onore di salutare il nuovo presidente degli Stati Uniti. È una giornata storica”. Non si potrebbe avere un giorno un conservatore come questo a capo della destra italiana, anche di seconda mano?

The photographer was here

Dedicato a tutti i fotografi-aspiranti-tali che si specchiano e si fanno una foto.

E’ un desiderio il nostro, di apparire nei nostri “takes”. Perchè se ci riflettete tutto ciò per cui il fotografo viene ricordato e definito bravo è ciò che è al di là della macchinetta, quindi tutto ciò che non lo comprende. Insomma, dove non è il fotografo, lì c’è la sua arte. Capite allora come questa voglia repressa di presenziare nelle proprie opere d’arte – belle o brutte – si sfocia in infiltrazioni in superfici riflettenti, in scatti rubati in ogni cm quadrato di specchio.

Non va bene apparire nella fotografia. Eh no, perchè dobbiamo essere noi a farla. Mentre apparire nel riflesso ci cattura nello stesso istante della foto. Non sono due momenti separati, non è esterno. Il fotografo è la sua foto, lì in bella mostra rivela i suoi segreti. Mostra le mani che tengono la macchinetta, rivela ogni accorgimento che può adottare, il modo in cui sei vestito e quindi come ti interfacci con la realtà che stai fotografando, anch’essa presente nella foto. Svela a tutti i sentimenti che metti nel premere il grilletto. La foto assume doppia profondità, al di dietro di quel confine inviolabile di ogni reflexaro che il piano focale, come fosse la porta degli inferi.

Così non abbiamo un autoritratto del fotografo ma la perfetta coincidenza di questo con la foto. Il fotografo vive la foto. Senza correre il rischio di essere scontato.

iProtest

C’è modo e modo di protestare contro la legge 133/08 per le novità previste per le università. Ed ognuno lo fa con le sue capacità.

Infatti questo il sito ufficiale di Tremonti (Min. per l’economia) all’alba del 1 Novembre. [http://www.giuliotremonti.it]

E poi c’è chi dice che dal ’68 non è cambiato nulla.