Ciao Mario

L’Aquila, 5 gen. – Mario Magnotta è morto. Il bidello più famoso d’Italia, reso celebre ovunque dallo scherzo telefonico della “lavatrice”, se n’è andato nella notte tra il 4 e il 5 gennaio all’ospedale San Salvatore, dove era ricoverato, a causa di una embolia polmonare molto estesa. L’ultimo sfogo: “L’Aquila non mi piace più”

Una fetta indiscutibile della tipica aquilanità se n’è andata. Sono dispiaciuto perchè se ne va sicuramente una persona sincera, spontanea, che non l’ha mai mandata a dire a nessuno. E indiscutibilmente ha il merito (?) di aver fatto conoscere L’Aquila a tutta l’Italia. Un Fantozzi della vita reale possiamo definirlo, con tutto ciò che questo comporta.

Perchè vedete, secondo me è il caso di analizzare il fenomeno Magnotta: tutti gli aquilani hanno sentito le sue telefonate, le sue bestemmie condite da tentativi di congiuntivi, il suo dare del lei ostentatamente e difficoltosamente, come una delle più classiche commedie sociali italiane. La maggior parte degli aquilani lo osanna, lo cita, lo ricorda a testa alta perchè è stato un eroe e perchè insomma, nella sua volgarità faceva ridere. E poi è stato uno dei pochi aquilani che dal 1986 – anno dello scherzo – è riuscito a rimanere famoso a livello nazionale, in tv, nei locali e persino nelle canzoni.

Ma riflettiamo: cos’è questo modello di cui andiamo fieri e che riesce a sfondare le alte e fredde montagne nostrane? E’ in realtà una meschina figura da prendere in giro, un bidello che la gente possa definire ignorante e che al tempo stesso fa dell’ignoranza e della volgarità una figura. Per carità, era un uomo sicuramente migliore di tanti altri, ben più eruditi di lui. E proprio per questo la mia, se vogliamo chiamarla così, critica, va nei confronti di quelli che di Mario Magnotta hanno fatto un fenomeno da baraccone, un idolo popolare.

Perchè il massimo di cui riusciamo ad andare fieri è un personaggio di bassa estrazione sociale che si conquista le scene grazie a un “Io senta porco D*o” o un “Io mi iscrivo ai terroristi e ti metto una bomba!“. Sarebbe più da analizzare come i suoi ex-alunni abbiano dato vita al fenomeno degli scherzi telefonici registrati da cui poi il successo di alcuni programmi televisivi come “Libero” di Teo Mammuccari. Badate bene, non ho nulla contro il bidello Mario, lo trovo molto simpatico e sincero, una persona buona veramente dentro come non ce ne sono più e sono addolorato per la sua scomparsa.

Però ecco, io non lo avrei esaltato come l’idolo cittadino: ma forse sono io sulla strada sbagliata. Sono infatti quello che non vuole che il Comune faccia le grandi parate per Sant’Agnese (la matrona dei pettegoli – la mamma deji cazzi deji atri) invitando Bruno Vespa per la cerimonia. Passo regolarmente per quello che distrugge i costumi della tradizione, quello che sputa nel piatto dove mangia, quello che tra un po’ mi fermano per strada e mi dicono “Stronzo perchè non te ne vai da qua se non ti sta bene??“. E magari c’avranno pure ragione.

In conclusione, mi dipiace per Magnotta. Ma quando L’Aquila potrà essere fiera e vantarsi degli sportivi, dei giornalisti, degli scienziati che sforna invece che di un povero bidello maltrattato?