G.C. disonorata con onore

E non mi venite a raccontare di perdite con onore. Oppure dell’onore degli sconfitti. Eh si ma ce la siamo battuta.
Manco per cazzi, si dice alla corte Reale inglese.
La sconfitta è una sconfitta, può essere di qualsiasi sfumatura ma è nera: nero seppia, nero fumo, nero fascio, sempre un gran nero rimane. E non parlo di una partita che comunque poi ti puoi sempre rifare in qualche modo.

Parlo di quelle occasioni in cui perdiamo, una cocente sconfitta. E non ci sta niente da fare o recuperare: ce la teniamo così, piena e dolorosa com’è, nell’interezza della sua drammaticità. E non ti da niente, nessuna consolazione, nessun “..e si ma però..”, niente. Hai perso e basta.

E basta perchè non hai altre occasioni e la “partita” è chiusa e le carte scoperte e le strategie rivelate ed il possibile e stato fatto e il “midispiacenonc’ertapiùnulladafare” è già stato pronunciato e la speranza che era l’ultima a morire bè, è stata pure già sepolta.

E’ semplicemente la fine, e basta. Non una parola di più.

Se non capisci queste parole oppure ti trovi in disaccordo, mosso da un’incredibile carica vitale e di speranza un po’ t’invidio un po’ ti guardo disilluso. Ma tranquillo..

C'è un tempo per tacere

E’ di pochi minuti fa la notizia della morte di Eluana Englaro. Un caso come tanti probabilmente ma trasformato a causa dell’ipocrisia di tutti in un conflitto di dimensioni inaudite.
E lei oggi ha fregato tutti, li ha spiazzati tutti quelli che stavano facendo i conti sulla sua pelle.
Ha deciso di andarsene prima che si potesse decidere qualunque cosa, prima di sentire ancora troppe speculazioni sulla sua non vita.
Eluana ha lasciato il segno, più di quanto lei sperasse: ora sta alla politica (?) italiana raccogliere l’eredità morale e dimostrare, almeno stavolta, e con molta calma, la sua ipotetica serietà.
Per adesso per favore, solo silenzio.
Grazie ed arrivederci, Eluana, da parte mia e da parte di tanti altri che sono inorriditi in questi giorni. Grazie ed arrivederci.

Mmm.. Chocolate!

Ehi, me lo concedete un momentino?  Vorrei chiedervi una cosa, parlarvi di una brutta sensazione che non so classificare..

Explosion, by e.lestrange

Explosion, by e.lestrange

Parlo di quando aprite il giornale, o qualche sito di informazione e leggete che per esempio, il Vaticano si dice deluso da Napolitano perchè ha rifiutato di firmare un atto incostituzionale ed inumano. Oppure quando Berlusconi dice che c’è bisogno di certezza della pena e che è colpa di certi magistrati rossi se i complici degli stupratori sono ai domiciliari. Oppure di quando sentite che un gruppo di neo-fascisti dalle parole facili e le idee smarrite manda comunicati ai giornali minacciando che “per ogni metro quadro preso dai gay, noi ne occuperemo 10 intorno a loro”.

Bene, quando leggo questo, mi viene da stringere i pugni, mi prende alla bocca dello stomaco, vorrei averlo davanti per urlargli contro se si rende conto delle cose che sta dicendo. Come lo chiamate voi questo sentimento? Rabbia è banale. Perchè se fosse rabbia, in qualche modo sbollisce; è rabbia fino al punto di tirare un cazzotto sulla scrivania, tutto lì. Ma questo fa più male, ti butta veramente per terra, ti spinge a pensare possibili scenari futuri da apocalisse civile.
Forse è dovuto dalla sfacciataggine con cui si dicono certe cose: passo la mia esistenza a mediare, a soppesare e trovare le parole giuste per ogni momento, senza mai farne sfuggire una dal seminato della diplomazia e poi sentite queste ANSA “nucleari”.

Questa sensazione ti rimane dentro ed ogni volta che si ripresente un momento come quello sopra, riesce dirompente, tutta quella che avevi accumulato fino ad allora e si accresce. Chissà fino a quando potrò resistere.

Io non so se capiti anche a voi, ma se è così, sarò molto felice di non sapermi l’unico in Italia.

Tempi moderni

Riflettevo in macchina – quale luogo più adatto ultimamente? – su alcuni cambiamenti, seppur insignificanti, hanno marcato gli ultimi periodi. Tra tutte le cazzate che mi son passate per la testa, ho deciso di farvene notare due. E’ una cosa veloce veloce, seguitemi.

Guestbook, o anche detti per i più nazionalisti, Libri degli Ospiti

Li troviamo in mostre, alberghi e ristoranti. Non abbiamo troppo la cultura di lasciare un commento: spesso, sopratutto nei ristoranti ed alberghi, le pagine rimangono allo stesso punto per anni, cosparsi da uno strato misto di polvere ed unto che impedisce addirittura di scriverci sopra con la bic – consiglio l’uso di penna e calamaio. Vinto lo sporco, se buttate uno sguardo alle firme precedenti, noterete con stupore che la data porta la dicitura a.U.c., ovvero ab Urbe condita, dalla fondazione di Roma. Vi renderete conto di quando sono i commenti.
Meglio va per le mostre dove, più o MENO seriamente, troverete dei commenti dei visitatori: è normale trovare firme di Gesù Cristo o Paolino Paperino, non stupitevi. Ah, e la metà di quelle più lontane tipo “Amit from Mumbay“, sono false.
(S)Fortunamente con l’avvento della rete globale, anche nota come Internet, il guestbook elettronico è diventato oggetto di culto, dove ogni utente si sente in dovere di fare complimenti al quasi sempre sfigato gestore del sito, nonchè in misura maggiore in diritto di insultare dietro una curiosa nuova forma di anonimato e di riempire lo spazio con pacchianissime gif animate, orrore puro del web.
Ma il cambiamento qual’è?? Il cambiamento viene nel Giugno 2006: da allora, in qualunque mostra sparsa nel mondo, in qualunque museo prestigioso o cantina di rione, evento galattico o concerto casalingo, riconoscerete la firma di un italiano dal fatto che è più o meno del tipo “Bello, ma noi siamo campioni del mondo! Po-po-ro-ppo-po-po-poooo!!“.

E c’è chi diceva che Italians do it better! Vabbè..

Scarpe

Ah, le scarpe, oggetto di culto femminile e di disgrazia maschile! Da sempre sott’occhio a tutti, da sempre nel paniere ISTAT per il calcolo dell’inflazione: capite voi l’importanta di questo oggetto che va sempre a coppia.

Anche qui il cambiamento, più recente stavolta: tutto esaurito per le scarpe a poco prezzo, pesanti ed aerodinamiche. Il motivo? Il tiro al bersaglio dei potenti! Dal caso del giornalista che le tirò a Bush in Iraq, predecessore ed ideatore di questo sport, sono seguiti altri e due casi: quello di uno studente di Cambridge che tira le scarpe al primo ministro Cinese e quello di questi giorni, degli studenti di un paese scandinavo che hanno tirato contro il loro premier un paio di scarpe corredato da dei libri, secondo alcuni per lanciare il messaggio “Non calpestate il sapere“, secondo altri per lanciare semplicemente più peso.

Si sospetta esista anche la variante erotico-sadomaso, consistente nel lancio di scarpe di lacca rossa dal tacco 12.

La Rowenta aspetta ansiona che lo scherzo si faccia pesante per eliminare tutti gli stock residui di ferri da stiro difettati.

Avviso ai naviganti

Apro uno di quei siparietti con i miei lettori: ultimamente non mi son filato troppo questo blog. Ciò non vuol dire che non mi filo voi, assiduo pubblico di un blogger paranormale – e parlo di Voi al plurale perchè anche 2 fa plurale.

Bensì capita che tra lo studio e altri impegni, addizionati ad un rifiuto cocente dell’attualità, portano una certa sterilità stilistica. Ho deciso anche per questi motivi di lasciare su questo spazio miei post meno impegnativi, più personali e più, diciamo “cazzoni”.

Per chi avesse ancora il coraggio di seguirmi delle invettive politico-giudiziare, potrete trovare i miei interventi in due blog “collaborativi” – cioè che non ci scrivo solo io.. – che si occupano più in particolare di questi temi e sono LaPeste e Disiscriviti.
Se avrete voglia di leggermi anche lì ve ne sarò grato: ci troverete tanto altro bel materiale scritto dagli altri autori. Non vi farà male.

E comunque tornerò presto qui su con un carico di articoli fru-fru.

A bientôt.