6.04.009

Qui è successo qualcosa di inaudito. Non posso ancora raccontarvelo, ma lo farò, prometto che lo farò, con la dovuta calma e con la forza necessaria a dimostrare che non abbandoniamo nulla, neanche uno stupido blog.

L’Aquila è ancora viva, coperta dal nero del lutto e dal verde della speranza.

Mi sento scossa.

Si sta,
come d’autunno,
sugli alberi,
le foglie.

Permettetemi un abuso di Ungaretti ma ci sta tutto. Non so se avete letto il mio post precedente sullo shake-shake aquilano (dovrebbe essere due giri di scroll più giù) ma è il caso di aggiornarvi sulla situazione tellurica di questa zona infausta di mondo.

Vi avevo lasciato con una statistica che contava 30 scosse; due precisazioni quindi: in primis 30 erano quelle ravvisate dalla popolazione, non comprese quelle “strumentali”. E poi in due giorni che è il post su internet ha fatto almeno altre 15 scosse avvertite da noi comuni mortali, tra cui una di M4 che mi ha personalmente fatto liquefare le budella.
La situazione è stata un po’ da film: ero in aula studio in uni, quando mi sono sentito un mio stesso calzino alle prese con la centrifuga della lavatrice, rumore incluso trrrrtrrrrtrrrrtrrrrr e in un secondo, max due, scene di panico urla e pianti come in una perfetta pellicola americana. Fuga dall’edificio come da manuale attendendo la seconda scossa che non si è fatta aspettare naturalmente.

E da lì alla sera scosse su scosse, ripetute diciamo ogni mezz’ora, con qualche pausa di grazia ogni tanto. La sera l’ansia e la tensione si vendevano al chilo per strada. Di lunedì sera tanta gente in giro non s’era mai vista, macchine ovunque. Il risultato è la veglia non organizzata più grande degli ultimi tempi: il piazzale del GS era una piazza del mercato con il tutto esaurito e posti in piedi per tutta la notte mentre si stava meglio davanti al LIDL dove c’era anche chi aveva scomodato il camper. Frequenti apparizioni della polizia qui e là per contorno.

Una giornata di certo che non si dimenticherà facilmente, quantomeno per la sua assurdità.

Calamità,
un evento imprevedibile,
dà una scossa irreplicabile
spero non per l’eternità.