Utilizzando frasi fatte si osserverebbe quanto sia beffardo il destino. Senza utilizzare la retorica invece, pensi che cazzo, senza riuscire bene a darti una spiegazione, darla a te in primis e poi agli altri che ti chiedono, da fuori, come mai.
Allora riordini i pezzi degli anni passati, di anni prima del 6 Aprile, perchè il mondo non è né cominciato né finito in quel giorno, è solamente cambiato. Riordini la storia leggendo i nomi degli avvisi di garanzia mandati dalla Procura per il crollo della Casa dello Studente e scoprendo il nome di Luca.
Chi non lo ha conosciuto lo bolla come un politico – cfr. la Repubblica – con l’articolo indeterminativo davanti, come per accumunarlo ad uno qualunque di quelli che lì, a Roma, si fanno le leggi da soli, si aggiustano gli affari, nascondono papelli. Luca è un politico perchè fa politica: fa politica quando è un membro del sindacato studentesco per rivendicare urlando i propri diritti. Fa politica quando diventa presidente dell’Azienda per il diritto allo studio regionale: io quel ruolo l’ho sempre visto come il successo di uno che, riuscendo ad “infiltrarsi” dall’altra parte, ora può lavorare per dare ai ragazzi quello che ha sempre preteso, spesso restando inascoltato, dagli amministratori. Un posto letto per chi non se lo può permettere, borse di studio, mensa, sala studio e ricreative. In tre parole, diritto allo studio.
Uno dedica la vita per questo, si crea tanti, tantissimi nemici – che poi si sa come funziona in questi casi nella nostra città, basta fare qualcosa che ti trovi il coro dei contrari di professione che ti insultano violentemente. Uno passa gli anni a convincere i ragazzi a non accettare il ricatto del contratto in nero per una topaia nel centro storico – perchè questi erano gli aquilani, proprietari di appartamenti fatiscenti affittati a studenti per prezzi esagerati. E ci dobbiamo stupire di come non ce ne sia rimasto nessuno sotto le macerie, quella notte, parliamone di questo.
Ma dicevo, uno passa gli anni a lottare per queste cose per cosa? Per ritrovarsi poi, l’unico politico indagato per il crollo della Casa dello Studente. Ok, gli avvisi di garanzia non sono una condanna, né sanciscono neanche l’inizio del giudizio vero e proprio. Ma fanno male. Fanno fin troppo male in una città che vive di pettegolezzi. In questo contesto, un’indagine vuol dire che sei colpevole, specie nella situazione in cui si cerca disperatamente una bestia con qui prendersela, un uomo da condannare, da indicare per non pensare a tutte le piccole colpe che tutti abbiamo in questa vicenda del terremoto, fatta da migliaia di piccole e grandi omissioni, piccoli e grandi abusi, piccole e grandi truffe.
Come se non bastasse il sentirsi di merda a prescindere da ogni tipo di responsabilità giuridica: come pensate che si senta una persona che lotta per avere dei posti letto agevolati per gli studenti “più meritevoli e bisognosi” (Art.34 Cost.), li ottiene, li assegna a ragazzi che poi diventano suoi amici, posti che poi si trasformano nella loro tomba? Inutile ogni parola, ogni parola d’amicizia e di affetto da parte degli altri, di merda ti senti e di merda resterai. Questo è il vero assurdo di tutta questa complicata storia, che chi fa del bene degli studenti la sua bandiera per anni finisca con essere l’unico accusato – ancora non formalmente – per la loro morte. Verrebbe da dire, chi te lo fa fare. Non c’è un qualcosa che te lo fa fare, non c’è un qualcosa che ti fa fare di non essere egoista e pensare agli altri.
Chi deve farlo indagherà, spero con serietà maggiore di quanta ce ne sia stata fino ad ora (il Procuratore Rossini, dopo sei mesi di perizie, scopre che sotto via XX Settembre ci sono gallerie e grotte. Negli anni del fascismo l’Istituto Minerario di L’Aquila, in mancanza di vere miniere, portava lì gli studenti ad esercitarsi. La storia insegna, ancora una volta..) ed un giudice stabilità se Luca era in dovere – ed in potere – di fare di più quella notte. Non a livello di amicizia, ripeto, ma a livello del suo compito istituzionale: chiunque poteva chiamare i ragazzi e suggerirgli di passare una nottata fuori, ma non è detto che il Presidente dell’ADSU, dopo delle perizie che scongiurano pericoli, possa cacciare dai propri alloggi la gente. Ma, ripeto, chi deve farlo, verificherà.
Luca fa politica certo, per la sua età la conosce fin troppo bene, la politica e le sue magagne, le sue rogne, le sue cattiverie: lui le ha sfidate, le ha controllate ed ora le subisce. Luca mi ha insegnato tanto, mi ha suggerito, mi ha fatto vedere come si fanno le cose serie e sopratutto mi ha fatto capire, magari involontariamente che se lavori bene, le cose le ottieni. Ed è questo quello che dirò a tutti quelli che mi chiederanno di questa vicenda: Luca sa lavorare, ha ottenuto e pagherà per questo. Luca, per quello che si è, credi.