Come si cambia per non morire

Per nove mesi ho più o meno inconsciamente tentato di capire in come ed in cosa mi abbia potuto cambiare il terremoto: la cosa più naturale è che dopo una simile tragedia, i problemi apparenti nella vita di tutti i giorni diventino minimi davanti a tutto ciò che c'è da affrontare. Falso: semmai il contrario. Ti fai forza per vivere senza una casa, senza nulla di tuo, senza più i tuoi amici ma i vecchi e bastardi problemucci di cuore, per esempio, ti continuano a spiazzare e a dar fastidio ancora di più di prima se possibile.

Dicevo, ho cercato di autoanalizzarmi e capire cosa in me era cambiato, senza alcun risultato. Rimanevo sempre lo stesso stupido di prima, bene o male. Poi dopo nove mesi, una lucina in fondo mi ha fatto venire in mente cosa c'è di diverso – credo: è cambiato il mio modo di approcciare alla fotografia.

Non riesco più a sentir mie delle foto che non abbiano una storia, un significato, una vita dietro di sè. Non che non le scatto più – anzi incredibilmente il mio Flickr si è riempito di foto spazzatura – ma non mi danno soddisfazione, gusto. Non le rivedrei più quelle foto, non hanno nulla di me. Non che sia mai stato un fotoreporter dagli scenari di guerra, ma scattare il dolore, che era il mio dolore, immortalare la rabbia e la gioia che scaturiscono dalle fasi successive del dolore, legare ad ogni fotogramma tante vite e tante storie ora mi fanno sembrare tutto il resto, che magari può essere anche esteticamente gradevole, vuoto ed inutile.

La mia crisi fotografica potrebbe essere benissimo anche una crisi più ampia a livello personale, ma è troppo grande per capirla e comunque, senza offesa, non ne parlerei con voi.

Non so cosa fare in questo momento, se intraprendere una via di redenzione e di autopsicoipnosirevelation (eh?) e tornare quello di prima che fotografa anche delle giostrine abbandonate sotto la neve oppure decidere di fotografare solo ciò che mi da un senso, cioè storie e vite.

Sono visivamente imbarazzato.

P.s. Si accettano consigli, anche psichiatrici.

Incoscienza musicale

Ma ci pensate voi, critici musicali, scassamaroni acustici, perfettini della dodecafonia?
Ci avete mai riflettuto sul fatto che c'è qualcuno che vive da anni ed anni in simbiosi con la musica e non l'ha mai giudicata nè distinta nè apprezzata?

Pensate alle cuffiette, agli altoparlanti, casse ed emettitori di suoni in genere: il loro ruolo coincide con la musica stessa eppure per loro la musica non esiste, è solo una differenza di potenziale. Rock, techno, classica, pop, tutto è uguale, tutto è corrente: nulla è più bello di altro, non ci saranno tormentoni, non ci sono plagi.

Solo corrente, continua, alternata, modulata corrente.
 

L'ora di matematica

Bene, la perizia del Tribunale ha stabilito che la casa dello studente di L'Aquila è caduta a causa delle nefandezze commesse durante la costruzione e la ristrutturazione. Ma avrei giusto voglia di fare due precisazioni per non scadere nel populismo. Non per difendere chi ha realizzato quel collage d'edificio, ma solo per chiarezza:

  1. Alla costruzione non manca "un pilastro centrale" bensì mancano le staffe al pilastro. Chiedete al vostro ingegnere preferito una delucidazione tecnica: in breve mancano quei ferri collocati come una cintura orizzontale intorno ai ferri messi per verticale, in modo da tenerli insieme.
  2. Si accusano a gran voce nei media i pannelli solari  installati sul tetto, dal peso totale di 400kg. Dividendo per 5, avremo 80kg, ossia avremo il peso di 5 operai, peraltro sottopeso. Calcoliamo poi che la superficie di appoggio dei pannelli è nettamente maggiore di quella dei piedi del nostro simpatico operaio – extracomunitario ed al nero sicuramente – ottenendo quindi il simpatico risultato: se fossero salite 5 persone sul tetto dell'edificio, lo avrebbero messo a serio rischio di crollo.

Detto questo, attendiamo con ansia l'esito del processo: sperando che le indagini siano fatte più approfonditamente di come sembra – ricordate il Dott. Procuratore Rossini che diceva "Grazie alla perizia abbiamo trovato un buco?"