
Il colpevole del ritardo nella presentazione delle liste Pdl
Si alzano grida infuriate contro i decreti ad hoc in ogni lago: l’80% della popolazione italiana scopre cosa è – o meglio cosa dovrebbe essere – un’interpretazione autentica della legge. Per chi ancora non si fosse documentato
È detta autentica l’interpretazione della legge effettuata dal medesimo organo che ha posto in essere l’atto normativo. Nell’ordinamento italiano la principale di tali norme è la legge di interpretazione autentica, approvata dal legislatore per scegliere quale, fra le possibili interpretazioni di una o più disposizioni, sia da considerare espressione della voluntas legislatoris.
Fonte Wikipedia
In altre parole, è una legge allegata alla legge che spiega ciò che intendeva dire il Parlamento quando ha varato la norma sulla quale c’è la disputa. Tendenzialmente questo strumento interpretativo, andrebbe prodotto contestualmente alla legge, all’atto dell’approvazione, così da avere una sorta di manuale d’uso della legge stessa.
Nel nostro caso, il Governo vara un decreto interpretativo della legge elettorale di anni prima, andando a “sbrogliare” una disputa in corso davanti ad un tribunale ammistrativo. Effettivamente quindi, il potere esecutivo prende decisioni al posto del potere giudiziario: un abominio dal punto di vista concettuale, ma va bene, abbiamo visto di peggio.
Il problema sorgerebbe nel momento in cui questo decreto legge non sia semplicemente interpretativo ma innovativo. Ed effettivamente, a leggerne il testo, ci vuole molta fantasia per chiamare interpretazione il contenuto di questa leggina: effettivamente proroga i termini delle liste e prevede che a contare per la scadenza di questo termine non sia la consegna effettiva delle carte ma solo il fatto che il delegato sia entrato nel Tribunale competente – lascia sbalordita una simile norma, è veramente creativa! Ci penate che bello? Potrete dire di essere a lezione mentre siete nell’atrio a chiacchierare, geniale!
Ma il Governo non è leggitimato a fare un decreto innovativo? No, almeno riguardo la materia di elezioni: lo decide la ben nota legge 400/1988 che, oltre a regolare millemila altre cose, si occupa anche di porre questo divieto. Niente decisioni del Governo su queste cose, se ne deve occupare per forza il Parlamento. Peccato che la legge 400 ed un eventuale decreto, hanno la stessa forza e, essendo il secondo un atto successivo, “vince” sulla precedente, mandando alle ortiche quanto previsto.
Ma dopo questa digressione abbastanza inutile – e francamente scritta da cani – vengo al punto: a mio parere la cosa migliore che si sarebbe dovuta fare era rimandare tutte le elezioni. Si, sarebbe stato ugualmente uno strappo al diritto, una mossa per rimediare ad uno stupido errore. Ed è anche vero che in giurisprudenza, forma e sostanza si equivalgono: non rispettare un requisito formale inficia totalmente l’atto in alcuni casi, e poco conta quanto ci sia dietro. Sbagli a vidimare le firme? Quelle firme non esistono, punto.
Però la riflessione è d’obbligo: il Pdl avrebbe milioni di elettori – ahimè – il Lazio e Lombardia e non permettergli di andare al voto questa volta avrebbe causato 5 anni di legislatura infernale. Una percentuale troppo alta di popolazione non avrebbe potuto esprimere la sua preferenza e, francamente, credo che in questo caso un principio fondamentale come la libertà di voto sia da salvaguardare davanti ad ogni altra motivazione, più o meno valida che sia.
Ripeto quindi a conclusione, rinviare il voto per tutti e garantire a tutti i cittadini di esprimere la preferenza senza mettere in campo un pacchiano rimedio di “ortopedia del diritto” come un decreto simile.