
Con quello che sto per scrivere sto per attirarmi addosso se non insulti, commenti poco gratificanti dalle persone con cui ho condiviso spesso delle iniziative nella mia città: intendo il c.d. “Popolo delle carriole”.
Una breve cronologia degli eventi vede organizzare la manifestazione delle “Mille chiavi” nata spontaneamente su Facebook con l’intento di riportare l’occhio, abbastanza distratto, dei media sulla situazione reale della ricostruzione di L’Aquila, in particolar modo del centro storico – situazione oggettivamente “travisata”, per essere dolci, da televisioni e giornali che troppo fanno affidamento, anche qui a voler essere buoni, a comunicati stampa del Governo. Dopo la manifestazione delle chiavi, in cui i cittadini tornano a pensare di incontrarsi in centro, inizia l’avventura delle carriole: stavolta con l’aiuto dei Comitati sorti in questo anno, prima centinaia di persone, che presto però diventano migliaia, per tre domeniche invadono pacificamente quella dannata zona rossa, ottenendo risultati fantastici.
La vicenda di L’Aquila torna alla ribalta dei media nazionali, finalmente sotto un occhio critico, la vicenda delle macerie si sblocca, accogliendo anche in parte la richiesta dei “protestanti” di selezione le macere in loco. Insomma, indubbiamente un gran bel risultato. Anche se il più bello a mio avviso, è quello di riportare tutta quella gente ad incontrarsi per il Corso, ai Quattro Cantoni, in Piazza Palazzo. Solo per questo, per aver risvegliato il piacere di vivere il centro, le carriole vanno premiate.
Poi il periodo si fa caldo, le elezioni sono incombenti, ci va di mezzo la Curia, ci vanno di mezzo i candidati, ci va di mezzo la politica: ed ognuno prova a portare acqua al suo mulino. O cavalcando le carriole – abbastanza distanti in realtà dagli schieramenti politici – oppure attaccandole come movimento politico: pensiero che culminerà con il sequestro dei “mezzi” e la denuncia penale verso alcuni dei partecipanti rei di aver fatto propaganda politica nel momento delle votazioni.
Le elezioni vanno come vanno, si tenta di farlo passare come un risultato vittorioso dell’operato del Governo, rispecchiante quella “maggioranza silenziosa” che non protesta bensì apprezza e lavora. E su questo mi sono già espresso, è chiaro come la penso e non è l’oggetto della discussione. Il punto piuttosto è la puntata di Porta a Porta in onda in diretta il 6 Aprile, dedicata alla ricostruzione – dedicata a modo di Vespa….. – e con un collegamento da Piazza Duomo, dove interverrà una rappresentanza dell’ormai famoso “Popolo delle carriole”. In studio oltre a Cialente e Chiodi, un Bertolaso abbastanza “comodo” in quella serata, un paio di ospiti più o meno inutili, i genitori di Giulia Carnevale forse anche abbastanza estranei a tutto il contesto, il direttore di qualche cosa del Min. Beni Culturali, un architetto del PoliMI – un convertito al progetto C.A.S.E. sulla via di Bazzano – e un Placido abbastanza inutile.
Al momento del collegamento con la Piazza, mi stupisco di non vedere quelli che fino ad ora sono stati i promotori del movimento cittadino, facenti o meno parte dei comitati: riconosco giusto Federico D’Orazio, che prenderà poi la parola facendo fortunatamente l’unico intervento decente ma nessuno da comitati, o almeno nessuno dei “soliti noti”. Il collegamento avrà un esito disastroso: i pochi intervistati da una giornalista combattente di Porta a Porta (combattente per Vespa) incalza persone che parlano più con la pancia che col cervello. Pur essendo dalla loro parte, mi chiedo come si possa pensare di andare ospiti di una simile trasmissione e pensare che semplicemente gli avrebbero potuto far dire ciò che pensavano. Ragazzi, Santoro vi avrebbe aiutato ad esprimere il concetto, Vespa, con Bertolaso ospite, no. Finisce con il conduttore alterato che, prima di togliere la linea alla Piazza, augura ai cittadini in disaccordo col Governo di vivere 10 anni nei container. Bella roba.
Gli interrogativi che mi vengono in mente dopo cotanto siparietto sono svariati, ma uno mi mette più curiosità degli altri: dove erano i “pensatori” dei comitati? Quelli che fino al 5 hanno promosso la causa, che hanno curato le relazioni con la stampa, perchè non c’erano? Mi riferisco a coloro che hanno animato il movimento del 3e32, quelli che hanno portato le carriole in Piazza, quelli che poi, inevitabilmente, si sono detti disgustati dalla scenata in tv. Non sapevate come funziona P.a.p? Non credevate che almeno uno che avesse un discorso organizzato ed una capacità almeno superiore alla media sarebbe stato utile in un collegamento che ipotizzare burrascoso era pensare ottimisticamente?
Hanno – o abbiamo, mi ci metto anche io – sfidato il Re della comunicazione sul suo campo ed hanno/abbiamo perso clamorosamente: ora le carriole sono solo il movimento autoreferenziale di una sinistra estrema e contestatrice che si lamenta di tutto. E, guarda un po’, sono riuscito a smontarlo proprio subito dopo le elezioni, in tempo per dire “visto? Ve l’avevamo detto che era tutta una manovra per le elezioni. Ma avete visto anche che siamo lo stesso riusciti a batterli!”.
Il risultato è stato quello di riuscire a frammentarci nuovamente ancora di più, se possibile: l’illusione dell’unità post terremoto è durato meno di una stagione di una serie tv.
Aquilani, non cambieremo mai: ci hanno dato la notorietà planetaria ma non ci hanno insegnato come usarla!
P.s. prego ogni lettore di lasciarmi un commento, è importante!