Storie d’oro e di fango, di Valeria Gentile

ph. Valeria Gentile

Ne girano tanti di scritti sul terremoto, ancor di più su internet. Mi permetto di segnalarvi questo reportage di Valeria Gentile, giovane giornalista e reporter intraprendente. Si chiama “Storie d’oro e di fango”, una bella fotografia delle due facce della Chiesa spirituale salvatrice di anime e di quella temporale, salvatrice di un bel nulla, nonostante le sue possibilità. Trovate l’ebook al sito http://www.webgol.it/2010/05/04/storie-di-oro-e-di-fango-un-ebook-gratuito-a-un-anno-e-un-mese-dal-terremoto con una bella prefazione di Antonio Sofi.

 

Devo confessare di essermi accostato al reportage di Valeria Gentile “Storie d’oro e di fango” con un po’ di scetticismo: scetticismo derivato in parte dalla mole di lavori che da tutte le parti – anche dalle meno adatte purtroppo – sono stati prodotti sulla “vicenda” del terremoto di L’Aquila del 6 Aprile e in parte dalla difficoltà che ho avuto per trovare, in tutte queste pubblicazioni, una storia oggettiva, un’analisi veritiera e, sostanzialmente, utile a qualcosa.

Da come era presentato questo reportage, credevo si trattasse di un accostamento quanto meno bizzarro: la fede è stata repentinamente esclusa dai campi d’accoglienza, le chiese nelle tende erano il segno tangibile che l’8 per mille non avrebbe potuto in alcun modo restituire la speranza nell’esistenza di un dio, più o meno aderente ai dettami della Chiesa Cattolica.

Invece, leggendo tutte d’un fiato le 80 pagine di testo e fotografia, mi sono ricreduto: Valeria ha saputo rendere sensato il collegamento tra l’oro del Vaticano ed il fango delle tende, ha saputo tenermi interessato alle sue parole in una storia che, purtroppo, sapevo già come andare a finire. Frequentare a pochi giorni di distanza la Città del Vaticano ed il campo di Onna – addirittura nei giorni della visita papale – credo abbia suscitato nell’autrice un senso di fastidio misto a stupore ed incomprensione per il fatto che Cesare e Dio si tengano separati soltanto nel dare e mai nel ricevere.

Mi soffermerei relativamente poco sul discusso ritardo della visita del Papa nei territori colpiti dal sisma: a posteriori, dopo aver visto come si muove la macchina organizzatrice di grandi eventi – cfr. il G8 di Luglio, in cui i cittadini locali sono stati privati di ogni tipo di diritto, dalla segretezza della corrispondenza, alla libertà di circolazione e stabilimento – posso ben giustificare questa decisione di rimandare per problemi logistici. Quello su cui vale riflettere è invece l’utilità delle parole di Benedetto XVI, portate via dal vento troppo forte di una giornata aquilana: quanto rimarrà di una visita posticcia quando si tratterà, già da pochi mesi dopo, di ricostruire mattone su mattone – mattoni molto terrestri e poco spirituali – la propria vita e la propria casa e la propria città? E, non di meno, gli enormi capitali di cui il Vaticano è a disposizione possono/potevano essere investiti cospicuamente e efficacemente nell’emergenza e nelle ricostruzioni – non solo delle parrocchie?

Credo che il documentario di Valeria stimoli, nelle persone miscredenti come il sottoscritto, l’ennesima riflessione sul potere temporale della Chiesa e della spinosa questione dei fondi che inevitabilmente lo Stato italiano versa allo Stato Vaticano – continuerò a chiedermi perchè dobbiamo pagare con soldi nostri il restauro di edifici, chiese incluse, di proprietà della Curia. Riflessioni ulteriormente stimolate, in ambito aquilano, dalla scandalosa vicenda della Casa dello studente San Carlo Borromeo, costruita dalla Regione Lombardia e di fatto regalata alla Diocesi aquilana.

Giorno 3, le ultime energie

ph. BookBlog

Domenica 16, ultima faticosissima giornata del Salone Internazionale del Libro qui al Ling8 di Torino. Giusto per snocciolare qualche nome, oggi ci si spara Massimo Gramellini, Giampaolo Pansa, Roberto Sabiano, Vittorio Sgarbi, Eugenio Scalfari, Gad Lerner, e poi il Teatro degli Orrori ed altri incontri fortuiti. L’incontro con Saviano non era in programma ma inizio a credere che sia una cosa fatta a posta di non divulgarlo prima e annunciarlo solo il primo giorno del festival, esattamente come successe a Perugia. Insomma, altri privilegi del vivere sotto scorta. Che palle, come direbbe Fede.

Ultimo giorno ossia giorno di acquisti: dopo aver vagliato migliaia di stand, oggi posso metter mano al portafoglio e darci dentro di acquisti in carta – una carta molto cara vorrei ribadire. A proposito di cose care, trovo scandaloso il monopolio di Autogrill all’interno della fiera che ripropone i suoi grandi classici – dalla Rustichella al Camogli – ma con prezzi addirittura maggiorati rispetto ai punti vendita in autostrada. La gente non può mangiare altro nè può uscire dalla Fiera visto che il biglietto vale un solo ingresso: costretti ad acquistare l’acqua a € 3, 40/l. Manco in Burkina-Fasu.

Ok, ci tenevo solo a dirlo.

Mario Botta: “Ricostruire per ricostruire, meglio non farlo”

Mario Botta

Al Salone Internazionale del libro di Torino che si sta tenendo in questi giorni presso la struttura del Lingotto Fiere, si è tenuta oggi la lectio magistralis di Mario Botta dal titolo “L’architettura ed il territorio della memoria”, incentrata sul bisogno che ha l’uomo di ricercare, sopratutto in questi tempi di globalizzazione un’identità locale, una territorialità che restituisce la memoria e che può essere una sorta di rifugio.

L’architetto svizzero, attivo in tutto il mondo – sua la nuova biblioteca di Dortmund, così come il discusso restauro della Scala di Milano ed il progetto della torre Caldora in realizzazione a Pescara – ha poi risposto ad una domanda in merito a quale sia la giusta soluzione per restituire ciò che il terremoto a rubato alla città di L’Aquila. “La città di L’Aquila ha subito un doppio sfregio: quello della natura ed ora sta subendo quello dell’uomo.” ha esordito Botta, aggiungendo che lui non ha, ed anzi, forse non esiste, una ricetta che permetta di ricostruire il capoluogo in maniera perfetta. Si è mostrato però convinto della necessità di non limitarsi ad una banale ricostruzione del com’era-dov’era: questa deve essere infatti l’occasione di “reagire ma con la potenza, lo spirito e la speranza anche del nostro tempo anzi – carica lo svizzero – io credo che si deve ricostruire per ricostruire asetticamente e senza alcun apporto innovativo, sia meglio non farlo proprio”. L’architetto lascia quindi intendere come si possa, anzi si deve pensare ad innovare dove possibile e dove necessario la città di L’Aquila, tant’è vero che, secondo lui, un restauro non innovativo è una contraddizione in sé.

Metterci del nuovo sembra insomma la linea suggerita da Botta che conclude: “la ricucitura del tessuto dell’Aquila è un impegno che non è più solo della città; è un impegno del Paese stesso perchè se noi lasciamo che parti del nostro territorio vadano perdute e ci rassegniamo a dare alle generazioni future un territorio più povero di quello che noi abbiamo trovato, non andremo molto lontano.”

1 night in Turin

Provo a scriverlo sto post va, è un’ora che sono qui e chiaramente il server decide di piantarsi sul più bello.

Secondo giorno del Salone del Libro – che io mi ostino a chiamare fiera, in onore dei tempi passati – e ancor prima di cominciare sono già stanco ed al secondo caffè. Prima ho preso la cialda ‘dolce’, ora ‘ricco’. Con questo ritmo credo di riuscire a provarli tutti prima di pranzo.

Seratona in stile vecchi tempi torinesi, con litrate di birra e poi nottata a ballare da Giancarlo, ai Murazzi. Mi fa piacere notare come quando esci da quel locale hai sempre le scarpe sporche, proprio come due anni fa. Sta città comunque è proprio bella, con i suoi vecchietti sull’autobus dal dialetto calabro-torinese, i viali alberati tutti uguali ed i portici alti, ma così alti ed imponenti che a Bologna ci avrebbero ricavato 3 appartamenti per studenti almeno.

This is the rhythm of the night, oh yeah.

Roma – Juve, il passo è breve

Sarà l’aria di Torino ma mi ritrovo a sentir parlare di Juventus: in realtà non avevo idea su cosa fosse questo incontro ma leggo sul programma i nomi Michele Serra, Gianni Minoli, Walter Veltroni e Paolo Rossi. Qualsiasi essere umano avrebbe pensato ‘La conferenza in cui gente di sinistra prende per i fondelli il PD di Veltroni”.

Mai supposizione fu così sbagliata: Veltroni ha appena scritto un libro – si, un altro. Altro che Camilleri! –  dal titolo meraviglioso “Quando cade l’equilibrista entrano i clown” che si rivelerà poi una frase di Platinì. Ed il libro è una specie di cortometraggio narrativo di una vittima ipotetica della tragedia dell’Heysel, il tristemente famoso stadio che nell’85 ospitò la finale di Coppa dei Campioni Liverpool – Juventus e che fu la tomba di 39 tifosi italiani. La storia ve la trovate su internet.

Insomma, un interista (Serra) parla di un libro dell’ex sindaco di Roma (Veltroni) con intervento di Minoli (a che titolo non si sa) con il ricordo di Paolo Rossi (il giocatore, non il comico. Maledette omonimie). Personalmente quindi, una palla unica, se non fosse per la straordinaria interpretazione di Michele Di Mauro, con una voce da far eccitare anche il più etero degli ascoltatori.

In tutto questo, mentre scrivo il post il sala stampa, il tizio al box vicino al mio ha appena detto “Sai, i fotogiornalisti sono quelli che statisticamente muoiono di più per arresti cardiaci dovuti allo stress.” Olè!

Dario Fo: ‘La censura ci libera’

“La cacciata dei comici dall’Italia del ’600 e quindi la loro censura è stato ciò che ha fatto la fortuna della commedia dell’arte italiana in Europa. Mi auguro che il nostro Presidente Amatissimo, più che limitarsi a cacciare qualcuno dalla tv, ci mandi tutti via fuori dall’Italia: così i paesi europei potranno scoprire di nuovo la nostra bravura”. Questa una delle tante battute di Dario Fo intervenuto al Salone del Libro di Torino: il premio Nobel, facendo ridere tutta la sala gialla di Lingotto Fiera, fà riflettere e ci riconduce alla realtà, che è così assurda – continua l’attore/autore/letterario/etuttoilresto – che “ci è accaduto che l’anticipassimo con qualche nostra commedia, come quando, nel ’62, ‘prevedemmo’ l’urbanizzazione di una vasta area di Milano. Insomma, parlavamo di Milano 2 anni prima che venisse realizzata”.

Durante la conferenza, Dario Fo ha recitato un brano tratto dal suo ultimo libro “La Bibbia dei villani”, una raccolta di tutti i suoi interventi teatrali sulla cultura pagana in campo religioso: un maiale dalla strana parlata veneto-lombarda che chiede a Dio di avere un paio d’ali per volare e che, alla stregua di Icaro, per colpa della sua presunzione, le perde, schiantandosi per terra in un letamaio. ‘Ognuno ha il Paradiso che si merita’ conclude la compagna del porco presuntuoso.

Il Salone del Libro non muore mai

Dalla sala stampa più anomala della storia, dove internet non funziona tranne che per Facebook, inizia una tre giorni non-stop di incontri e conferenze e presentazioni. Giusto per fare due nomi, la Sala Gialla oggi ospita Dario Fo, Angelo Bagnasco, Walter Veltroni, Giovanni Minoli, Paolo Rossi, Michele Serra, Beppe Tosco e Luciana Littizzetto. Il sacro ed il profano insomma come si suol dire.

Con una bustina di Mesulid sempre pronta in tasca, dopo aver allegramente donato € 2 al guardaroba per la valigia, mi butto nella folla di scolaresche, letterati, ignoranti: lettori di libri insomma. Come ogni anno insomma: il Salone (ex Fiera) del Libro, nonostante tutti gli annunci di eliminarlo dalla programmazione torinese, non demorde e va avanti. E, a proposito di consuetudine che non smette, neanche quest’anno hanno abbassato il prezzo dei libri, anzi.

Costruirsi una mini softbox con una vaschetta di gelato – Tutorial

Una delle più grandi leggende del fai-da-te fotografico è sicuramente il diffusore (softbox) per il flash costruito utilizzando una vaschetta di gelato. In internet si trovano alcuni suggerimenti più o meno inutili, che si limitano a bucare la vaschetta, metterci il flash e ricoprirlo di carta da forno. Io ho voluto osare ed ho sperimentato – molto sperimentato – per voi un nuovo modello un po’ più evoluto. All’interno avrà la carta stagnola per aumentare la luminosità e sul davanti potete porre quello che vi pare, dalla carta da forno, ad una busta di plastica alla fetta di prosciutto – quest’ultima è fortemente sconsigliata dagli esperti.

Attenzione: il tutorial è valido solo per i flash esterni e non per quelli integrati nella macchinetta.
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Draquila – L’Italia che trema

Premessa n. 1: non amo guardare i film, non capisco nulla nè ho mai scritto alcun tipo di recensione.
Premessa n. 2: non amo in genere lo stile della Guzzanti nei documentari. Quando fa la comica si, ma quando deve fare la giornalista a volta la trovo troppo esagerata nel cercare la comicità piuttosto che nel riportare il fatto nudo e crudo – che poi spesso è anche più comico così com’è in realtà.
Premessa n.3: pur non essendo esperto di cinema e di Guzzanti, qui si parla di un docufilm su L’Aquila e, se permettete, ne so veramente tanto. Ultimamente soprattutto, posso ben dire di sapere molto di più di tanti altri. Ah, che bello se questo fosse di qualche utilità.

Poste le giuste premesse posso quindi parlarvi brevemente di Draquila, che se non l’avevate capito nè dal mondo che ne parla intorno a voi, nè dalle mie premesse, ve lo dico, è il docu-film (D.O.C.U.F.I.L.M.E.S.E. come si dice dalle nostre parti) realizzato in quest’anno di post sisma da Sabina Guzzanti su un po’ tutte le vicende del terremoto di L’Aquila. Si parte dalla gestione dei campi, si passa per il progetto C.A.S.E., si studia il sistema della nuova Protezione Civile, si finisce con la prevenzione.

Insomma, tutto ciò che c’era da dire lo dice. Il mio giudizio è molto positivo: in primis ho apprezzato come sia stato lasciato molto poco spazio ai comitati cittadini e ai “soliti” rappresentanti per lasciar raccontare quasi tutto a cittadini convinti e contenti dell’operato di Berlusconi. Esattamente, sono proprio loro che in qualche modo mettono in risalto dove le cose non hanno funzionato e non funzionano.

Nei 97 minuti di pellicola potrete osservare una vasta gamma di personalità aquilane – scoppierete a ridere quando toccherà alla vecchietta con la parrucca e gli occhiali da sole, credetemi – ascolterete i luoghi comuni ed il populismo che fanno presa sulla gente, capirete un sacco di cose e ne scoprirete altre che non potevate neanche immaginare seguendo la tv. Non amo attaccare la televisione di parte e l’informazione strumentalizzata ma qui è oggettivo: non potrete fare a meno di constatare che quello che credevate era tutta una farsa. E attenzione, ci credono anche molti di noi!

Insomma, andate a vederlo, portateci gli amici ed i parenti, meglio se di destra. Vi prego giusto una cortesia: non comprate dei popcorn, tanto non li mangereste. Vi si chiuderà lo stomaco dall’inizio del film.

Tempo di novità

Ebbene sì, Refeel cambia ancora: solo due mesi fa l’ultimo restyling grafico ed oggi un altro cambiamento? Decisamente. Anzi, stavolta ho avuto un po’ di tempo per lavorarci e credo finalmente di aver trovato una soluzione soddisfacente. Soddisfacente per me che mi diletterò anche di fotografia, ma in quanto a grafica ed a stile per il web, lascio molto a desiderare. Allora la scelta è stata quella di minimizzare il tutto, rendendolo liscio, semplice e bianco: quella del bianco è una passione scoperta ultimamente, credo alla Apple abbiano qualche responsabilità. Comunque qui di seguito le caratteristiche che ho pensato di inserire nella versione 3.2 di Refeel:

  1. Immagine della testata in continuo aggiornamento: ogni tot, quando mi va, cambio la grande immagine qui sopra. La prendo dai miei contatti di Flickr, o dai miei amici, o tra le mie foto. Poco importa, l’importante è che in quel periodo mi piaccia di vederla sempre lì. Nella pagina Header Hall of Fame, terrò uno storico di tutte le immagini utilizzati perchè tutti i fotografi abbiamo il giusto riconoscimento.
  2. Ho deciso di passare alla versione 3.0 di WordPress: è una versione ancora beta, quindi non stabile. Voglio dare una mano agli sviluppatori nel testare questa piattaforma anche se ciò la rende in parte vulnerabile. E questo è il tema di base preinstallato, giusto con qualche modifica apportata a mio puro gusto.
  3. Si apre la sezione Guest starring: ogni settimana cercherò di farmi regalare dai miei amici e colleghi un intervento. Insomma, qualcuno scriverà qualcosa per me su Refeel ed avrò il piacere di ospitarli. Si, potrebbe essere semplicemente un modo per assicurarsi qualche visita di più.

E per l’inaugurazione del nuovo Refeel 3.2 ho chiesto ai miei tre blogger preferiti di scrivere qualcosa a caso, per iniziare con il piede giusto. Si tratta – in ordine di apparizione – di Pablo Moroe, Monàn e Aenimation. Da Mercoledì 12, per tre settimane!

Benvenuti a Refeel 3.2!