Cari concittadini dell’Assemblea,
vi do una brutta notizia: l’anarchia e l’autogestione non funzionano.
Potranno funzionare e fare il loro dovere fin quando si tratta di organizzare una manifestazione, quando si tratta di far panini, portare da bere e metter su della musica. Ma quando entrano in gioco altri soggetti, i famosi “terzi” delle situazioni giuridiche, il fallimento è sempre dietro l’angolo.
Io vi voglio bene miei concittadini che avete il merito di aver riportato l’attenzione sulla città. Che avete fatto aprire gli occhi a tante, tante persone a cui erano stati chiusi dalla televisione – strana questa tv che si guarda ad occhi chiusi! Avete persino parte del merito (ripeto, parte) di aver portato per strada 20.000 persone a manifestare.
Ma poi arriva il momento in cui, sarà per il fatto che ci si abitua ad essere sempre gli stessi, sarà perchè dall’esterno si inizia a parlare con voi, si sente il bisogno di divenire un soggetto. Ma ahimè – anzi, ahivoi – è qui che l’autogestione mi cade in fallo. Per quanto vi possa sembrare ripugnante, viviamo tutt’oggi in uno stato di diritto (massacrato in ogni sua parte, indubbiamente), con ancora delle regole ben precise. Ma al di là delle regole imposte, vi vorrei far riflettere sul perchè si sceglie di adottare delle regole.
In altre parole: l’anarchia come metodo politico e di organizzazione, può garantire uguaglianza, libertà, rappresentatività e partecipazione? La risposta, per quanto triste, è NO. Non può garantire uguaglianza perchè se nessuno è democraticamente eletto con princìpi prestabiliti, nessuno è investito di un potere nè nessun altro stabilisce il potere che ogni singolo può esercitare. Ergo, il più forte comanda. Per lo stesso motivo, un’assemblea autogestita, senza un’organizzazione stabilita a priori ed un controllo formale ed ufficiale (perchè poi spesso capita che delle forme di organizzazione ci siano sottobanco, e si crea una sorte di “Palazzo nascosto” in buona pace del compianto Pasolini) non è garantita la libertà di ognuno.
Questo riguardo le dinamiche interne, di cui possiamo anche non occuparci, volendo: non ci sta bene, ne usciamo, ciao. Ma come la mettiamo se il resto del mondo, quello che fuori dall’Assemblea è organizzato e funzionante, decide di parlare ed interagire con l’Assemblea stessa? E’ pacifico che un Ente che voglia avere dei rapporti può rivolgersi al primo che incontra sotto il tendone: ed il bello è che questo primo-che-incontra avrà tutto il diritto di parlare in nome degli altri membri! Anzi, più che tutto il diritto, non avrà alcun diritto come non ce lo può avere nessun altro.
Un’assemblea che non si organizza e non si dà delle regole di gestione non è un’assemblea democratica. Aprire le porte a tutti indistintamente e senza ordine non è sinonimo di partecipazione attiva, plurale e democratica. Non vedete come si creano le stesse dinamiche che fuggite altrove? Finchè si è d’accordo tutto fila liscio, gli animi sono infervorati da spirito democratico, di partecipazione dal basso. Ma appena c’è da prendere una decisione ecco il caos, ecco che ci sarà sempre una parte che accuserà l’altra di essere venduti, qualcuno che invocherà la pragmaticità a costo di sacrificare i diritti, qualcun altro che scapperà via perchè disgustato.
Cara Assemblea dei cittadini, ora voi siete a questo punto. Inutile è votare per alzata di mano nella tenda quando ci si vede la sera! Chi vota? Come si vota? Se l’uomo ha deciso di darsi delle regole, anche negli ambienti più democratici che si possano immaginare, ci sarà un motivo. E posso dirlo, senza offesa, sicuramente chi ha capito la necessità di porre questi paletti organizzativi ne capiva più di noi in quanto a democrazia.
Avete visto cosa è successo appena qualcuno vi ha chiesto se aderire o meno come soggetto? Panico e liti. Accuse di parzialità e di appartenenza da un lato all’altro. Col solo risultato di dividersi, favorire “gli altri” e lasciare che all’interno dell’Assemblea la spunti chi ha il polso più forte.
Evolvetevi, crescete, superate l’apparente democrazia adolescenziale della libera aggregazione e scoprite una sana democrazia, adulta ed organizzata.
Post scriptum: come sempre, non scrivo queste cose per attaccarvi e denigrarvi agli occhi di tutti. Forse un po’ per sadismo, visto gli ennesimi insulti che mi attirerò, quello sì. Però nutro la speranza di vedervi una forza attiva e veramente democratica, evitando di creare ulteriori macerie sociali dove di macere ne abbiamo fin troppe.