E una crisi c’è sempre ogni volta che qualcosa non va

L’ho scritto sullo stato di Facebook “ok, è ufficialmente crisi”. Lo ribadisco qui. Se Morgan ai tempi doro diceva che una crisi c’è sempre ogni volta che qualcosa non va“, stavolta ravviso tutti i motivi per dichiararla.

Non che ci sia qualcosa che non va – sono sempre stato della teoria che non mi posso lamentare, anche nei momenti peggiori, e credetemi se vi dico che sono stati pessimi momenti – ma a una certa, quando è troppo è troppo. Si arriva a quel punto critico oltre il quale, come mi spiegava bene Martino, ogni granello in più comporta una rottura del sistema, una frana della collinetta di sabbia che avete pazientemente realizzato e fatto star su. Nulla è più gratificante di fare metafore con complicate teorie fisiche senza capirle.

Comunque dicevo, non ne posso più. Solo per dirne alcune, oggi pomeriggio mi è esplosa contro una fantomatica vaschetta che apprendo essere funzionale a raccogliere il toner di scarto della fotocopiatrice a colori che era così pieno che quella stronza (della fotocopiatrice) non poteva lavorare ancora se non la svuotavo. Lascio alla vostra immaginazione la scena. Poi l’autista del primo autobus che ti porta a casa per aprire le porte alla fermata aspetta che il bus che è già fermo davanti (proprio quello che te devi prendere e che passa ogni 20min) riparta. E mentre scendi imprecando ti accorgi che “da dove viene tutta questa luce??”: hai lasciato gli occhiali da sole sulla scrivania dell’ufficio. O almeno lo speri perchè sennò te li sei persi.

Cagate, direte voi. Ma metteteci anche che, come in un complicato appuntamento tra oggetti inanimati, scottex, fazzoletti e carta igienica decidono di finire tutti lo stesso giorno. Anzi, alle 20 dello stesso giorno. E che il giorno dopo (scusate la ripetizione di giorno giorno giorno) è festa nazionale.

Aggiungete poi che qualcuno vi dica delle cose che vi fanno girare tanto le palle e calare la stima verso voi stessi ad inferos, come direbbero gli indiani. Non vi posso specificare di cosa si tratta chiaramente, a meno che non mi offriate una birra, però immaginate qualcosa di simile, estremamente snervante.

Aggiungete il fatto di fare sagome di alberelli del cazzo tutto il giorno: stringerli, tagliarli, allargarli, rimandarli, sbordarli, sriempirli (si dice?), sagomarli, stamparli (cfr. più sopra) e chi più ne ha ne metta. Vogliamo parlare di internet che non va e non mi salva il post che con tanto amore avevo scritto?

Last but not the least, mettete pure che non ho il diritto di lamentarmi perchè tanto questi non sono problemi seri – a parte quello che non vi ho detto, quello si, un po’ sarebbe peso – e che comunque anche se volessi, non ci sarebbe nessuno disposto ad ascoltarmi.

Alè.