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Anche io pubblico un post bianco contro la legge bavaglio sulle intercettazioni.
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Anche io pubblico un post bianco contro la legge bavaglio sulle intercettazioni.

Non sono interista nè il calcio mi interessa. Sono un di quelli che tiferebbe la Nazionale ai mondiali solo per stare tutti insieme. Ma lo sport lo vivo e lo sento, si.
Quindi per piacere non fate i vecchi bacchettoni “che esagerazione” o “vorrei tanto sapere che ci trovano da piangere” o ancora “guardali, basta che gli dai un pallone”: al di là del calcio e dell’Inter, dite così solo perchè non avete mai vissuto lo sport sulla vostra pelle. Perchè non sapete cosa si prova a vincere ma soprattutto a perdere – perchè è poi perdendo che si assapora meglio il gusto della vittoria.
Fossi stato patito del calcio, avrei pianto con Mou e con Moratti, che pure odio profondamente. E andate a fare i moralisti da qualche altra parte.

ph. BookBlog
Domenica 16, ultima faticosissima giornata del Salone Internazionale del Libro qui al Ling8 di Torino. Giusto per snocciolare qualche nome, oggi ci si spara Massimo Gramellini, Giampaolo Pansa, Roberto Sabiano, Vittorio Sgarbi, Eugenio Scalfari, Gad Lerner, e poi il Teatro degli Orrori ed altri incontri fortuiti. L’incontro con Saviano non era in programma ma inizio a credere che sia una cosa fatta a posta di non divulgarlo prima e annunciarlo solo il primo giorno del festival, esattamente come successe a Perugia. Insomma, altri privilegi del vivere sotto scorta. Che palle, come direbbe Fede.
Ultimo giorno ossia giorno di acquisti: dopo aver vagliato migliaia di stand, oggi posso metter mano al portafoglio e darci dentro di acquisti in carta – una carta molto cara vorrei ribadire. A proposito di cose care, trovo scandaloso il monopolio di Autogrill all’interno della fiera che ripropone i suoi grandi classici – dalla Rustichella al Camogli – ma con prezzi addirittura maggiorati rispetto ai punti vendita in autostrada. La gente non può mangiare altro nè può uscire dalla Fiera visto che il biglietto vale un solo ingresso: costretti ad acquistare l’acqua a € 3, 40/l. Manco in Burkina-Fasu.
Ok, ci tenevo solo a dirlo.

Mario Botta
Al Salone Internazionale del libro di Torino che si sta tenendo in questi giorni presso la struttura del Lingotto Fiere, si è tenuta oggi la lectio magistralis di Mario Botta dal titolo “L’architettura ed il territorio della memoria”, incentrata sul bisogno che ha l’uomo di ricercare, sopratutto in questi tempi di globalizzazione un’identità locale, una territorialità che restituisce la memoria e che può essere una sorta di rifugio.
L’architetto svizzero, attivo in tutto il mondo – sua la nuova biblioteca di Dortmund, così come il discusso restauro della Scala di Milano ed il progetto della torre Caldora in realizzazione a Pescara – ha poi risposto ad una domanda in merito a quale sia la giusta soluzione per restituire ciò che il terremoto a rubato alla città di L’Aquila. “La città di L’Aquila ha subito un doppio sfregio: quello della natura ed ora sta subendo quello dell’uomo.” ha esordito Botta, aggiungendo che lui non ha, ed anzi, forse non esiste, una ricetta che permetta di ricostruire il capoluogo in maniera perfetta. Si è mostrato però convinto della necessità di non limitarsi ad una banale ricostruzione del com’era-dov’era: questa deve essere infatti l’occasione di “reagire ma con la potenza, lo spirito e la speranza anche del nostro tempo anzi – carica lo svizzero – io credo che si deve ricostruire per ricostruire asetticamente e senza alcun apporto innovativo, sia meglio non farlo proprio”. L’architetto lascia quindi intendere come si possa, anzi si deve pensare ad innovare dove possibile e dove necessario la città di L’Aquila, tant’è vero che, secondo lui, un restauro non innovativo è una contraddizione in sé.
Metterci del nuovo sembra insomma la linea suggerita da Botta che conclude: “la ricucitura del tessuto dell’Aquila è un impegno che non è più solo della città; è un impegno del Paese stesso perchè se noi lasciamo che parti del nostro territorio vadano perdute e ci rassegniamo a dare alle generazioni future un territorio più povero di quello che noi abbiamo trovato, non andremo molto lontano.”
Provo a scriverlo sto post va, è un’ora che sono qui e chiaramente il server decide di piantarsi sul più bello.
Secondo giorno del Salone del Libro – che io mi ostino a chiamare fiera, in onore dei tempi passati – e ancor prima di cominciare sono già stanco ed al secondo caffè. Prima ho preso la cialda ‘dolce’, ora ‘ricco’. Con questo ritmo credo di riuscire a provarli tutti prima di pranzo.
Seratona in stile vecchi tempi torinesi, con litrate di birra e poi nottata a ballare da Giancarlo, ai Murazzi. Mi fa piacere notare come quando esci da quel locale hai sempre le scarpe sporche, proprio come due anni fa. Sta città comunque è proprio bella, con i suoi vecchietti sull’autobus dal dialetto calabro-torinese, i viali alberati tutti uguali ed i portici alti, ma così alti ed imponenti che a Bologna ci avrebbero ricavato 3 appartamenti per studenti almeno.
This is the rhythm of the night, oh yeah.

Sarà l’aria di Torino ma mi ritrovo a sentir parlare di Juventus: in realtà non avevo idea su cosa fosse questo incontro ma leggo sul programma i nomi Michele Serra, Gianni Minoli, Walter Veltroni e Paolo Rossi. Qualsiasi essere umano avrebbe pensato ‘La conferenza in cui gente di sinistra prende per i fondelli il PD di Veltroni”.
Mai supposizione fu così sbagliata: Veltroni ha appena scritto un libro – si, un altro. Altro che Camilleri! – dal titolo meraviglioso “Quando cade l’equilibrista entrano i clown” che si rivelerà poi una frase di Platinì. Ed il libro è una specie di cortometraggio narrativo di una vittima ipotetica della tragedia dell’Heysel, il tristemente famoso stadio che nell’85 ospitò la finale di Coppa dei Campioni Liverpool – Juventus e che fu la tomba di 39 tifosi italiani. La storia ve la trovate su internet.
Insomma, un interista (Serra) parla di un libro dell’ex sindaco di Roma (Veltroni) con intervento di Minoli (a che titolo non si sa) con il ricordo di Paolo Rossi (il giocatore, non il comico. Maledette omonimie). Personalmente quindi, una palla unica, se non fosse per la straordinaria interpretazione di Michele Di Mauro, con una voce da far eccitare anche il più etero degli ascoltatori.
In tutto questo, mentre scrivo il post il sala stampa, il tizio al box vicino al mio ha appena detto “Sai, i fotogiornalisti sono quelli che statisticamente muoiono di più per arresti cardiaci dovuti allo stress.” Olè!

“La cacciata dei comici dall’Italia del ’600 e quindi la loro censura è stato ciò che ha fatto la fortuna della commedia dell’arte italiana in Europa. Mi auguro che il nostro Presidente Amatissimo, più che limitarsi a cacciare qualcuno dalla tv, ci mandi tutti via fuori dall’Italia: così i paesi europei potranno scoprire di nuovo la nostra bravura”. Questa una delle tante battute di Dario Fo intervenuto al Salone del Libro di Torino: il premio Nobel, facendo ridere tutta la sala gialla di Lingotto Fiera, fà riflettere e ci riconduce alla realtà, che è così assurda – continua l’attore/autore/letterario/etuttoilresto – che “ci è accaduto che l’anticipassimo con qualche nostra commedia, come quando, nel ’62, ‘prevedemmo’ l’urbanizzazione di una vasta area di Milano. Insomma, parlavamo di Milano 2 anni prima che venisse realizzata”.
Durante la conferenza, Dario Fo ha recitato un brano tratto dal suo ultimo libro “La Bibbia dei villani”, una raccolta di tutti i suoi interventi teatrali sulla cultura pagana in campo religioso: un maiale dalla strana parlata veneto-lombarda che chiede a Dio di avere un paio d’ali per volare e che, alla stregua di Icaro, per colpa della sua presunzione, le perde, schiantandosi per terra in un letamaio. ‘Ognuno ha il Paradiso che si merita’ conclude la compagna del porco presuntuoso.

Dalla sala stampa più anomala della storia, dove internet non funziona tranne che per Facebook, inizia una tre giorni non-stop di incontri e conferenze e presentazioni. Giusto per fare due nomi, la Sala Gialla oggi ospita Dario Fo, Angelo Bagnasco, Walter Veltroni, Giovanni Minoli, Paolo Rossi, Michele Serra, Beppe Tosco e Luciana Littizzetto. Il sacro ed il profano insomma come si suol dire.
Con una bustina di Mesulid sempre pronta in tasca, dopo aver allegramente donato € 2 al guardaroba per la valigia, mi butto nella folla di scolaresche, letterati, ignoranti: lettori di libri insomma. Come ogni anno insomma: il Salone (ex Fiera) del Libro, nonostante tutti gli annunci di eliminarlo dalla programmazione torinese, non demorde e va avanti. E, a proposito di consuetudine che non smette, neanche quest’anno hanno abbassato il prezzo dei libri, anzi.
La lite tra D’Alema e Sallusti è ancora sull’homepage dei maggiori quotidiani nazionali e già si scatenano le voci di corridoio su cosa intendesse Baffetto con “L’accostamento è del tutto improprio”: alcuni sostengono si tratti di un commento alla giacca blu di Bersani indossata su dei pantaloni neri. Altri mormorano, più maliziosi, che l’epiteto fosse rivolto ad un ragazzo del pubblico che mangiava del gelato alla cioccolata bevendo una limonata.
Noi non sappiamo a cosa si riferisse e non ce ne frega nulla, sinceramente. Ma troviamo la frase molto simpatica ed abbiamo pensato di riproporvela come suoneria per i vostri sms. Scaricatela da qui sotto e diffondetela!
L’accostamento è del tutto improprio! (mp3, 57Kb)
E per i più scurrili, abbiamo preparato anche un vada-a-farsi-fottere che, pronunciato da quei baffetti sexy, acquista decisamente un altro gusto!
Ma vada a farsi fottere! (mp3, 25 Kb)
E chi si incazza è perduto!

A breve verrà presentato un film a un festival e in questo film ci sarà una verità, che non è la verità, ma solo una delle verità. E l’Italia non farà una grande figura.
Ci siamo di nuovo: la verità non va divulgata perchè fà fare brutta figura al paese. Ricordate? E’ più o meno lo stesso concetto espresso da Berlusconi sul libro di Saviano: anche se ci sono scritte cose vere, tutto questo parlare di mafia e di camorra, dalla Piovra a Gomorra, non fanno altro che screditare il nostro Belpaese – non il formaggino eh.
Stavolta tocca a Bertolaso riproporre la solfa contro il docu-film della Guzzanti Draquila, in presentazione a Cannes. Chiaramente prima di averlo ancora visto, dato che si può ben immaginare quale faccia della gestione del terremoto verrà presentata. Guardare il dito che punta alla luna e non la luna stessa, oppure meglio: guardare la pagliuzza nell’occhio dell’altro per non sentire la trave che abbiamo… nel c.