Non leggete questo post: ossia, cose false, guardate nei commenti ed aspettate il prossimo.
Oggi un gruppo di hacker (mi permetto il corsivo perché sono sempre un po’ restio ad utilizzare questo termine) ha bucato la rete del Centro nazionale anti crimine informatico rubando sostanzialmente tutti i dati relativi ad indagini e controlli della polizia postale. Il gruppo Lulzsec, legato alla rete di Anonymous (ricordate gli attacchi pro Wikileaks?) avrebbe in mano quindi le prove dell’utilizzo illegale di documenti informatici da parte della struttura di polizia. In passato gli stessi ragazzi avevano bucato i server di una ventina di Università italiane, diffondendo dati personali per tutta la rete.
Quando un collegamento mi ha chiesto di seguirlo in una chat IRC mi sono sentito un po’ ai vecchi tempi, quelli di quando si era molto più smanettoni e si adorava complicarsi le cose con i comandi testuali. E in fondo mi sentivo anche dentro un film: accedere a questa chat dove si parla in realtà di tecniche di hackeraggio (chat che scopro poi essere costantemente sorvegliata dalla Pol. Post.) e buttare lì un paio di domande che volevano sembrare più interessate all’attacco, anche subdole. Ed essere contattato privatamente da un utente che mi dice di entrare in un altro canale e cercare Attila. Altro che Matrix ragazzi miei.
Attila mi rimbalza ad un utente GTFO (aka get the fuck out, non servono traduzioni direi) che mi chiede se sono un giornalista: dopo gli arresti del 5 Luglio nel loro gruppo ora sono molto cauti e conoscono i privilegi del segreto professionale. Gli dico che si, sono un giornalista freelance. Non si fida e per questo gli mostro una foto del mio tesserino caricata sul mio sito: in meno di 30sec. la foto viene vista da almeno 10 persone, segno che il ragazzo con cui parla deve prima verificare con altri “superiori” che io sia pulito, o robe simili. Chiaramente ho, per precauzione, salvato gli indirizzi IP di chi ha visto quella pagina. Anche io a questo punto gli chiedo punto di darmi una prova di essere dello staff, facendomi mandare un tweet privato dall’account del loro gruppo. Tutto funziona, quindi possiamo parlare.
Inizio a fare le solite domande, un po’ di rito, per far finta di volerne sapere in generale: sostanzialmente gli chiedo ciò che comunque è già scritto dovunque in rete. Poi passo alle cose più interessanti, tipo il perché di questo loro attacco. Alla domanda esplicita mi risponde un secco no comment ma basta girarci un po’ intorno e porgliela indirettamente facendogli notare che mi sembra più una ripicca che una dimostrazione secondo i canoni etici di Anonymous. Da lì ci vuole poco alla conferma che il furto dei dati è una vendetta per l’arresto dei componenti della loro crew. Loro sono della stessa famiglia, #Antisec un movimento nato dalla fusione di lulzsec ed Anonymous. Insomma, si fotta l’etica della libertà di informazione, se tocchi uno dei nostri te la faccio pagare: una banda.
Cerco di far riflettere il ragazzo con cui sto parlando, che mi appare sempre più uno messo lì solo a riferire informazioni – peraltro molto simpatico!, che tra i dati trafugati e che minacciano di pubblicare molto probabilmente ci sono dati sensibili di inchieste della polizia postale: roba che possono mandare all’aria investigazioni su frodi informatiche e indagini internazionali, magari facendo saltare delle coperture (tra i primi doc ci sono anche copie di documenti). Lui mi risponde che infatti stanno visionando gli 8Gb di file per capire cosa possono pubblicare e cosa invece potrebbe essere pericoloso – l’idea che possano non essere loro a saperlo non gli passa neanche per la testa. Inoltre la release dei dati è così lenta perché i pdf trafugati sono dotati di una backdoor che localizza il lettore al di fuori della rete della Pol.Post.
Mentre parliamo GTFO mi informa che attraverso una VPN (una rete privata virtuale) gli stanno arrivando altri file, evidentemente da chi ha compiuto l’operazione o chi si occupa di selezionarli e di aspettare in linea che li vediamo insieme. Ottimo penso, mi porto a casa una notizia nuova, penso. Inizia a dirmi a grandi linee cose c’è dentro, ambasciata australiana, forze armate del belgio, Procura di Genova (cose tra l’altro già presenti nel primo file rilasciato) e anche dei documenti sui monitoraggi della loro chat. Gli chiedo se può già passarmeli – “sì, ma devi MUOVERTI”. E mi passa un link. Poi va immediatamente offline e mentre scarico, anche il download si interrompe. Evidentemente non poteva ancora divulgarli. E la conversazione finisce qui, e con essa questa strana scena da film anni ’90.
In conclusione, mi sembra che intorno alla vera crew “NKWT LOAD” che ha fatto l’attacco ci sia un gruppo di ragazzini che gli faccia da front-end in modo da gestire i media in modo efficiente e non essere scoperti direttamente. Per quanto riguarda un’analisi più profonda delle motivazioni e dell’attacco, non posso che rimandarvi al giustissimo post di Fabio Chiusi.




