Ho sempre considerato le posizioni da coppia (o almeno io le ho sempre chiamate così) come le più scomode in assoluto.
E dire che dovrebbe essere il contrario, dovrebbe essere una cosa ovattata da film e anche se il caminetto con la tv 67 pollici non ce l’hanno tutti, e anche se la donna non ha sempre i capelli così a posto, le posizioni di affettuosità sono sempre viste come troppo poetiche.
Immaginatevi il vostro braccio intorno alle spalle di lei, e lei appoggiata che dorme, dopo dieci minuti il panico: non vi sentite più il sangue che circola, non volete svegliarla, il film che stavate guardando si trasforma da emozionante a enormemente lento, dovete improvvisamente andare in bagno e ormai avete perso totalmente l’uso del braccio.
Quando c’è una sedia in meno, le coppie si rendono disponibili a usarne una sola in due, risultato: le gambe di uno dei due muoiono immancabilmente e chiedere all’altro di alzarsi farebbe scaturire la crisi di obesità.
Dormire abbracciati in estate, ma anche in inverno, fa venire caldissimo dopo poco e tutti i muscoli sono tesi per non disturbare l’altro ma sai che più di cinque minuti non resisterai mai, quindi cerchi di pensare alle cose più addormentevoli che conosci ma non c’è niente da fare, dopo poco devi spostarti e trascinare il sacco di patate del tuo partner in una posizione che ti permetta di sfilarti dalle sue braccia.
Perché nella coppia c’è sempre quello che si addormenta prima dell’altro, e non sei mai tu.
E in viaggio? Treno, aereo, nave, fammi appoggiare un secondo che voglio stare vicino a te. Capelli tirati dai bottoni, torcicolli imprevisti, ascelle e smorfie amorfe, tanto che come prova d’amore basterebbe resistere un giorno nelle braccia dell’altro, farebbe accumulare così tanta pazienza da bastare per un sacco di tempo.
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