Mezza mela

Ho sempre considerato le posizioni da coppia (o almeno io le ho sempre chiamate così) come le più scomode in assoluto.
E dire che dovrebbe essere il contrario, dovrebbe essere una cosa ovattata da film e anche se il caminetto con la tv 67 pollici non ce l’hanno tutti, e anche se la donna non ha sempre i capelli così a posto, le posizioni di affettuosità sono sempre viste come troppo poetiche.
Immaginatevi il vostro braccio intorno alle spalle di lei, e lei appoggiata che dorme, dopo dieci minuti il panico: non vi sentite più il sangue che circola, non volete svegliarla, il film che stavate guardando si trasforma da emozionante a enormemente lento, dovete improvvisamente andare in bagno e ormai avete perso totalmente l’uso del braccio.
Quando c’è una sedia in meno, le coppie si rendono disponibili a usarne una sola in due, risultato: le gambe di uno dei due muoiono immancabilmente e chiedere all’altro di alzarsi farebbe scaturire la crisi di obesità.

Dormire abbracciati in estate, ma anche in inverno, fa venire caldissimo dopo poco e tutti i muscoli sono tesi per non disturbare l’altro ma sai che più di cinque minuti non resisterai mai, quindi cerchi di pensare alle cose più addormentevoli che conosci ma non c’è niente da fare, dopo poco devi spostarti e trascinare il sacco di patate del tuo partner in una posizione che ti permetta di sfilarti dalle sue braccia.
Perché nella coppia c’è sempre quello che si addormenta prima dell’altro, e non sei mai tu.

E in viaggio? Treno, aereo, nave, fammi appoggiare un secondo che voglio stare vicino a te. Capelli tirati dai bottoni, torcicolli imprevisti, ascelle e smorfie amorfe, tanto che come prova d’amore basterebbe resistere un giorno nelle braccia dell’altro, farebbe accumulare così tanta pazienza da bastare per un sacco di tempo.

aenimation

Sempre lo stesso sesso

Ormai con una certa periodicità, gli scienziati si addentrano in ricerce che si occupano di una delle poche cose che dall’inizio della storia è più o meno rimasta la stessa – con qualche simpatica variante – e che ha sempre posto tutti gli esseri umani su un piano di confronto particolare, in cui ogni distinzione di classe cede e dove il potere politico, per fortuna, nulla può: il sesso.

E’ proprio il sesso che ti “mette a nudo” davanti ad un’altra persona e sei lì, tu, da solo, che te la devi cavare. Dimentica ciò chi sei, dai quello che puoi e nient’altro. Vabbè, a parte le cazzate il libertà, vorrei tornare sulle ricerce: a partire dal Viagra, primo esempio di rimedio esterno contro dei poco simpatici problemini maschili, i ricercatori si sono spinti sempre più in là nel cercare il giusto rimedio a chi difetta di misure, di tempi o quant’altro, ingegnandosi in ogni tipo di diavoleria per controllare ogni singolo momento, dai preliminari, in diretta fino all’orgasmo.

E spesso si sente parlare di aiutini per quest’ultimo: telecomandi a distanza, farmaci portentosi e, per ultimo, un microchip nel cervello per stimolare l’orgasmo (fonte, come sbagliarsi, laRepubblica.it). In sostanza si utilizza la stessa stimolazione ellettrica celebrale utilizzata per curare alcuni disturbi alla vista e all’udito e per malattie come il Parkinson per indurre un piacere aggiuntivo a quello, magari insoddisfacente, procurato dal partner. Per l’applicazione poi del chip, sono previste delicate operazioni chirurgiche. Al cervello.

Evitando di ripetere ciò che eminenti studiosi osservano in materia (“Ma la passione e la componente del piacere non è data solo dalla stimolazione chimica” Ma dai!!??) vorrei farvi riflettere su quanto sia “giusto” il giudizio del letto: nessun trucco, niente associazioni a delinquere, minacce, intimidazioni, violenze. Questo è il vero campo in cui tutti siamo uguali.

Trarrei quindi una massima di conclusione, se mi passate la velata volgarità: ognuno ha la scopata che si merita.

Azzurra libertà.

Ok, magari il titolo riecheggiante ForzaItalia non è il massimo eh. Però ragazzi, fare i corridoi del Poli ridendo per l’esame di fisica2 di caxxo appena fatto – in 5 neanche a 16 punti siamo arrivati – e scherzando su quanto siamo cazzoni e quanto ci stiamo un attimo perdendo non ha prezzo.

Ma quant’è bello sapere che è finita, che domani posso svegliarmi tardi senza rimorsi di coscienza – perchè non è che prima mi svegliassi presto, solo che appunto mi sentivo in colpa per non aver studiato. Sapere che comunque sia andata adesso si è in vacanza, facciamo quello che dobbiamo fare, andiamo dove dobbiamo andare. Si lo so, dovrei affrontare delle decisioni, tipo “che fare da grande”, ovvero un triste deja-vu di un anno fa più o meno. Ma non sono capace a decidere.

Allora sti gran cavoli, ora mi rilasso, poi esco a fare le foto e stasera mi farò portare a qualche parte a festeggiare. Ripeto, sti cavoli.

Poi si penserà a partire, decidere, traslocare, riflettere, discutere, litigare.

Ma ora no, ora mi annichilisco e faccio l’ameba.

Perchè ho finiiiiiiitooooooo!!!

ps. scusate, sto troppo relaxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx!!!