Draquila – L’Italia che trema

Premessa n. 1: non amo guardare i film, non capisco nulla nè ho mai scritto alcun tipo di recensione.
Premessa n. 2: non amo in genere lo stile della Guzzanti nei documentari. Quando fa la comica si, ma quando deve fare la giornalista a volta la trovo troppo esagerata nel cercare la comicità piuttosto che nel riportare il fatto nudo e crudo – che poi spesso è anche più comico così com’è in realtà.
Premessa n.3: pur non essendo esperto di cinema e di Guzzanti, qui si parla di un docufilm su L’Aquila e, se permettete, ne so veramente tanto. Ultimamente soprattutto, posso ben dire di sapere molto di più di tanti altri. Ah, che bello se questo fosse di qualche utilità.

Poste le giuste premesse posso quindi parlarvi brevemente di Draquila, che se non l’avevate capito nè dal mondo che ne parla intorno a voi, nè dalle mie premesse, ve lo dico, è il docu-film (D.O.C.U.F.I.L.M.E.S.E. come si dice dalle nostre parti) realizzato in quest’anno di post sisma da Sabina Guzzanti su un po’ tutte le vicende del terremoto di L’Aquila. Si parte dalla gestione dei campi, si passa per il progetto C.A.S.E., si studia il sistema della nuova Protezione Civile, si finisce con la prevenzione.

Insomma, tutto ciò che c’era da dire lo dice. Il mio giudizio è molto positivo: in primis ho apprezzato come sia stato lasciato molto poco spazio ai comitati cittadini e ai “soliti” rappresentanti per lasciar raccontare quasi tutto a cittadini convinti e contenti dell’operato di Berlusconi. Esattamente, sono proprio loro che in qualche modo mettono in risalto dove le cose non hanno funzionato e non funzionano.

Nei 97 minuti di pellicola potrete osservare una vasta gamma di personalità aquilane – scoppierete a ridere quando toccherà alla vecchietta con la parrucca e gli occhiali da sole, credetemi – ascolterete i luoghi comuni ed il populismo che fanno presa sulla gente, capirete un sacco di cose e ne scoprirete altre che non potevate neanche immaginare seguendo la tv. Non amo attaccare la televisione di parte e l’informazione strumentalizzata ma qui è oggettivo: non potrete fare a meno di constatare che quello che credevate era tutta una farsa. E attenzione, ci credono anche molti di noi!

Insomma, andate a vederlo, portateci gli amici ed i parenti, meglio se di destra. Vi prego giusto una cortesia: non comprate dei popcorn, tanto non li mangereste. Vi si chiuderà lo stomaco dall’inizio del film.

Il colpo di grazia

Con quello che sto per scrivere sto per attirarmi addosso se non insulti, commenti poco gratificanti dalle persone con cui ho condiviso spesso delle iniziative nella mia città: intendo il c.d. “Popolo delle carriole”.

Una breve cronologia degli eventi vede organizzare la manifestazione delle “Mille chiavi” nata spontaneamente su Facebook con l’intento di riportare l’occhio, abbastanza distratto, dei media sulla situazione reale della ricostruzione di L’Aquila, in particolar modo del centro storico – situazione oggettivamente “travisata”, per essere dolci, da televisioni e giornali che troppo fanno affidamento, anche qui a voler essere buoni, a comunicati stampa del Governo. Dopo la manifestazione delle chiavi, in cui i cittadini tornano a pensare di incontrarsi in centro, inizia l’avventura delle carriole: stavolta con l’aiuto dei Comitati sorti in questo anno, prima centinaia di persone, che presto però diventano migliaia, per tre domeniche invadono pacificamente quella dannata zona rossa, ottenendo risultati fantastici.

La vicenda di L’Aquila torna alla ribalta dei media nazionali, finalmente sotto un occhio critico, la vicenda delle macerie si sblocca, accogliendo anche in parte la richiesta dei “protestanti”  di selezione le macere in loco. Insomma, indubbiamente un gran bel risultato. Anche se il più bello a mio avviso, è quello di riportare tutta quella gente ad incontrarsi per il Corso, ai Quattro Cantoni, in Piazza Palazzo. Solo per questo, per aver risvegliato il piacere di vivere il centro, le carriole vanno premiate.

Poi il periodo si fa caldo, le elezioni sono incombenti, ci va di mezzo la Curia, ci vanno di mezzo i candidati, ci va di mezzo la politica: ed ognuno prova a portare acqua al suo mulino. O cavalcando le carriole – abbastanza distanti in realtà dagli schieramenti politici – oppure attaccandole come movimento politico: pensiero che culminerà con il sequestro dei “mezzi” e la denuncia penale verso alcuni dei partecipanti rei di aver fatto propaganda politica nel momento delle votazioni.

Le elezioni vanno come vanno, si tenta di farlo passare come un risultato vittorioso dell’operato del Governo, rispecchiante quella “maggioranza silenziosa” che non protesta bensì apprezza e lavora. E su questo mi sono già espresso, è chiaro come la penso e non è l’oggetto della discussione. Il punto piuttosto è la puntata di Porta a Porta in onda in diretta il 6 Aprile, dedicata alla ricostruzione – dedicata a modo di Vespa….. – e con un collegamento da Piazza Duomo, dove interverrà una rappresentanza dell’ormai famoso “Popolo delle carriole”. In studio oltre a Cialente e Chiodi, un Bertolaso abbastanza “comodo” in quella serata, un paio di ospiti più o meno inutili, i genitori di Giulia Carnevale forse anche abbastanza estranei a tutto il contesto, il direttore di qualche cosa del Min. Beni Culturali, un architetto del PoliMI – un convertito al progetto C.A.S.E. sulla via di Bazzano – e un Placido abbastanza inutile.

Al momento del collegamento con la Piazza, mi stupisco di non vedere quelli che fino ad ora sono stati i promotori del movimento cittadino, facenti o meno parte dei comitati: riconosco giusto Federico D’Orazio, che prenderà poi la parola facendo fortunatamente l’unico intervento decente ma nessuno da comitati, o almeno nessuno dei “soliti noti”. Il collegamento avrà un esito disastroso: i pochi intervistati da una giornalista combattente di Porta a Porta (combattente per Vespa) incalza persone che parlano più con la pancia che col cervello. Pur essendo dalla loro parte, mi chiedo come si possa pensare di andare ospiti di una simile trasmissione e pensare che semplicemente gli avrebbero potuto far dire ciò che pensavano. Ragazzi, Santoro vi avrebbe aiutato ad esprimere il concetto, Vespa, con Bertolaso ospite, no. Finisce con il conduttore alterato che, prima di togliere la linea alla Piazza, augura ai cittadini in disaccordo col Governo di vivere 10 anni nei container. Bella roba.

Gli interrogativi che mi vengono in mente dopo cotanto siparietto sono svariati, ma uno mi mette più curiosità degli altri: dove erano i “pensatori” dei comitati? Quelli che fino al 5 hanno promosso la causa, che hanno curato le relazioni con la stampa, perchè non c’erano? Mi riferisco a coloro che hanno animato il movimento del 3e32, quelli che hanno portato le carriole in Piazza, quelli che poi, inevitabilmente, si sono detti disgustati dalla scenata in tv. Non sapevate come funziona P.a.p? Non credevate che almeno uno che avesse un discorso organizzato ed una capacità almeno superiore alla media sarebbe stato utile in un collegamento che ipotizzare burrascoso era pensare ottimisticamente?

Hanno – o abbiamo, mi ci metto anche io – sfidato il Re della comunicazione sul suo campo ed hanno/abbiamo perso clamorosamente: ora le carriole sono solo il movimento autoreferenziale di una sinistra estrema e contestatrice che si lamenta di tutto. E, guarda un po’, sono riuscito a smontarlo proprio subito dopo le elezioni, in tempo per dire “visto? Ve l’avevamo detto che era tutta una manovra per le elezioni. Ma avete visto anche che siamo lo stesso riusciti a batterli!”.

Il risultato è stato quello di riuscire a frammentarci nuovamente ancora di più, se possibile: l’illusione dell’unità post terremoto è durato meno di una stagione di una serie tv.

Aquilani, non cambieremo mai: ci hanno dato la notorietà planetaria ma non ci hanno insegnato come usarla!

P.s. prego ogni lettore di lasciarmi un commento,  è importante!

99 rintocchi a lutto

Il nuovo Presidente della Provincia

« Gli uccelli non sono aggressivi, signorina. Sono il simbolo della gentilezza. »

Questa era una battuta di un vecchio film dell’orrore degli anni ’60 in cui gli uccelli mettono poi inesorabilmente sotto assedio la cittadina dove vivono i protagonisti. Il film non ha finale, lo lascia immaginare agli spettatori.
Bene, noi, a L’Aquila, abbiamo scritto, se non il finale, un capitolo sostanzioso: abbiammo (hanno in realtà) consegnato la Provincia in mano ad un personaggio di Celano che mesi addietro, mentre erano ancora in auge le tende blu dalle nostre parti, era il portaborse e compagno di merende di colui che proponeva di spostare definitivamente il capoluogo di regione a Pescara, che ormai L’Aquila era morta, sarebbe stato il tempo di fare il passo.

Lo stesso personaggio dalla dubbia intelligenza: forse è davvero scaltro, ma è molto, molto reticente nel mostrarlo. Piuttosto dobbiamo dire che il tipo in questione è solamente un ariete nella volontà di Berlusconi di avere in mano L’Aquila. Dopo aver – e in fondo ce lo aspettavamo pur sperando per umana decenza il contrario – utilizzato i più biechi mezzucci come le cartoline comparative Abruzzo-Umbria, Mr.B ha sedotto gli aquilani, gli ha mostrato una G.A.M.B.A. sensuale ed invitante, facendo ben capire che non era un regalo ma uno scambio: io te la do, tu mi dai il voto.

Ha fatto tutto quel che aveva promesso di fare, non importa se poco o sbagliato, il resto lo ha lasciato alle istituzioni locali, per mostrare il loro fallimento inevitabile se il Governo non c’è: casualmente, le istituzioni locali sono di sinistra. Lui ha fatto la manicure ad un malato di cancro, lasciando la chemio al Comune ed alla Provincia.

Vi ha fregato cari amici che lo avete votato. Noi abbiamo usato la pala per portar via le macerie dal centro, voi avete avuto il regalo una pala luccicante per scavare la fossa alla città di L’Aquila. Non vi fate sentire in giro che vi lamentate però. Non vi azzardate solo a fiatare. Pretenderò di incontrare l’uccellaccio in giro per L’Aquila come succedeva con la Pezzopane, e pretenderò che mi saluti anche lui. Che mi sorrida e faccia pose stupide quando faccio le foto. E pretendo anche che quando quattro studenti incazzati chiedono di essere incontrati, lui li riceva subito, discutendo e dandogli delle serie risposte.

L’Aquila bella mè, te vojo revedè. Ho fiducia perchè da che mondo è mondo, L’Aquila è più forte Del Corvo.

Francesca, Maddalena e gli imprenditori dei morti

Fortunatamente non sono ancora state rimosse tutte le macerie che dal 6 Aprile rendono caratteristico il panorama aquilano, così avremo modo di tirarle sui denti agli allegri comari che se la ridevano sfregandosi le mani e pensando a quanti bei soldini sarebbero entrati nei loro portafogli mentre noi, incredibilmente, ci disperavamo perchè i nostri zii, genitori, figli, amici, erano sotto cumuli di sassi, sotto le briciole rimaste dei palazzi venuti giù. Chi c'era, chi ha passato quei giorni – per non parlare del resto – di dolore alla ricerca, troppo spesso vana, di un amico sopravvissuto, riesce a comprendere quanto sia dolorosa una risata. Come sia assurda, incredibile, ingiustificabile un anche minimo sentimento di gioia, dovuto solo all'idea di far soldi. Metto da parte la diplomazia, il senso civico, il pacifismo: fatemi stare da solo con questi ominucoli, vorrei fargli capire qualcosa.

Non sto giudicando i reati che potrebbero aver commesso perchè, ne sono convinto e l'ho spesso ribatido, un avviso di garanzia, così come un arresto cautelare, non significano nulla ai fini della colpevolezza, alla fine della storia. Ma le parole sono quelle, si sentono e si leggono. Difficile interpretarle in altro modo. Stavano festeggiando perchè da noi finiva il mondo. Punto, non c'è altro da aggiungere.

Che questo succeda tra degli imprenditori, è intollerabile. Ma che queli imprenditori siano invischiati come in una fonduta con il Sottosegretario nonchè Commissario-a-tutto nonchè direttore del DPC nonchè futuro ministro nonchè Dott. Guido Bertolaso, è una cosa a cui vorrei tanto non credere. Ditemi vi prego, che non è vero: non ho mai apprezzato l'operato di quest'uomo nè la santificazione che per mesi se ne è fatta. Ma erano comunque critiche legate all'operatività, alle decisioni strategiche che lui ha preso nella gestione del post-sisma (Le avesse prese anche nel pre-sisma…..). La cosa peggiore che noi potessimo pensare, che magari qualcuno abbia addirittura sperato che il terremoto ci fosse per poi venire a far soldi, è al limite con l'inimmaginabile – un po' come dire 'gli asini che volano'.

Pensare che solo un giorno prima dello scandalo DPC-G8-Maddalena (che è un'isola, mentre la ragazza di turno è Francesca) si era costituito un gruppo consiliare al Comune di L'Aquila la cui prima iniziativa sarebbe stata quella di promuovere la pratica per assegnare la cittadinanza onoraria a Bertolaso. Onoraria, cioè dovuta a cause di grande onore, lealtà, asservimento allo Stato ed ai suoi cittadini. Adesso scopriamo che il Dott. Guido era si asservito, ma magari più ad imprenditori e – anche lui – al sesso, che al popolo bisognoso.

In tutta lealtà, avrei preferito di gran lunga che lo fosse divenuto cittadino aquilano, piuttosto che scoprire cosa hanno combinato dietro.
Non vorrei iniziare a questo punto a pormi dubbi, a riflettere, a chiedermi quanto altro c'è dietro, quante magagne compiute magari addirittura prima del terremoto – e qui sarebbe veramente il peggio, pensare che ci si organizzava da prima.

Nella speranzosa attesa che esca fuori una verità 'rassicurante' – e sono disposto a sacrificare l'onore della magistratura tutta pur di sapere che tutto ciò non è vero – ho il bisogno fisiologico di vomitare.

Brr..

Tempo di statistiche: da metà Gennaio a metà Marzo abbiamo assistito a L’Aquila a ben 30 episodi di terremoto con una magnitudo variabile da 2 a 3.3, con uno in provincia di 3.6.

S.g.c. direte voi. Però una statistica ci stava da farla dai, calcolando pure che ultimamente va di moda prevedere le scosse sismiche attraverso una strana teoria sulla radioattività del radeon che, come fanno notare i più maliziosi, coincide piuttosto con un cambiamento della pressione atmosferica. E fortunatamente non fa un terremoto ogni volta che torna la pioggia.

Nel mentre noi si vive un po’ con la paranoia che ogni vibrazione sia il terremoto ma tanto poi quando realmente lo fa si reagisce con la stessa paura di quando suonano al citofono – “Toh, cos’era, il terremoto?” “Mi sa di si..” “Ah, vabbè.”
Tra le sensazioni più vicine alle scosse telluriche abbiamo il compagno di banco in sala studio che quando scrive utilizza la stessa forza di una motozappa a motore a scoppio e fa oscillare sospettosamente il tavolo, la lavatrice degli inquilini di sopra, il letto di quelli di sopra, le sedie spostate di quelli di sopra, insomma tutto ciò – cane compreso – che striscia sul pavimento di quelli di sopra, lo spazzaneve che ti passa praticamente in camera perchè abiti al piano rialzato, tuo padre che prova a suonare il tuo basso a palla – questa magari è più rara, più un tot indefinito di cose dalla dimensione variabile che per qualche strano motivo ci fanno riscoprire ogni volta la potenza della forza di gravità.

In tutto ciò, i ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia sono sul piede di guerra perchè questo Governo ha tagliato quasi la totalità dei fondi destinati a loro e quindi “minacciano” di non poter più fare questi studi e quindi, di conseguenza,  non pubblicare più questi dati – e così sono riuscito a taggare berlusconi anche in questo post.

Tra geologi che dicono che tante piccole scosse impediscono il verificarsi del BigOne e altrettanti che provano il contrario, da queste parti si sta, come d’autunno sugli alberi, le foglie.

Mmm.. Chocolate!

Ehi, me lo concedete un momentino?  Vorrei chiedervi una cosa, parlarvi di una brutta sensazione che non so classificare..

Explosion, by e.lestrange

Explosion, by e.lestrange

Parlo di quando aprite il giornale, o qualche sito di informazione e leggete che per esempio, il Vaticano si dice deluso da Napolitano perchè ha rifiutato di firmare un atto incostituzionale ed inumano. Oppure quando Berlusconi dice che c’è bisogno di certezza della pena e che è colpa di certi magistrati rossi se i complici degli stupratori sono ai domiciliari. Oppure di quando sentite che un gruppo di neo-fascisti dalle parole facili e le idee smarrite manda comunicati ai giornali minacciando che “per ogni metro quadro preso dai gay, noi ne occuperemo 10 intorno a loro”.

Bene, quando leggo questo, mi viene da stringere i pugni, mi prende alla bocca dello stomaco, vorrei averlo davanti per urlargli contro se si rende conto delle cose che sta dicendo. Come lo chiamate voi questo sentimento? Rabbia è banale. Perchè se fosse rabbia, in qualche modo sbollisce; è rabbia fino al punto di tirare un cazzotto sulla scrivania, tutto lì. Ma questo fa più male, ti butta veramente per terra, ti spinge a pensare possibili scenari futuri da apocalisse civile.
Forse è dovuto dalla sfacciataggine con cui si dicono certe cose: passo la mia esistenza a mediare, a soppesare e trovare le parole giuste per ogni momento, senza mai farne sfuggire una dal seminato della diplomazia e poi sentite queste ANSA “nucleari”.

Questa sensazione ti rimane dentro ed ogni volta che si ripresente un momento come quello sopra, riesce dirompente, tutta quella che avevi accumulato fino ad allora e si accresce. Chissà fino a quando potrò resistere.

Io non so se capiti anche a voi, ma se è così, sarò molto felice di non sapermi l’unico in Italia.

L'immagine peggiore

Ogni tanto è giusto riportare qualche articolo non mio. Questa volta tocca a Curzio Maltese di Repubblica. Non potevo esprimere meglio questi concetti, ho pensato bene di riportare direttamente la sua voce.

I bookmakers in questi casi non accettano scommesse. Da mesi, in previsione dell’evento storico dell’altra notte, si aspettava la prima gaffe di Silvio Berlusconi sul colore della pelle del nuovo presidente americano. Il Cavaliere non delude mai le peggiori aspettative e la battuta è arrivata. L’unica sorpresa è la tempistica. Ad appena ventiquattr’ore dall’elezione il premier se n’è uscito con la storia di Obama “abbronzato”. Non è la solita cafonata alla quale ci ha abituato e ci siamo ormai rassegnati da lustri. È una definizione grondante di razzismo.

Il peggior razzismo, quello semi inconsapevole e quindi assai autoindulgente che dilaga in Italia, fra la preoccupazione del resto del mondo. Una malattia sociale che un governo responsabile dovrebbe combattere, invece di sguazzarci con gusto.

Scontata la gaffe, ovvia la reazione. In simili frangenti Berlusconi adotta due reazioni standard. La prima: non l’ho mai detto. È la più assurda, ma paradossalmente efficace (in Italia). Come fai a discutere con uno che nega se stesso? La seconda è: l’ho detto ma non avete capito.

Stavolta ha usato questa. “Abbronzato era un complimento, una carineria” ha spiegato ai soliti cronisti bolscevichi. “E se non lo capite, allora andate a fare…”. Sommando così carineria a carineria.

S’intende che “andare a fare” è detto con affetto. Con eguale affetto i giornalisti potrebbero ricambiare l’invito, ma probabilmente le giustificazioni valgono solo dall’alto verso il basso.

Non stiamo a farla lunga. Non si tratta solo di vergogna. Chi ne ha ancora la forza? È piuttosto la disperazione di essere ogni volta precipitati in questo indegno pollaio. Gli elettori americani in un giorno hanno cambiato la storia del mondo. L’avvento del figlio di un africano alla Casa Bianca sta spingendo miliardi di persone, pur nel mezzo di una crisi spaventosa, a interrogarsi sui valori profondi della democrazia, la più straordinaria conquista dell’umanità, in fondo a un cammino secolare di sangue e intolleranza. E il contributo dell’Italia berlusconiana a questo grandioso dibattito qual è? Questa miserabile trovata, volgare e razzista, senza neppure il coraggio dell’assunzione di responsabilità o la dignità di porgere le scuse.

Non bastava la sortita a caldo del ministro Gasparri, il quale, confondendo le proprie ossessioni di ex fanatico fascista con la competenza internazionale, aveva commentato “sarà contento Bin Laden”. Ci voleva pure lo strazio supplementare della “battuta” di Berlusconi, che ha ormai girato il mondo, con danno enorme per il Paese. In pochi minuti infatti la rete ha deluso la speranza residua, che non lo prendessero sul serio, come altre volte. Come siamo abituati a fare qui, rassegnati a non scandalizzarci per lo scandalo, a non chiamare fascismo il fascismo, razzismo il razzismo.

C’era stata la rincorsa provinciale ad appropriarsi di Obama. Tutti si proclamano o cercano l’Obama italiano, a destra e a sinistra. Quando in Italia un Barack Obama non avrebbe neppure il diritto di voto. I figli d’immigrati, 440 mila fra nati e cresciuti qui, non sono considerati cittadini italiani, per via del medievale ius sanguinis. Lo ricordiamo nell’ipotesi, piuttosto remota, in cui fra le centinaia di obamisti dell’ultima ora si trovasse un politico serio. Ecco l’occasione per proporre finalmente una legge civile in materia d’immigrazione.

A cominciare dal presidente del Consiglio, i cui molti cantori hanno illustrato nei giorni scorsi alle masse ammirate le straordinarie analogie fra Berlusconi e Obama. Come non scorgere, del resto, l’assoluta comunanza delle due parabole. Il figlio di un pastore kenyano che arriva alla Casa Bianca a soli 47 anni e promette di cambiare il mondo. E l’uomo più ricco d’Italia che a 72 anni, con il solo aiuto del novanta per cento dei media da lui controllati, torna a Palazzo Chigi, dopo aver cambiato i capelli. È naturale che Berlusconi abbia adottato Obama, ripromettendosi di dargli presto “buoni consigli”. Incrociamo le dita perché non avvenga, nell’interesse stesso del premier. Non si sa come la Casa Bianca potrebbe reagire a una frase del tipo: “Vieni, abbronzato, che ti spiego come non farsi processare”.
Che fare? Vergognarsi per loro, ridere, piangere. Fingiamo pure che tutto sia normale. Però quanto stringe il cuore ascoltare il nobile discorso dello sconfitto McCain: “Il popolo ha scelto. Ho avuto l’onore di salutare il nuovo presidente degli Stati Uniti. È una giornata storica”. Non si potrebbe avere un giorno un conservatore come questo a capo della destra italiana, anche di seconda mano?

Ricorrenze

Succede che quest’anno cadono i sessant’anni dall’entrata in vigore della Costituzione. Ed accade anche che in questo 2008 mai come prima d’ora la Costituzione stessa è stata maltrattata, ignorata, calpestata, sostituita di fatto da una Costituzione materiale che ben poco ha a vedere con quel documento che sessanta anni or sono i nostr Padri Costituenti scrissero, mettendoci dentro tutta la passione, lo spirito di Stato, l’esperienza, l’altruismo e i desideri per un mondo migliore che portavano con loro dopo vent’anni di regime ed una guerra mondiale. Se c’è una cosa all’avanguardia in Italia, nettamente avanzata rispetto agli altri paesi Europei e non, è la nostra Carta Costituzionale. E giustamente stiamo – ma oggi posso dire stanno – con impegno demolendo.

Vent’anni dopo succedeva il ’68. Succedeva tutto quello che le proteste studentesche hanno portato. Il terrorismo nero e rosso ma anche tutte le conquiste in materia di rappresentanza, di emancipazione femminile, di idee di libertà ed uguaglianza.

Ma se c’era una cosa che sia nel ’48 che nel ’68 era ben chiara e fuori da ogni discussione era la Pubblica Istruzione. Prevista come la unica e sola garantita e mantenuta dallo Stato dall’art. 33 della Cost. non la vede al centro delle battaglie dei sessantottini.

Dobbiamo riconoscere quindi, in quest’anno di duplice ricorrenza una specie di coincidenza astrale, se si può definire così. E’ proprio in quest’anno che il Governo, nelle figure di Silvio Berlusconi, Maria Stella Gelmini e Giulio Tremonti “porta all’estinzione” (per utilizzare le parole di un docente universitario) l’Università Pubblica italiana. Grazie a due articoli presenti nel disegno di legge 133/08 – che in realtà è la legge finanziaria – la Mary Star permette alle società private di comprare le facoltà – anche materialmente eh.. – e di innescare una catastrofica catena di eventi che vanno dal sicuro innalzamento delle tasse scolastice fino al condizionamento da parte delle aziende dei campi ricerca, all’enorme massa di precari che saranno sempre più impiegati negli atenei.

Ora non voglio spiegarvi nulla di più su questa legge – tra l’altro molto corta da leggere – ma voglio invitarvi a riflettere. Se ciò non vi sembra corretto, scendete e manifestate. Ascoltate, se non volete dar retta ai ragazzi, i docenti, i rettori delle Università. Ascoltate le loro ragioni e le loro occupazioni. Fate vedere al signor B. che il dissenzo si può ancora esprimere, che anche se lui ordina l’intervento della polizia – lasciando sorpresi per altro i suoi colleghi Ministri – noi possiamo ancora gridare che immensa porcheria stanno realizzando. Se si può fare qualcosa, ora è il momento di farlo.

In questo momento ascolto Italo Bocchino, del PdL, che afferma che nel decreto non si parla di università nè di scuola. Mi chiedo allora di cosa parli. Di frigoriferi? Di porcellini d’India?

Oggi B. sarà a Pechino a fare qualcosa. Per chi è a L’Aquila, stasera alle 18:00 scenda in piazza della Prefettura a manifestare, a far sentire il proprio dissenzo. Facciamogli sentire fino a Pechino quanto siamo incazzati. Anche se non abbiamo fatto il ’68 – come direbbe Elvezio. :)

Posso di nuovo dirlo.

A lavoro e alla lotta.

Immunodeficienti

im|mu|ni|

s.f.inv.

1 TS stor., esenzione da oneri o imposte di cui godevano in passato particolari categorie di persone o istituzioni rispetto all’autorità del sovrano o del pontefice
2 TS dir., privilegio o complesso di privilegi di un soggetto che, per le sue funzioni o il suo ufficio, gode di un trattamento particolare nei confronti della legge

Per iniziare bene questo mio pezzo che sarà sicuramente di parte, schierato, giustizialista, malfamante, spregiudicato, volgare, politicizzato, pretestuoso, populista e demagocico, vorrei parlare bene del Presidente della Camera, alto esponente ormai all’opposizione..

Infatti Gianfranco Fini ha rinunciato a priori e prima che divenisse legge ad avvalersi del lodo Alfano (o meglio lodo Berlusconi come dice Carofiglio, non a torto) permettendo ai magistrati di portare avanti avanti il processo in cui lui rappresenta comunque l’accusa: ha citato infatti per diffamazione il pm di Potenza Woodcock, quello, per capirci, dello scandalo dei Savoia e un altro paio che non vi sto a citare. E’ un piccolo gesto ma è sempre qualcosina, in confronto a chi.. vabbè, la storia la sapete.

Bene, glissando dunque su avvenimenti da segnalarvi di importanza planetaria come la sagra della pizza fritta, della panonta e deji cerije se non vi dispiace vorrei spendere due paroline poco specifiche, direi piuttosto generali su un po’ questi mesi di governo di Silvio IV.

Più che altro vorrei focalizzare – per quanto possibile eh, non sono di certo un analista politico – sulla strategia adottata dal Suo Governo da un paio di mesi. Direi anzi da subito. Ma anche da prima si, dai. Ricordate la strategia della tensione degli anni ’70? Superata, obsoleta. Si torna, rivisitandola, ad una anniventeggiante strategia dell’emergenza. Ovvero, rendere ogni problema che un normale Governo di un normale Paese (in effetti non si confà per niente al nostro Belpaese) un’emergenza nazionale che prevede mosse straordinarie della classe dirigente che noi popolo (con la p minuscola) dobbiamo ingoiare ma che tanto ci fa bene. E’ questa l’unica soluzione possibile per arginare la situazione.

Con questo “stratagemma” vengono portati avanti abomini legislativi che se li vedessero i nostri Padri costituenti – tutti, anche quelli di destra che, come dice Alemanno, erano una buona parte della resistenza o_O – si rivolterebbero animosamente nella tomba. Noi no, non ci rivoltiamo più di tanto: e di spazio ne abbiamo per farlo, non siamo mica in una fossa. In questo modo l’esercito è stato mandato nelle città, a presidiare i centri cittadini: da più parti è stato contestato questo provvedimento, sulla durata, sui modi e sul concetto – a mio parere profondamente “terribile”. Ma passiamo pure oltre: i rifiuti in Campania. L’emergenza c’era sicuramente ma vorremmo tutti sapere sotto quale tappeto sono stati spazzati i rifiuti che prima occupavano le città partenopee. Alcuni azzardano l’ipotesi che siano stati caricati su tir che viaggiano in continuazione senza meta sulle autostrade, responsabili quindi dei famigerati ingorghi vacanzieri. In effetti non sarebbe una soluzione sciocca. Almeno non da noi, ecco.

D’urgenza si è deciso di prendere le impronte digitali agli abitanti dei campi nomadi, minorenni compresi. Partendo dal fatto che tale provvedimento non risolverà nulla del problema della criminalità presente anche tra i rom, così come tra gli italiani, questa decisione è stata contestata a gran voce da, più o meno, ogni persona ed ente dotata di una minima capacità intellettiva. L’Unicef, l’Unione Europea per citarne due piccoli piccoli hanno bollato come razzista il provvedimento. Aggiungamo anche la Chiesa che, dalle pagine di Famiglia Cristiana, diventato nel frattempo un periodico comunista, attaccava a colpi di titoli ed opinioni, la scelleratezza governativa.

Ma d’urgenza abbiamo anche dovuto tutelare il premier dai suoi processi pendenti: prima l’emendamento blocca processi e poi il lodo Berlusconi sono stati varati in poche settimane in virtù dell’urgenza di Silvio IV di poter governare il paese. Non nel nome dell’urgenza dei suoi processi che si avviano a sentenza, ma proprio perchè lui è un perseguitato e non avrebbe potuto presenziare al consiglio dei Ministri nè al G8 perchè sarebbe dovuto essere presente essere in aula per difendersi. Assodato che in aula non ci è andato lo stesso perchè la legge è stata promulgata da pochi giorni e Lui era presente sia al Consiglio dei Ministri, è forse colpa nostra se lui è indagato?? Gli si deve riconoscere quantomeno una spropositata faccia di culo. E vi avevo annunciato che sarei stato volgare e di parte.

Insomma, la strategia comune in questi quattro mesi è stata: dichiarare di volere 1000 per in realtà volere solamente 100. Ritrattare il 1000 facendo la figura di chi è pronto a sacrificarsi per il bene del Paese ed approdare con indifferenza generale sul 100. Che spesso è volentieri è un qualcosa 100 volte oscenamente contraria ad ogni principio democratico.

Qui chiudo, non prima però di aver fatto una piccola correzione – su questo penso di saperne di più del Premier – alle accuse da lui lanciate. Quando attacca i giudici attribuendo loro i fantastici teoremi giudiziari non sa forse che un teorema è ciò che è una tesi dimostrabile partendo da ipotesi, ovvero accuse che vengono comprovate con l’ausilio di prove, siano esse armi del delitto, testimonianze o intercettazioni. Ma il popolo (sempre con la p minuscola) ormai è affascinato dai neologismi del Cavaliere, dalle sue belle parole che seppur sbagliate, centrano il problema.

Questo frega il popolo: la facilità e la delega della soluzione a qualcun altro. Ovvero, pensaci tu, non mi spiegare come fai, fai come vuoi, basta che la cosa mi sembri bella. Il Popolo invece non farebbe così.

Lodiamoci

lodo

[lò-do] s.m.

dir. Decisione collegiale presa dagli arbitri di una vertenza, che assume efficacia di sentenza con decreto del pretore: l. arbitrale

E così è passato anche il lodo Alfano, è stato firmato, è stato promulgato, è legge. E tutti hanno sulla bocca queste due parole, lodo Alfano, già lodo Schifani, già lodo Maccanico. Insomma, ce n’hanno messo per trovare qualcuno che associasse il suo nome ad una tale nefandezza, ma ce l’hanno fatta. Ed Angiolino ne va pure tutto fiero. Contento lui direte voi.. Il fatto è che lui è contento, il suo datore di lavoro ancor di più. E al popolo? Al popolo spero qualcosina importi, sennò ragazzi miei stiamo messi proprio male.

Grazie ai nostri inviati a Palazzo Chigi siamo in grado di svelarvi due nuove proposte di legge che si sussurrano nei corridoi del potere:

  • Lodo Provenzano: il Premier avrà il diritto di sciogliere le Camere. Nell’acido. (In realtà, se lo facesse sul serio, sarebbe immune dal processo penale per aver disciolto ad occhio 800 persone in acido per tutta la durata della legislatura)
  • Riforma delle semplificazioni legislative: stamattina nella sua conferenza stampa, il Premier ha rivendicato il merito di aver abolito un buon 30% dell’apparato legislativo italiano, apparato rindondante, pedante, pesante, inutile, complicato. Il Ministro Calderoli, incaricato appunto alla Semplificazione Legislativa ha stilato una lista di norme che saranno presto abolite; tra le prime, una legge complicata, restrittiva e molto severa, che limita in grande modo l’operato del Governo: la Costituzione Italiana. Tiepida opposizione di tutti i cittadini italiani tranne i Savoia e qualche reduce fascista. Berlusconi accusa gli oppositori di collusione con la magistratura e con la sinistra – quale per altro, sarebbe interessante saperlo.

Dal nostro inviato a Palazzo Chigi è tutto, al prossimo aggiornamento.