Tutte le mie torri

Casa mia – come forse tutte le case di studenti fuori sede in genere – è caratterizzata dalla presenza di alcune torri, significative della nostra vita. Sì, esattamente torri.

Iniziando dalla cucina, oltre il caratteristico mucchio d’immondizia partenopeo, c’è l’italianissima Torre di Pisa: decine di cartoni delle pizze impilati l’uno sull’altro in un equilibrio molto precario, sono il simbolo dell’amicizia con il fattorino delle pizze ed al tempo stesso rappresentano il nostro orgoglio nazionale. Cosa mangeremmo se non esistesse la pizza a domicilio? Altra roba a domicilio direte voi; ma forse non è così semplice..

Spostandosi sempre nel salone/cucina/ingresso, resterete ammaliati dalla Torre di Hanoi: un mucchio di bagagli valige e suppellettili in attesa di una collocazione, si spostano da una stanza all’altra come i malefici cerchi in legno del giochino per cervellotici passano da un pirulo ad un altro nel loro migrare da quello di destra a quello di sinistra. La differenza è che nel gioco c’è una soluzione, in casa no.

Le altre due torri sono in bagno: la prima, sulla mensola, a sinistra dello specchio. Un bicchiere con il dentifricio e gli spazzolini. Sette spazzolini. E ci abitiamo in due. Questa è la vera Torre di Babele, che mischia e confonde le lingue, così come i denti. Nessuno sa a chi appartengono gli strumenti di pulizia dentaria, perchè è chiaro che non sono dei nostri doppioni. Erano semplicemente lì e nessuno ha mai pensato di portarli via, non si sa mai..

Molto simile è la Tour Eiffel, la torre della vanità, in pieno stile gallico: una ventina di flaconi di bagnoschiuma, shampoo e balsami, quasi totalmente vuoti, che si ammassano nell’angoliera porta saponi della vasca. Sono lì da quando è stata costruita casa, sono appartenuti a tutti gli inquilini passati di lì. Osservando con cura i prodotti, si può capire anche quante donne e quanti uomini ci siano stati. Il balsamo ancora pieno è il mio: ho sbagliato a comprarlo e l’ho confuso con lo shampoo..

Le ultime, giustamente, sono le due torri: gli Asinelli e la Garisenda, sul divano della mia camera. Sono i vestiti che tolgo e butto lì, accumulati nei mesi. L’altro giorno, in Dicembre, ho trovato anche un costume da bagno. Alè.

Cose che adoro della mia nuova casa

Musica consigliata: http://www.stereomood.com/activity/it%2527s%2braining

A scanso di equivoci, parlo del mio alloggio a Bologna: se dovessi parlare di quella di L’Aquila, parlerei di Casa e non di casa. By the way, iniziamo.

Adoro la posizione: è precisamente dove la volevo, in un posto dove i rumori non sono dei camion fermi al semaforo nè della 1000miglia che passa sotto casa ma dei ragazzi che si ubriacano ai due bar qui sotto e che litigano col distributore automatico delle sigarette. E implicitamente ho già detto il secondo punto: adoro i rumori di questa casa. Oltre a quelli che vengono da fuori, mi piace ascoltare le voci delle famiglie che vengono dalle finestre che affacciano nel piccolo cortile interno, che in realtà fa molto sud – nonostante inizino a cenare alle 19.30. Ma ci sono famiglie, bambini, studenti e stranieri: una varietà di gente che puoi osservare attraversi i vetri delle loro finestre, magari quando sono tutti in cucina la sera per la cena.

Il punto di forza è che è una mansarda. Ho sempre desiderato abitare in una mansarda, sin da bambino: che poi l’ingresso-cunica-salotto è anche abbastanza alto, non è di quelle cose opprimenti. In camera devo stare più attento alle corna certo, ma è accogliente e non soffocante. Ho un letto matrimoniale che cigola e si staccano le doghe al primo sussulto, ma tiene compagnia anche quello. Un armadio Ikea montato – storto – da me, un divanetto a fiori che ho ereditato da nonna, una coppia di piantane come se fosse un cimitero ed un’altra serie di oggetti più o meno ingombranti – tra i quali mi sento di citare la libreria a colonna che la notte del terremoto a L’Aquila scaraventai per terra in preda alla furia di voler abbracciare il pilastro di casa.

E poi, ho un divano gigante, dove per “gigante” intendo grande a sufficienza per sdraiarmi senza ripiegare le gambe in strane posizioni. E, rullo di tamburi, sopra il divano gigante, ho un abbaino. Abbaino. Lo dico un’altra volta, abbaino, per gustare il suono un po’ obsoleto, un po’ retrò di questa parola. Non è forse simpatica? Ok, a parte questo, dicevo di avere una finestra sul soffitto. Vi tralascio quanto sia godurioso aprirlo e chiuderlo per soffermarmi sul massimo del piacere: la piogga sul vetro.

Stendersi sul divano, mettere la musica giusta – cfr. il consiglio ad inizio del post – ed ascoltare le gocce che cadono sul vetro sopra la tua testa. Si raggiunge una forma strana di trascendenza, rimarrei qui per ore ad occhi chiusi ad ascoltarla, e va tutto bene.

[Ammetto di essere caduto nel luogo comune di ascoltare-la-pioggia-che-batte-sul-vetro ma in effetti è quello che sto realmente pensando. In fondo i luoghi comuni sono così perchè succedono spesso no? E allora, di cosa vi lamentate? Sono normale.]

AAA qualcosa cercasi

Se il mio destino era quello di vivere accampato, bè ci sto riuscendo: ad oggi, ho cambiato un tot di città e di case – avevo fatto il conto una volta – ed ora speravo di aver trovato della stabilità. Forse è così, ma forse c’è in me qualcosa che la rifiuta: forse è per questo che dopo due settimane la mia camera è un cumulo di scatoloni non ancora aperti ed un armadio smontato per terra.

La storia dell’armadio la conoscono bene quelli che mi seguono su Facebook: è senza viti, non so che modello sia, non so come montarlo. Dovrei comprarne uno nuovo sì, dovrei sentire il padrone di casa, dovrei. Ma il condizionale mi offre lo spunto di non farlo e di vivere con la valigia costantemente aperta, come faccio da un anno e mezzo ormai. Ho un letto con le doghe, ma queste cadono ogni volta che mi giro e mi ritrovo costantemente con il culo per terra – una metafora forse?

Dall’altro lato questo weekend tornerò a dormire nella mia vera casa, a L’Aquila. O almeno nel salotto della casa, visto che il resto è ancora inutilizzabile.

Se qualcuno ha della stabilità, per favore, me ne dia un po’.

E all’improvviso anche noi notiamo i calzini turchesi

Mi sono chiesto se scriverlo, e mi ero risposto inizialmente di no. Poi però mi è tornato su, ed ho provato a buttare giù qualche riga: anche se non l’avessi pubblicato, metterlo nero su bianco mi avrebbe fatto stare meglio. Poi di nuovo voglia di lasciar stare: perchè crearsi problemi inutilmente?

Passa la serata, esco ed al rientro trovo la situazione peggiore di prima: è inevitabile che io scriva quello che penso. Ho il dovere di dirlo, anche se non importerà mai a nessuno o se semini discordia e problemi in quel po’ di relazioni sociali che tengo ancora in piedi a L’Aquila.

In questa seconda stesura sarò molto più sintetico: meno fronzoli, chi deve capire tanto capirà. Il contesto è il processo per le vittime del crollo della casa dello studente a L’Aquila in cui è imputato, tra gli altri, Luca D’Innocenzo. Tralascio la parte in cui vi spiego chi è e in cui vi illustro le ragioni per cui secondo me è innocente ed è un offesa solamente pensare che abbia delle responsabilità legali nella vicenda.

Comunque non è il processo in sè il quid, bensì quelli che come me difendono, fuori dalle aule di tribunale, il nome di Luca: dopo l’udienza d’appello di ieri – scandalosa se si considerano le parti civili che hanno chiesto di costituirsi (57) e le integrazioni di reato a carico di D’Innocenzo e Valente – “la mia parte”, quella degli innocentisti per fare un grottesco gioco di parole, ha scelto una linea di difesa che mi lascia sconcertato quanto deluso ed amareggiato. I miei amici infatti hanno scelto di passare all’attacco di Rossini, il Procuratore Capo di L’Aquila: è tutta oggi che vedo riemergere articoli dell’84 in cui si riporta in auge la carriera del pm, che presenta oltre alla lotta al terrorismo, degli elementi che fanno sorridere, come quando interrogò Moana Pozzi o quando si occupò della censura dei film hard in tv.

Premesso che non stimo Rossini come magistrato, ben altro è l’attacco di basso livello che si sta perpetrando in queste ore: ricordate quando il Tg5 fece un servizio sui calzini turchesi del giudice che si stava occupando del caso di Berlusconi? Ditemi ora dov’è la differenza tra il telegiornale di allora ed i vostri post su Facebook di oggi. Ditemi, dove sono finiti i princìpi che a quel tempo declamavate come ‘moralmente indefettibili’? Ora che siamo dall’altra parte, ci comportiamo come lui fa da 15 anni?

Ammetto di esserci cascato anche io inizialmente: ho sorriso alle notizie a proposito di cosa si è occupato Rossini in passato ed ho lasciato un paio di commenti divertenti e divertiti su Facebook. Ma poi ho pensato, mi sono osservato da un altro punto di vista ed ho visto nient’altro che gli stessi cronisti che irridevano i calzini turchesi.

Personalmente voglio difendere Luca nel merito, voglio che sia dimostrato come lui non c’entri nulla con tutto ciò che è stato tirato fuori e che ben altri sono i colpevoli – soprattutto quelli politici. Io voglio veramente verità e giustizia, ma non quella fatta sbrigativamente perchè c’è bisogno di un colpevole. Io farò veramente ciò che posso per dare una mano, ma voi credetemi, seppur in buona fede, non state aiutando Luca. State facendo un gioco sporco, una strada che avete sempre combattuto ed ora vi trovate a percorrere a grandi passi.

Probabilmente peccherò di presunzione o forse non ho capito ancora nulla di come vanno le cose. Sarà magari che non sono mai riuscito ad andar dietro alle teste pensanti e rimanere allineato per bene: per questo mi girano le palle ora e mi incazzo. Mi dispiace se qualcuno si incazzerà a sua volta e mi bollerà come sono stati bollati in tanti che, arrivati ad un certo punto, si sono discostati ed hanno pensato “Ehi, ferma un attimo, non è così che si fa”. Mi dispiacerebbe ancor di più se tutto ciò accadesse a mia insaputa.

Perciò, un appello personale: se credete che sia una testa di cazzo, abbiate il coraggio e la voglia di dirmelo. In fondo io quello che pensavo di voi, ve l’ho appena detto.


Una nota personale di Luca sull’udienza preliminare di ieri e da come è stata riportata dai media. Vi giro il suo invito di prenderla come una riflessione e di suggerirla agli amici e di non trattarlo come un comunicato stampa: http://www.facebook.com/note.php?note_id=429958384713&id=1349923473

Le 5 domande alla Curia di L'Aquila

Sulla moda delle domande poste da la Repubblica a Mr. B, ecco le "mie" 5 domande alla Curia di L’Aquila. Domande reali, non retoriche nè populiste a cui credo che qualcuno debba rispondere per chiarire questa benedetta storia della nuova casa dello studente San Carlo.
Le domande sono state girate alle testate locali online e poste sul blog di Don Luigi Maria Epicoco, che del caso si è occupato.

1) Allo scadere dei trent’anni previsti dall’accordo di programma, la proprietà dello stabile tornerà al nudo proprietario, cioè la Curia di L’Aquila, come previsto dagli art. 952 e ss. c.c.?

2) Esiste un accordo di programma tra la Curia, le regioni Abruzzo e Lombardia ed il Comune de L’Aquila per affidare la gestione della C.d.s. all’ADSU? Se si, in che modo è stato reso nullo, trattandosi di un accordo vincolante?

3) Esiste un bando pubblico e pubblicato per l’accesso ai posti della C.d.s. San Carlo? E se esiste, quali sono i criteri con i quali si è
stabilita una graduatoria? – se c’è e non sia stato invece utilizzato il criterio del primo che arriva..

4) Chi sono stati i beneficiari dei posti alloggio? Intendo nomi e cognomi, così come le graduatorie delle C.A.S.E., dei posti alla Reiss
Romoli etc..

5) Chi avrà diritto all’alloggio nella C.d.s. San Carlo dovrà versare una quota, per quanto simbolica o agevolata? E se si, a chi dovrà essere versata?

Vi prego di far girare in ogni modo queste 5 domande fino a che non avranno una risposta certa dalle istituzioni!

 

Ancora sulla Curia, sulla Regione Abruzzo e sulla Casa dello Studente

 

Non volevo tornarci su, ma mi trovo di nuovo a spiegare la situazione assurda in cui ci si trova con la gestione della Casa dello Studente "San Carlo" di L’Aquila, della quale mi ero occupato nel post precedente. Questo che segue è un commeno lasciato originariamente all’articolo relativo alla questione su www.uduaq.org Lo ripubblico qui per completezza, e per ritrovarlo meglio in caso di necessità.

Ok, va fatta un po’ di chiarezza sut utta questa storia. Premetto che parlo da esterno poichè in quanto aquilano ed ex studente a Teramo, dei posti letto a L’Aquila non me ne cale personalmente. “Sono fuori dal giro”, diciamo.
Ricostruiamo per chi si fosse perso qualcosa:

1) esiste un accordo di programma (quello citato da Antonio in seduta di Consiglio Comunale) tra Regione Lombardia, Regione Abruzzo, Comune di L’Aquila e Curia di L’Aquila (che è a tutti gli effetti un ente privato come può esserlo la Conad, per dirne una) i cui contenuti sono già stati spiegati da Antonio appunto e che potete trovare presso gli uffici del Commissario per l’ADSU alla Regione Abruzzo (piano terra, entrando a destra, corridoio frontale, prima o seconda porta a destra, Dott. F. D’Ascanio). Per completezza, questo accordo è firmato dal Presidente Chiodi mentre all’ADSU c’è un vuoto istituzionale, cioè il presidente, dimissionario, D’Innocenzo non è in carica ed il commissario ancora non ha accettato l’incarico. Quindi Chiodi risponde per l’ADSU, naturalmente.

2) La Regione Lombardia impiega i soldi del FAS che non è altro che un fondo che lo STATO devolve alle Regioni per provvedere allo sviluppo di aeree degradate. In origine era la ben nota “Cassa del Mezzoggiorno”. Con le robe federali, riforme e leggi, diventa FAS e tocca a tutte le regioni. Soldi quindi statali devoluti alle regioni. E i soldi allo Stato glieli diamo TUTTI NOI. Sempre per completezza eh.

3) La Curia NON DONA il terreno al Comune di L’Aquila ma il suo DIRITTO DI SUPERFICIE: questo, come potete verificare su qualsiasi testo elementare di diritto privato (Art. 952 e ss. c.c.) prevede che la proprietà della terra (nuda proprietà) rimanga alla Curia, in questo caso, mentre ciò che sarà costituito sopra è proprietà del costruttore (Regione Lombardia che però avrebbe donato lo stabile alla Regione). Il d. di superficie può essere perpetuo o con scadenza: nel nostro caso ha un termine di 30 anni. Quindi nel 2039 si riavrà la riespansione del diritto sulla nuda proprietà della Curia anche allo stabile, che sarà quindi, a tutti gli effetti, della Chiesa.

4) Già al punto tre dovreste essere scandalizzati per l’enorme regalo che il Patrimonio dello stato s.p.a. fa alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana S.p.a. Ma lo scandalo maggiore arriva quando con una delibera di Giunta la Regione Abruzzo approva la gestione della Casa dello Studente a favore della Curia, DISAPPLICANDO l’accordo di programma preesistente tra le parti, che altro non è che un contratto e come tale vincolante, “con forza di legge” (sempre dal c.c.). Chi voleva l’illecito, eccolo.

5) La gestione del diritto allo studio non è di competenza esclusivamente pubblica: io privato posso fare un colleggio e affittarlo a chi dico io e come pare a me – vedi per es. quello in costruzione davanti Gallucci a Coppito. Ma è difficile che un privato possa svolgere attività di alloggio per gli studenti con una struttura a tutti gli effetti pubblica. Quantomeno sarebbe possibile se la graduatoria d’accesso a questi posti fosse la stessa ed unica utilizzata per gli altri posti (Reiss Romoli o borse di studio o che so..) per offrire quei servizi che permettano ai “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.” (art. 34 Cost.)

6) A mio avviso oltre che possibile è auspicabile il ricorso al TAR contro la delibera di Giunta con la quale la Regione Abruzzo ha affidato la gestione dell’immobile alla Curia in quanto appunto viola un accordo preesistente e sul quale ogni studente dell’Ateneo aquilano ha fatto affidamento. Seguendo questa linea di principio, in linea teorica, gli studenti penalizzati da questa “gestione privata” potrebbero addirittura richiedere un risarcimento per il danno causato dall’affidamento all’accordo di programma, ma non vogliamo esagerare qui, ci basta che tutti abbiano gli stessi diritti.

Questo dal punto di vista più o meno giuridico. Se ravvisate che abbia scritto cazzate o cosa false, contestatemi i punti precisi con fatti altrettanto precisi grazie, non ho tempo e voglia di discutere sui massimi sistemi e sull’esistenza di dio, quel dio che “progetta la frontiera e costruisce la ferrovia”.
Con affetto,
ttan

Do they know is Christmas time at all?

Gingle bell, gingle bell, etc etc..

A Natale manca ancora un po’ ma questo ipocrita mondo consumista – quanto mi piace… – ci sta già pensando. Ed un signore che ci pensa già da quest’estate è il Governatore della Regione Lobardia, noto sotto il nome di Formigoni.
Si chiedeva verso luglio come poter fare un regalo alla Chiesa senza apparire troppo e senza far sapere alla gente che i regali lui li fa con i soldi degli altri – i nostri per l’esattezza.

In due righe vi racconto come funziona: la Regione Lombardia decide di fare una donazione agli studenti aquilani, una nuova Casa dello Studente, che non venga giù. Formig contatta la Curia che gli dice "Tho, ho proprio un terreno qui sottomano. Se mi rifai anche la sede della Curia, ti ci lascio fare sopra la CdS". Formig accetta, mettendo alla progettazione e realizzazione chiaramente la gens Lumbàrd. Ma ci può stare. Legalmente la Chiesa (privato) concede alla Regione Lombardia (pubblico) il diritto di superficie sul suo terreno. Regione Lombardia (sempre pubblico) costruisce la CdS che dona a QUALCUNO (punto cruciale) per essere utilizzata come alloggi per gli aventi diritto.

Primo quesito: con che soldi li costruisce? Con i FAS, Fondi per le Aree Sottoutilizzate(Sottosviluppate), ovvero un fondo erede della vecchia Cassa per il Mezzoggiorno ma con pennellate federaliste: in altre parole, soldi che sono gestite dalle Regioni per promuovere quelle attività utili a portare ricchezza e sviluppo in aree povere – in principio era pensato per il Sud d’Italia.

Fin qui, ci può stare tutto. Ma poi in un freddo giorno di Novembre arriva la sorpresa-pacco. La Curia (privato, organo della Chiesa Cattolica Italiana S.p.a.) gestirà i posti alloggio, con graduatorie e criteri differenti da quelli della Regione (pubblico) che tramite la sua agenzia ADSU gestisce i servizi di diritto allo studio. Da prime dichiarazioni della Curia, l’ADSU pensa hai posti di chi ha diritto mentre loro penseranno a chi ha bisogno. Questo implica criteri di selezione diversi. Quali saranno i criteri con cui un ente privato gestirà dei posti letto costruiti con soldi pubblici duplicando ed bypassando le graduatorie pubbliche?? Potranno fornire punti l’essere figli da genitori uniti in matrimonio religioso, essere cattolici e praticanti, portare il cilicio, avere in camera un poster della Binetti. E già qui viene da urlare. (Inciso: alcuni dei ragazzi morti sotto le macerie della CdS non erano neanche cattolici poichè erano studenti stranieri…..)

Ma il bel pacco arriva ora. Da nozioni elementari di diritto privato si sa che il diritto di superficie in pratica scinde la proprietà di un terreno in due separate proprietà: una, quella originale della terrà, comprende solo il suolo, la cd. nuda proprietà mentre l’altra riguarda l’immobile su di esso costruito, quindi due proprietari differenti. Ma il diritto di superficie può non essere (e spesso non lo è) perpetuo bensì sottoposto a termine, usualmente venti o trent’anni.

Se quindi in questo caso il diritto di superficie è a termine, tra vent’anni – o chissà quando, ipoteticamente anche prima o dopo – la situazione sarà questa: la Curia di L’Aquila (sempre privata) sarà PROPRIETARIA dello stabile costruito dalla Regione Lombardia (pubblico) con i soldi del FAS (pubblici) e lo potrà gestire come gli pare e pare, potendo o meno istituire graduatorie (private) per l’assegnazione dei posti letto.

Ditemi voi se questo non è un bel regalo di Natale!!

98 amici in comune

 Utilizzando frasi fatte si osserverebbe quanto sia beffardo il destino. Senza utilizzare la retorica invece, pensi che cazzo, senza riuscire bene a darti una spiegazione, darla a te in primis e poi agli altri che ti chiedono, da fuori, come mai. 

Allora riordini i pezzi degli anni passati, di anni prima del 6 Aprile, perchè il mondo non è né cominciato né finito in quel giorno, è solamente cambiato. Riordini la storia leggendo i nomi degli avvisi di garanzia mandati dalla Procura per il crollo della Casa dello Studente e scoprendo il nome di Luca.

Chi non lo ha conosciuto lo bolla come un politico – cfr. la Repubblica – con l’articolo indeterminativo davanti, come per accumunarlo ad uno qualunque di quelli che lì, a Roma, si fanno le leggi da soli, si aggiustano gli affari, nascondono papelli. Luca è un politico perchè fa politica: fa politica quando è un membro del sindacato studentesco per rivendicare urlando i propri diritti. Fa politica quando diventa presidente dell’Azienda per il diritto allo studio regionale: io quel ruolo l’ho sempre visto come il successo di uno che, riuscendo ad “infiltrarsi” dall’altra parte, ora può lavorare per dare ai ragazzi quello che ha sempre preteso, spesso restando inascoltato, dagli amministratori. Un posto letto per chi non se lo può permettere, borse di studio, mensa, sala studio e ricreative. In tre parole, diritto allo studio.

Uno dedica la vita per questo, si crea tanti, tantissimi nemici – che poi si sa come funziona in questi casi nella nostra città, basta fare qualcosa che ti trovi il coro dei contrari di professione che ti insultano violentemente. Uno passa gli anni a convincere i ragazzi a non accettare il ricatto del contratto in nero per una topaia nel centro storico – perchè questi erano gli aquilani, proprietari di appartamenti fatiscenti affittati a studenti per prezzi esagerati. E ci dobbiamo stupire di come non ce ne sia rimasto nessuno sotto le macerie, quella notte, parliamone di questo.

Ma dicevo, uno passa gli anni a lottare per queste cose per cosa? Per ritrovarsi poi, l’unico politico indagato per il crollo della Casa dello Studente. Ok, gli avvisi di garanzia non sono una condanna, né sanciscono neanche l’inizio del giudizio vero e proprio. Ma fanno male. Fanno fin troppo male in una città che vive di pettegolezzi. In questo contesto, un’indagine vuol dire che sei colpevole, specie nella situazione in cui si cerca disperatamente una bestia con qui prendersela, un uomo da condannare, da indicare per non pensare a tutte le piccole colpe che tutti abbiamo in questa vicenda del terremoto, fatta da migliaia di piccole e grandi omissioni, piccoli e grandi abusi, piccole e grandi truffe.

Come se non bastasse il sentirsi di merda a prescindere da ogni tipo di responsabilità giuridica: come pensate che si senta una persona che lotta per avere dei posti letto agevolati per gli studenti “più meritevoli e bisognosi” (Art.34 Cost.), li ottiene, li assegna a ragazzi che poi diventano suoi amici, posti che poi si trasformano nella loro tomba? Inutile ogni parola, ogni parola d’amicizia e di affetto da parte degli altri, di merda ti senti e di merda resterai. Questo è il vero assurdo di tutta questa complicata storia, che chi fa del bene degli studenti la sua bandiera per anni finisca con essere l’unico accusato – ancora non formalmente – per la loro morte. Verrebbe da dire, chi te lo fa fare. Non c’è un qualcosa che te lo fa fare, non c’è un qualcosa che ti fa fare di non essere egoista e pensare agli altri.

Chi deve farlo indagherà, spero con serietà maggiore di quanta ce ne sia stata fino ad ora (il Procuratore Rossini, dopo sei mesi di perizie, scopre che sotto via XX Settembre ci sono gallerie e grotte. Negli anni del fascismo l’Istituto Minerario di L’Aquila, in mancanza di vere miniere, portava lì gli studenti ad esercitarsi. La storia insegna, ancora una volta..) ed un giudice stabilità se Luca era in dovere – ed in potere – di fare di più quella notte. Non a livello di amicizia, ripeto, ma a livello del suo compito istituzionale: chiunque poteva chiamare i ragazzi e suggerirgli di passare una nottata fuori, ma non è detto che il Presidente dell’ADSU, dopo delle perizie che scongiurano pericoli, possa cacciare dai propri alloggi la gente. Ma, ripeto, chi deve farlo, verificherà.

Luca fa politica certo, per la sua età la conosce fin troppo bene, la politica e le sue magagne, le sue rogne, le sue cattiverie: lui le ha sfidate, le ha controllate ed ora le subisce. Luca mi ha insegnato tanto, mi ha suggerito, mi ha fatto vedere come si fanno le cose serie e sopratutto mi ha fatto capire, magari involontariamente che se lavori bene, le cose le ottieni. Ed è questo quello che dirò a tutti quelli che mi chiederanno di questa vicenda: Luca sa lavorare, ha ottenuto e pagherà per questo. Luca, per quello che si è, credi.

A volte ritornano. [Aggiornamento]

Aggiornamento del 1.12.2008:

Per i cultori delle news tecniche, da oggi il blog è tornato ad essere ospitato da Netsons.org, sperando che l’affidabilità dei loro server sia un attimo migliorata.
Vorrei fare i miei più sentiti ringraziamenti al caro pc della Casa delle Associazioni che ha svolto egregiamente il suo lavoro e che magari, troverà presto un serio impiego.

Saluti tecnici..

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Immagino che abbiate avuto tanta paura che questo blog scomparisse dalla rete. Ed invece è tornato Eh già, che dispiacere, ci sono ancora. Devo ringraziare la Casa delle associazioni che temporaneamente mi ospita sul suo server e mi permettere di recuperare tutto il vecchio materiale nel frattempo che il vecchio spazio torni utilizzabile ecco..

Tranquilli, non è cambiato indirizzo, potete sempre arrivare qui tramite http://ttan.netsons.org e tramite arcane magie..oplà! sarete proiettati qui..

A prestissimo con nuovi pezzi.

ps.

come potete facilmente, in questo tempo che non avevo il blog, mi sono venute tantissime cose da scrivere.. -.-’