Faenza, la città assediata dal terremoto nel 2000

Ritorna a bomba in questi giorni il tema della prevenzione e delle misure da adottare in caso di un persistente e preoccupante sciame sismico: molti non conoscono però la storia di Faenza.

L’anno è il 2000 e tutto inizia il 19 Aprile, mese evidentemente legato ai terremoti. Da questa data al 9 Maggio, culmine della paura, si registrano più di 200 scosse, un numero impressionante se si tiene conto che si verificano quasi tutte di notte: in quei giorni infatti i parcheggi sono tutti pieni, gli abitanti lasciano lì le auto anche di giorno per non perdere il posto. I negozi di sport non hanno più disponibilità di tende nè di sacchi a pelo: pochi sono quelli che ancora hanno il coraggio di dormire in casa. Ancor di meno sono quelli che riescono comunque a dormire. Le scuole sono chiuse per due giorni per gli accertamenti strutturali ed una casa di riposo di un comune limitrofo viene evacuata dopo il distacco di intonaco e di alcune controsoffittature. Il Comune allestisce cinque punti di accoglienza in caso di emergenza: un piano comunale di protezione civile che veniva da uno schema superiore regionale individuava una serie di aree da destinare a ricoveri d’urgenza e d’emergenza. La scelta era stata fatta individuando aree scoperte, non a ridosso di abitazioni – quindi in genere o zone verdi o parcheggi; l’altro criterio era stato che nella prossimità ci fossero servizi igienici disponibili. In caso di necessità comunque la struttura comunale di Protezione Civile aveva a disposizione – in proprietà – dei servizi igienici chimici prontamente installati dove mancavano. “La gente si può rivolgere ai presìdi di Croce Rossa e Protezione Civile nel parco San Marco, nel parco Stecchini, in via Fornarina angolo piazza Bologna, in piazzale Pancrazi (vicino allo stadio) e in via Calamelli“ dichiara l’assessore comunale per la Protezione Civile. In ogni punto sono allestite delle tende per chi non se la sente di dormire all’interno delle abitazioni ed un’eliambulanza sempre pronta al decollo. Ma nelle aree attrezzate, ognuna della quali può accogliere un bacino di utenza di 7000 – 8000 persone, sono state montate anche strutture ricreative, in modo che oltre che dormitori, di giorno diventano anche centri di aggregazione. Per spingere la cittadinanza ad all’uso dei “campi preventivi”, era stata portata avanti una campagna d’informazione sulla stampa locale, nei centri sociali e all’interno dei quartieri.  Una delle cinque aree è stata realizzata addirittura con dei moduli-containers forniti dalla Protezione Civile Regionale dell’Emilia Romagna. Anche ad Imola si istituisce un presidio della Protezione Civile e vengono attivati alcuni numeri telefonici dedicati all’assistenza in questa fase d’emergenza. Le scuole rimangono chiuse un paio di giorni per delle verifiche statiche dopo le forti scosse avvenute nella notte.

Il 15 Maggio i giornali locali riportano, con molto sollievo, la notizia dell’arresto del maledetto sciame sismico: solo qualche scossa strumentale è avvertita dalla popolazione ma nulla di preoccupante, ed in un paio di settimane la situazione torna nella normalità. Il bilancio di questa esperienza è molto positivo: nessuna scossa disastrosa si è verificata ed il sistema di PC locale si è dimostrato efficiente ed efficace. E’ stato messo in atto un piano di prevenzione funzionale: un modello che forse sarebbe stato possibile attuare a L’Aquila nella settimana che va dal 30 Marzo al 6 Aprile. Era possibile attrezzare alcune aree individuate in precedenza con tende e presidi medici per chi non avesse voluto trascorrere la notte nelle abitazioni del centro storico? Soltanto il bacino comunale Faenza-Forlì coinvolto nell’esperienza del 2000 è di circa 60.000 persone, a fronte delle 70.000 di L’Aquila di cui solo circa 9000 vivevano in centro: questo dato proverebbe che con una struttura locale di Protezione Civile realmente funzionante, fare della prevenzione accurata sarebbe stato possibile.

Nel caso di Faenza nessuno ha mai parlato di previsione dei terremoti: la prevenzione è ben altra cosa. E’ forse possibile ripetere questa esperienza ora, oggi, per scongiurare un pericolo causato dallo sciame che sta investendo la zona di Montereale?

Draquila – L’Italia che trema

Premessa n. 1: non amo guardare i film, non capisco nulla nè ho mai scritto alcun tipo di recensione.
Premessa n. 2: non amo in genere lo stile della Guzzanti nei documentari. Quando fa la comica si, ma quando deve fare la giornalista a volta la trovo troppo esagerata nel cercare la comicità piuttosto che nel riportare il fatto nudo e crudo – che poi spesso è anche più comico così com’è in realtà.
Premessa n.3: pur non essendo esperto di cinema e di Guzzanti, qui si parla di un docufilm su L’Aquila e, se permettete, ne so veramente tanto. Ultimamente soprattutto, posso ben dire di sapere molto di più di tanti altri. Ah, che bello se questo fosse di qualche utilità.

Poste le giuste premesse posso quindi parlarvi brevemente di Draquila, che se non l’avevate capito nè dal mondo che ne parla intorno a voi, nè dalle mie premesse, ve lo dico, è il docu-film (D.O.C.U.F.I.L.M.E.S.E. come si dice dalle nostre parti) realizzato in quest’anno di post sisma da Sabina Guzzanti su un po’ tutte le vicende del terremoto di L’Aquila. Si parte dalla gestione dei campi, si passa per il progetto C.A.S.E., si studia il sistema della nuova Protezione Civile, si finisce con la prevenzione.

Insomma, tutto ciò che c’era da dire lo dice. Il mio giudizio è molto positivo: in primis ho apprezzato come sia stato lasciato molto poco spazio ai comitati cittadini e ai “soliti” rappresentanti per lasciar raccontare quasi tutto a cittadini convinti e contenti dell’operato di Berlusconi. Esattamente, sono proprio loro che in qualche modo mettono in risalto dove le cose non hanno funzionato e non funzionano.

Nei 97 minuti di pellicola potrete osservare una vasta gamma di personalità aquilane – scoppierete a ridere quando toccherà alla vecchietta con la parrucca e gli occhiali da sole, credetemi – ascolterete i luoghi comuni ed il populismo che fanno presa sulla gente, capirete un sacco di cose e ne scoprirete altre che non potevate neanche immaginare seguendo la tv. Non amo attaccare la televisione di parte e l’informazione strumentalizzata ma qui è oggettivo: non potrete fare a meno di constatare che quello che credevate era tutta una farsa. E attenzione, ci credono anche molti di noi!

Insomma, andate a vederlo, portateci gli amici ed i parenti, meglio se di destra. Vi prego giusto una cortesia: non comprate dei popcorn, tanto non li mangereste. Vi si chiuderà lo stomaco dall’inizio del film.

Francesca, Maddalena e gli imprenditori dei morti

Fortunatamente non sono ancora state rimosse tutte le macerie che dal 6 Aprile rendono caratteristico il panorama aquilano, così avremo modo di tirarle sui denti agli allegri comari che se la ridevano sfregandosi le mani e pensando a quanti bei soldini sarebbero entrati nei loro portafogli mentre noi, incredibilmente, ci disperavamo perchè i nostri zii, genitori, figli, amici, erano sotto cumuli di sassi, sotto le briciole rimaste dei palazzi venuti giù. Chi c'era, chi ha passato quei giorni – per non parlare del resto – di dolore alla ricerca, troppo spesso vana, di un amico sopravvissuto, riesce a comprendere quanto sia dolorosa una risata. Come sia assurda, incredibile, ingiustificabile un anche minimo sentimento di gioia, dovuto solo all'idea di far soldi. Metto da parte la diplomazia, il senso civico, il pacifismo: fatemi stare da solo con questi ominucoli, vorrei fargli capire qualcosa.

Non sto giudicando i reati che potrebbero aver commesso perchè, ne sono convinto e l'ho spesso ribatido, un avviso di garanzia, così come un arresto cautelare, non significano nulla ai fini della colpevolezza, alla fine della storia. Ma le parole sono quelle, si sentono e si leggono. Difficile interpretarle in altro modo. Stavano festeggiando perchè da noi finiva il mondo. Punto, non c'è altro da aggiungere.

Che questo succeda tra degli imprenditori, è intollerabile. Ma che queli imprenditori siano invischiati come in una fonduta con il Sottosegretario nonchè Commissario-a-tutto nonchè direttore del DPC nonchè futuro ministro nonchè Dott. Guido Bertolaso, è una cosa a cui vorrei tanto non credere. Ditemi vi prego, che non è vero: non ho mai apprezzato l'operato di quest'uomo nè la santificazione che per mesi se ne è fatta. Ma erano comunque critiche legate all'operatività, alle decisioni strategiche che lui ha preso nella gestione del post-sisma (Le avesse prese anche nel pre-sisma…..). La cosa peggiore che noi potessimo pensare, che magari qualcuno abbia addirittura sperato che il terremoto ci fosse per poi venire a far soldi, è al limite con l'inimmaginabile – un po' come dire 'gli asini che volano'.

Pensare che solo un giorno prima dello scandalo DPC-G8-Maddalena (che è un'isola, mentre la ragazza di turno è Francesca) si era costituito un gruppo consiliare al Comune di L'Aquila la cui prima iniziativa sarebbe stata quella di promuovere la pratica per assegnare la cittadinanza onoraria a Bertolaso. Onoraria, cioè dovuta a cause di grande onore, lealtà, asservimento allo Stato ed ai suoi cittadini. Adesso scopriamo che il Dott. Guido era si asservito, ma magari più ad imprenditori e – anche lui – al sesso, che al popolo bisognoso.

In tutta lealtà, avrei preferito di gran lunga che lo fosse divenuto cittadino aquilano, piuttosto che scoprire cosa hanno combinato dietro.
Non vorrei iniziare a questo punto a pormi dubbi, a riflettere, a chiedermi quanto altro c'è dietro, quante magagne compiute magari addirittura prima del terremoto – e qui sarebbe veramente il peggio, pensare che ci si organizzava da prima.

Nella speranzosa attesa che esca fuori una verità 'rassicurante' – e sono disposto a sacrificare l'onore della magistratura tutta pur di sapere che tutto ciò non è vero – ho il bisogno fisiologico di vomitare.