Summer Songs (1) // Two Door Cinema Club: I can talk

Inizio un periodo indefinito di collaborazione col mio amico Tommaso con un’idea semplice e banalissima. Scavare tra i misteri del tormentone estivo, proponendo di volta in volta una canzone che potrebbe scassarci definitivamente le palle per tutta l’estate. Quel genere di brani, insomma, che prima che li conosca il vicino del piano di sotto (quello che ascolta la neomelodica napoletana di sabato alle 8 di mattina, per intenderci) dici che sono fighissimi e consigli a tutti il disco. Quelle canzoni che poi le senti in giro, su un media qualsiasi, e pensi “No, non ci credo, loro famosi, cioè figata”. Quei pezzi che continui a sentirli CINQUE mesi e si rendono insopportabili.
Ma, soprattutto, quelle canzoni che una volta che è passato un annetto dal periodo terribile, ossia quello di massima rotazione radio/tv del brano, tornano a piacerti clamorosamente e magari dici “Beh no, dai, alla fine era proprio un gran pezzone”.

Non so, francamente, se sarà il caso di tutte le canzoni che proporrò in questa mini rassegna. Magari alcune saranno bruttissime ma famosissime ed altre bellissime ma sconosciutissime. Però partiamo così, poi staremo a vedere.

Two Door Cinema Club – I can talk
Mi ricordo ancora, erano tipo gli inizi di Marzo, il giorno in cui Tourist History era uscito nel Regno Unito. Io ed il proprietario di questo blog decidemmo di ascoltarcelo subito, giusto per sentire qualcosa di nuovo, senza neanche leggere un commento a riguardo. Bon. Folgorati. Scrivo subito una recensione marchiata da 5 simpatiche stelline (*****) e non perdo tempo in troppi giri di parole: è il miglior disco pop-rock da Inside in inside out dei The Kooks. Migliore, forse, è troppo soggettivo; e allora diciamo quello più pop, quello che rispetti tutti i meccanismi del disco da canticchiare. I can talk ce la sparano in continuazione a causa della pubblicità di un gelato (non lo scriverei per non far troppa pubblicità, ma scriverlo porta visite da tutti quelli che cercano l’info sulla colonna sonora dello spot, quindi: è il Maxibon), peraltro molto figa dal mio punto di vista. Un pezzo indie-uk-rock come tanti, vero. Ma con quel Uh-Oh-Uh-Uh-Oh iniziale che fa la differenza, e te la fa entrare in testa in 9 secondi. 9/10.

The Casadei identity ovvero dell’universalità dell’alligalli

Ero venuto sul blog per regalare al mondo un’altra riflessione serissima quanto pesante, ma ho dato uno sguardo ai post precedenti: che palle! E allora ho capito che è giunto il momento che vi parli di una cosa bellissima.

Per seguirmi, dovete aver frequentato una qualche festa popolare: dalla festa internazionale della zuppa alla sagra della panonta o della pizza fritta, non importa. Fondamentale è che in quella occasione c’era un’orchestra o simile che dispensava musica da ballare. Ecco, io vorrei parlarvi dell’esercito dei ballerini da sagra.

In realtà ce ne sono vari tipi, ma non vorrei parlarvi di quelli professionisti. Intendo quelli che vanno a scuola la sera, dopo il lavoro o lo studio, in palestre anonime come se si trattasse di scommesse clandestine sulle lotte tra cani. Quelli abituati a trovarsi a ballare in coppia con sconosciuti perchè è troppo imbarazzante portarci amici. Loro sono troppo bravi, si esercitano e riconoscono dall’attacco se si tratta di una polka o di una mazurka. Pensate che io, che in un’orchestra ci ho suonato per un po’ – poco a dire il vero – non ho ancora afferrato la differenza. Dicevo, si lanciano scatenati in passi complicati ed annodati, girando per la pista con una velocità angolare imbarazzante, da dare la nausea o da temere che scappino via in preda ad una forza centrifuga clamorosa.

Volevo parlarvi degli anziani e della fascia di poco over50, la generazione dell’alligalli. Quelli che nei tardi ’60 – primi ’70 ballavano nelle balere sulle musiche di Edoardo Vianello e Peppino di Capri. Li riconosci perchè l’unica cosa che portano con loro è la formazione del ballo alligalli, appunto: meccanico passo avanti incrociato, sguardo perso verso un punto imprecisato della piazza. Si mettono in formazione di testuggine di vago stampo “esercito romano” e geometrici e compatti ballano, qualsiasi ballo, dalla macarena al twist, allo stesso modo. Così:

l primo movimento che ti insegno va da destra a sinistra e torna indietro.
Partiamo andando verso destra.
Sposta la gamba destra verso destra poi porta la sinistra avanti alla destra e incrocia.
Sposta dinuovo la destra e con la sinistra tira un calcetto.
Poggia la sinistra aprendo verso sinistra e incrocia questa volta la destra. Sposta di nuovo la sinistra e calcia con la destra. Torna indietro verso destra e dopo aver scalciato con la gamba sinistra poggiala portandola indietro.

Da qui fai un passo indietro con la destra e poi ritorna sulla sinistra che resta avanti.
Alza il ginocchio destro e poi scendi facendo un passo in avanti.
Spostati alzando il ginocchio e andando in avanti con la sinistra e poi di nuovo con la destra.
Mentre alzi il ginocchio destro fai un piccolo saltello e ruota il piede sinistro per girarti sul fianco sinistro.
Da qui poggia il piede destro aprendolo verso destra e la sequenza si ripete!

Ecco, la alligalli-generation affronta tutti i balli allo stesso modo: un modo imperturbabile quanto stoico di porsi davanti ai problemi della vita. Così come quelli che sciano sempre alla stessa velocità su qualsiasi pendenza, disegnando sempre le stesse curve. O quelli che rompono il cazzo in ogni situazione, imperterriti.

Azzurra libertà.

Ok, magari il titolo riecheggiante ForzaItalia non è il massimo eh. Però ragazzi, fare i corridoi del Poli ridendo per l’esame di fisica2 di caxxo appena fatto – in 5 neanche a 16 punti siamo arrivati – e scherzando su quanto siamo cazzoni e quanto ci stiamo un attimo perdendo non ha prezzo.

Ma quant’è bello sapere che è finita, che domani posso svegliarmi tardi senza rimorsi di coscienza – perchè non è che prima mi svegliassi presto, solo che appunto mi sentivo in colpa per non aver studiato. Sapere che comunque sia andata adesso si è in vacanza, facciamo quello che dobbiamo fare, andiamo dove dobbiamo andare. Si lo so, dovrei affrontare delle decisioni, tipo “che fare da grande”, ovvero un triste deja-vu di un anno fa più o meno. Ma non sono capace a decidere.

Allora sti gran cavoli, ora mi rilasso, poi esco a fare le foto e stasera mi farò portare a qualche parte a festeggiare. Ripeto, sti cavoli.

Poi si penserà a partire, decidere, traslocare, riflettere, discutere, litigare.

Ma ora no, ora mi annichilisco e faccio l’ameba.

Perchè ho finiiiiiiitooooooo!!!

ps. scusate, sto troppo relaxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx!!!