
Ringrazio ufficialmente la rete per avermi dato finalmente lo spunto per scrivere qualcosa in questa calma d’Agosto che mi stava opprimendo.
Oggi per la precisamente me la prendo con i detrattori di Facebook: questi infatti sono solo gli ultimi attori degli anti-tecnologia-di-massa. E mi dispiace che proprio in questi giorni sia apparso come uno di loro Vittorio Zucconi, strastimato direttore e grande persona, a mio avviso: in un paio di giorni infatti ha prima espresso una profondissima riflessione sull’effettive funzionalità di Facebook (d’ora in poi FB) “A che cazzo serve FB?” e oggi invece accusa Zuckerberg di essere reazionario non volendo inserire uno spot pro-legalizzazione della cannabis in California. Se questa è una indubbia censura, tanto più che lo spot era a pagamento, d’altro canto non giustifica la crociata anti FB che da tanto ormai va avanti.
E spesso, anzi, direi quasi sempre, sono gli stessi utenti a parlar male del social network: c’è chi lo fa scherzando, come il sottoscritto, accusando la dipendenza che ormai ha creato, altri che invece lo fanno più ipocritamente, magari utilizzando come mezzo delle loro proteste lo stesso FB.
Io invece, lo scrivo a chiare lettere, sono contento di FB. Lo uso, lo apprezzo, ci lavoro; lo trovo utile, comodo e credo piuttosto che i problemi che possono nascere dall’utilizzo del social sono al 90% degli stessi utenti. Senza giri di parole, se uno è cretino per strada, perchè non deve esser più cretino davanti ad un monitor?
Puoi usare FB per riprendere contatti con la gente, sentire chi non potresti, condividere informazioni, fare informazione (!) e organizzare l’inorganizzabile.
Urlate contro Zuckerberg quando dice che va rivalutato il concetto di privacy: ma non è forse così? O almeno, è così per chi sceglie di aderire a qualsiasi social network. Il succo stesso della partecipazione online a simili “giochi” sta nel condividere cose di noi stessi che magari non avremo mai raccontato agli altri. Come tutti i giochi poi basta starne fuori se non si vuole sottostare alle sue regole. Certo, non mancano gli abusi: ma credete seriamente che il male della rete sia nelle pagine dall’header blu? Ma dai!
