Dove finiscono le mie dita deve in qualche modo cominciare una macchina fotografica

Mi perdonino lorsignori questo brutto adattamento di De Andrè. Ma il tutto è presto spiegato.

Domenica sarò a L’Aquila, di nuovo. Tutti sapete cosa succede a L’Aquila di domenica: si lavora e si fa festa, insieme. Parlo delle carriole, delle callarelle (chissà poi qual’è il loro nome in italiano..), delle chiavi appese alle transenne del centro storico. Bene dicevo sarò a L’Aquila ma lascerò la macchina a Bologna, volutamente. Chi vuol fare il mestiere di fotografo o cameramen o simili, in cui riporti gli avvenimenti, vive questi momenti come un lavoro, è obbligato ad esser lì a documentare, pena implacabili rimpianti e tormenti di non aver raccolto quell’istante. Ho deciso perciò che stavolta il para-fotografo rimarrà su al nord, non romperà le palle.

Sarò domenica a L’Aquila, col caschetto e senza macchina e pretendo di:

  • impolverarmi e tornare a casa con la bocca impastata di sterro.
  • sfilare in corteo e dispormi su due file con i miei amici.
  • sfacchinare con pale, carriole o secchi, poco importa.
  • far finta di sopportare gli organizzatori di questo evento. (smile!)
  • ballare la taranta sulle note della fisarmonica di Diego che secondo me è veramente il migliore a suonare quell’attrezzo infernale.
  • fare a palle di neve se ce ne sarà ancora / in alternativa mettermi a prendere il sole in piazza.
  • parcheggiare al castello o a via dei giardini.
  • farmi un aperitivo a Ju Boss, con i taralli ed un vino da €10, che sia decente e non costi troppo.
  • ripetere il punto precedente, fino ad eventuali giramenti di testa.
  • fare lo scemo.
  • farmi tante chiacchiere, abbracciare la gente per strada, salutare quelli che non vedo da troppo tempo, magari senza recitare la filastrocca “dove stai tu ora??”.
  • andare a dormire da qualche parte nelle vicinanze – e qui è tosta.

Tutto questo, chiaramente, senza fare foto. E anche il post, stavolta è senza foto.

Come si cambia per non morire

Per nove mesi ho più o meno inconsciamente tentato di capire in come ed in cosa mi abbia potuto cambiare il terremoto: la cosa più naturale è che dopo una simile tragedia, i problemi apparenti nella vita di tutti i giorni diventino minimi davanti a tutto ciò che c'è da affrontare. Falso: semmai il contrario. Ti fai forza per vivere senza una casa, senza nulla di tuo, senza più i tuoi amici ma i vecchi e bastardi problemucci di cuore, per esempio, ti continuano a spiazzare e a dar fastidio ancora di più di prima se possibile.

Dicevo, ho cercato di autoanalizzarmi e capire cosa in me era cambiato, senza alcun risultato. Rimanevo sempre lo stesso stupido di prima, bene o male. Poi dopo nove mesi, una lucina in fondo mi ha fatto venire in mente cosa c'è di diverso – credo: è cambiato il mio modo di approcciare alla fotografia.

Non riesco più a sentir mie delle foto che non abbiano una storia, un significato, una vita dietro di sè. Non che non le scatto più – anzi incredibilmente il mio Flickr si è riempito di foto spazzatura – ma non mi danno soddisfazione, gusto. Non le rivedrei più quelle foto, non hanno nulla di me. Non che sia mai stato un fotoreporter dagli scenari di guerra, ma scattare il dolore, che era il mio dolore, immortalare la rabbia e la gioia che scaturiscono dalle fasi successive del dolore, legare ad ogni fotogramma tante vite e tante storie ora mi fanno sembrare tutto il resto, che magari può essere anche esteticamente gradevole, vuoto ed inutile.

La mia crisi fotografica potrebbe essere benissimo anche una crisi più ampia a livello personale, ma è troppo grande per capirla e comunque, senza offesa, non ne parlerei con voi.

Non so cosa fare in questo momento, se intraprendere una via di redenzione e di autopsicoipnosirevelation (eh?) e tornare quello di prima che fotografa anche delle giostrine abbandonate sotto la neve oppure decidere di fotografare solo ciò che mi da un senso, cioè storie e vite.

Sono visivamente imbarazzato.

P.s. Si accettano consigli, anche psichiatrici.

Technologic!

Torno a casa sotto una bufera di neve, a due giorni dalla primavera, e su internet cosa trovo?? Google street view disponibile a L’Aquila!!
OH MIO DIO!!!!

Evento più unico che raro.. Prima cosa, chiaramente, cerco casa mia, come ogni terrone farebbe. :D E ricordo che poco più avanti ci dovrebbe essere uno specchio parabolico, di quelli che si mettono agli incroci ciechi delle strade. Ed infatti è ancora lì.. Non è che magari… – penso – dai non possono essersi perso questo dettaglio..

Ed invece eccola lì! La google car in un autoscatto con tanto di macchinette sul tetto!!!
Preso dalla gioia di aver avuto una visione così intima di Google ingrandisco ingrandisco e… M’hanno fregato. Hanno censurato il volto del conducente.

Pensano proprio a tutto eh!

The photographer was here

Dedicato a tutti i fotografi-aspiranti-tali che si specchiano e si fanno una foto.

E’ un desiderio il nostro, di apparire nei nostri “takes”. Perchè se ci riflettete tutto ciò per cui il fotografo viene ricordato e definito bravo è ciò che è al di là della macchinetta, quindi tutto ciò che non lo comprende. Insomma, dove non è il fotografo, lì c’è la sua arte. Capite allora come questa voglia repressa di presenziare nelle proprie opere d’arte – belle o brutte – si sfocia in infiltrazioni in superfici riflettenti, in scatti rubati in ogni cm quadrato di specchio.

Non va bene apparire nella fotografia. Eh no, perchè dobbiamo essere noi a farla. Mentre apparire nel riflesso ci cattura nello stesso istante della foto. Non sono due momenti separati, non è esterno. Il fotografo è la sua foto, lì in bella mostra rivela i suoi segreti. Mostra le mani che tengono la macchinetta, rivela ogni accorgimento che può adottare, il modo in cui sei vestito e quindi come ti interfacci con la realtà che stai fotografando, anch’essa presente nella foto. Svela a tutti i sentimenti che metti nel premere il grilletto. La foto assume doppia profondità, al di dietro di quel confine inviolabile di ogni reflexaro che il piano focale, come fosse la porta degli inferi.

Così non abbiamo un autoritratto del fotografo ma la perfetta coincidenza di questo con la foto. Il fotografo vive la foto. Senza correre il rischio di essere scontato.

Io (non) c'entro

Ero indeciso su quale delle due mirabolanti notizie riportarvi in questo post: l’indecisione oscillava tra il senatore americano che si vede rifiutata la citazione in giudizio di Dio – poichè non si conosce l’indirizzo per la notifica del tribunale – e tra il volantino/manifesto del PD per la manifestazione del 25.

Volantino PD

Volantino PD

Naturalmente la mia scelta è ricaduta sulla seconda, ma senza alcunchè di politico badate bene, semplicemente perchè l’altra news è apparsa in home su Repubblica.it. Bastardi, mi fregano sempre. Ma buttiamoci quindi sulla campagna pubblicitaria di zio Uolter.

Lo stile è sempre il solito PDniano, con i tre colori italiani – ben poco di rosso c’è rimasto, of course – le indicazioni per la manifestazione, qualche slogan triste qua e là – “Tanti per cambiare”, tristissimo – il nome del leader Veltroni ed una foto.

Una foto di una folla che dovrebbe essere di una manifestazione, di sinistra. Ora, sfido Uolter o qualche suo compagno – ma anche io vado bene – a trovare tra la sua roba una bella foto di una manifestazione gremita di gente. Ed invece la foto la comprano ad un’agenzia pubblicitaria, che la vende come foto di manifestazione sportiva. Già qua si storcono molti nasi ma vabbè, facciamo che il PD è roba nuova e quindi i cortei con bandiere rosse, siano esse di PC, PDS, DS, CGIL o quant’altro non vanno bene.

Ma attenzione, the best is yet to came come direbbero gli anglofoni: armatevi di pazienza e zoomate sulla foto. Noterete degli interessanti colletti bianchi. Su vestiti neri. Direi tuniche nere. Esatto, son proprio dei preti!!! Infatti la foto si scoprirà che è stata scattata in un’adunata clericale in piazza San Pietro, dal Papa!!

Sapevamo che il PD comunque si è allontanato molto da quegli ideali che erano del – sigh – Partito Comunista di una volta, ma arrivare fino a questo punto, non ce l’aspettavamo! O forse si??