Mi perdonino lorsignori questo brutto adattamento di De Andrè. Ma il tutto è presto spiegato.
Domenica sarò a L’Aquila, di nuovo. Tutti sapete cosa succede a L’Aquila di domenica: si lavora e si fa festa, insieme. Parlo delle carriole, delle callarelle (chissà poi qual’è il loro nome in italiano..), delle chiavi appese alle transenne del centro storico. Bene dicevo sarò a L’Aquila ma lascerò la macchina a Bologna, volutamente. Chi vuol fare il mestiere di fotografo o cameramen o simili, in cui riporti gli avvenimenti, vive questi momenti come un lavoro, è obbligato ad esser lì a documentare, pena implacabili rimpianti e tormenti di non aver raccolto quell’istante. Ho deciso perciò che stavolta il para-fotografo rimarrà su al nord, non romperà le palle.
Sarò domenica a L’Aquila, col caschetto e senza macchina e pretendo di:
- impolverarmi e tornare a casa con la bocca impastata di sterro.
- sfilare in corteo e dispormi su due file con i miei amici.
- sfacchinare con pale, carriole o secchi, poco importa.
- far finta di sopportare gli organizzatori di questo evento. (smile!)
- ballare la taranta sulle note della fisarmonica di Diego che secondo me è veramente il migliore a suonare quell’attrezzo infernale.
- fare a palle di neve se ce ne sarà ancora / in alternativa mettermi a prendere il sole in piazza.
- parcheggiare al castello o a via dei giardini.
- farmi un aperitivo a Ju Boss, con i taralli ed un vino da €10, che sia decente e non costi troppo.
- ripetere il punto precedente, fino ad eventuali giramenti di testa.
- fare lo scemo.
- farmi tante chiacchiere, abbracciare la gente per strada, salutare quelli che non vedo da troppo tempo, magari senza recitare la filastrocca “dove stai tu ora??”.
- andare a dormire da qualche parte nelle vicinanze – e qui è tosta.
Tutto questo, chiaramente, senza fare foto. E anche il post, stavolta è senza foto.


