Messaggi subliminali

La sala stampa è famosa per avere delle comodità a disposizione gratuita: parlo di internet e corrente, così come caffè ed acqua. Ma stavolta la cosa è tragica: in quantità molto superiore alla rete ed all’energia elettrica, sono presenti milioni di baci perugina. Tonnellate di baci messi in vari boccioni di vetro sempre riempiti da qualcuno – forse un folletto della cioccolata. Vanno via come popcorn e il peso medio dei giornalisti qui sta lievitando clamorosamente, frenato forse solamente dalle impervie salite di Perugia.

Stanno instillando in noi dipendenza da Bacio perugina. Non so come potremo fare una volta chiuso il festival. Aiuto.

Good Morning Festival

Domenica 25, ore 8.50: Perugia è vuota silenziosa e pulita. Si riposa, come un uomo dopo l’orgasmo, dopo aver sparato la sua cartuccia migliore – Al Gore e Saviano – cercando una boccata d’aria fresca ed un’oretta di relax prima di ricominciare.

Qualche volontario è in giro, l’ufficio stampa a quest’ora della mattina è frequentato da pochi affezionati, i pochi che si sono svegliati dopo la serata, e diciamolo, ha finalmente la dimensione di un ufficio stampa normale. Non come gli altri giorni in cui c’erano più scrittori che lettori. Proporrò di leggerci a vicenda.

Scarichiamo le foto di ieri, consci che forse nessuno le utilizzerà mai, ma ci hanno chiesto di farlo e quindi siamo qui scattanti: la mattina presto è tutta degli operatori. I giornalisti, quelli fighi, a quest’ora dormono.

Di chi fa la notizia.

Inutile scrivere su quello che sta succedendo al #ijf10: decine e decine di giornalisti che scrivono di tutto in tutte le forme, chi meglio chi peggio, chi con interviste video, chi è ancora affezionato alla carta ed alla penna.

Tanto vale parlare di chi parla: in tutte le conferenze a cui hanno partecipato i mostri sacri – o tromboni – del giornalismo, è arrivato inevitabile il momento in cui i “tradizionalisti” parlano con più o meno timore dell’avvento del web, degli strumenti multimediali e più in genere del fantasma del citizen journalism. Ossia, tutti possono farlo, la democatizzazione radicale del mestiere di giornalismo.

E, guardando la sala stampa, è evidente come fanno bene ad essere impauriti i vecchi professionisti del settore: giovani giovani giovani ed ancora giovani che con un portatile ed una connessione – molto precaria c’è da aggiunger – fanno un sano giornalismo senza nulla da invidiare alle grandi testate. In fondo ormai la notizia corre veloce sul web e i ragazzi corrono di click in click su twitter, facebook, wordpress e altre piattaforme assortite che offrono la possibilità di condividere anche contenuti audio e video. Basti pensare che il logo del Festival di quest anno #ijf10 è piuttosto un hastag, ossia una specie di codice utilizzato in Twitter per identificare una discussione e ricercarla facilmente (ad es. #obama oppure #olimpiadi).

Questo è il concetto del web 2.0, se non addirittura 3.0: se la prima fase permetteva l’accesso ad ogni tipo di informazione a tutti gli utenti della rete, il passo in avanti è stata la possibilità data a tutti di essere la fonte stessa della notizia. Non c’è più un confine tra chi usufruisce dei canali di informazione e chi invece l’informazione la fa.

Vi lascio quindi con una domanda che mi hanno posto dei ragazza del Festival che stavano girando un video qui ieri sera. Si al Citizen Journalism, ma vi fareste operare da un Citizen Neurochirurgo?

Ed ora scusate, scappo a seguire un panel e poi torno col live-blogging.

Pagine di informazione di merda

Vi riporto la lettera che ho scritto al direttore de ilcapoluogo.it in merito a questo articolo sulla protesta degli studenti contro il Min. Tremonti del 10/12. E’ una pura opinione personale, slegata da qualcunque appartenenza a aree politiche, sindacali etc..

Gentilissimo Direttore,
leggo più che quotidianamente il vostro sito ilcapoluogo.it e l’ho ritenuto, fino ad ora, quantomeno una buona fonte di informazioni sui fatti che accadono nell’aquilano.
Vorrei però purtroppo portarla a conoscenza di quanto sia schifato – e mi scusi il tono forte, ma è adeguato al pezzo – dall’articolo apparso un paio di ore fa sull’intervento per la campagna elettorale del Ministro G. Tremonti (http://www.ilcapoluogo.com/content.php?article.11728): per il tono con cui vengono trattate le voci di chi non era d’accordo. Per la superficialità e il tono da presuntuosa presa in giro con cui si parla degli studenti. Per la parzialità del pezzo, non tanto a favore dell’onorevole Ministro quanto piuttosto contro i ragazzi, tra i quali, per essere chiaro, ero anche io.

Perchè non mi aspettavo che sul un sito di informazione una ragazza che all’entrata di Tremonti grida buffone sia una “esagitata che lo ha accolto ad insulti gridati”. Ignoriamo quindi tutti gli insulti che sono volati contro di lei, ben più “gridati” di un buffone. Che è stata portata via di forza e che è stata ridotta in lacrime dietro le quinte della conferenza. E non è un’esagerazione.

Perchè degli studenti potete dire che sono pochi, che le loro motivazioni possono essere sbagliate o faziose, mostrando i punti del documento che hanno provato a diffondere nonostante le minacce delle forze dell’ordine e che sono di parte. Ma non potete mai permettervi di prenderli in giro come fate nella chiusa del vostro articolo. “Uno di loro si è lamentato in un’intervista tv: “Ci hanno rilegati in una stradina laterale…”. Voleva dire “relegati”, ma pensava ai libri, che forse in tanti dovrebbero studiare con maggiore attenzione… Questa è la serietà con cui affrontate il vostro lavoro giornalistico? Con questa saccenza pensate di rivolgervi verso chi la pensa diversamente? Fin quando l’Onda faceva notizia era comodo sbattere come primo articolo le loro proteste, strumentalizzarle per essere letti di più come nel caso della litigata con il Sindaco e ascoltare la loro voce. Ora che i toni si sono stemperati – solo apparentemente mi permetto di aggiungere – i ragazzi tornano gli ignoranti che sono sempre stati, quello che se passassero un’oretta in più sui libri gli farebbe bene, non sanno neanche la grammatica.

In tutto questo, come le regole del buono giornalismo impongono (…!)  nessuno si è curato di dire per quale motivo questi studenti sono scesi in piazza, cosa avevano da dire. Nessuno ha trovato tempo per leggere poche righe di documento e riportarle, anche testualmente nell’articolo.

Vi ho scritto non perchè voglia essere pubblicato o innescare qualche sterile polemica ma perchè penso che il vostro poteva essere un buon servizio. Oggi avete scritto, per quanto modestamente mi riguarda, una pessima pagina della vostra e-storia.

Ogni tipo di risposta e proposta di discussione sarebbe ben gradita.